Category Archives: Tecnica

STRUTTURA, SCALA ARCHITETTURA

Se si costruisce una macchina grande mantenendo tra le singole parti il rapporto che hanno in una macchina più piccola e se questa resiste allo sforzo cui è sottoposta, non vedo perché non possa resistere anche la macchina grande ». Questa affermazione di Sagredo fu contestata da Galileo che dimostrò come ogni aumento di dimensione sia...
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Gli splendidi relitti dell’era della macchina

Ormai questo gigante futuribile, che ha esaltato e commosso i nostri nonni ed i nostri padri, è oggi — in tempi di diaspora urbana —, malgrado Marina City e il John Hancock Center, solo uno splendido relitto da confinare nella galleria degli archetipi dell'età delle macchine, propria come accade per il protagonista di una "saison"...
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Coperture degli edifici

La copertura tradizionale degli edifici viene realizzata con elementi di laterizio, leggeri e di forma molto maneggevole, che sono montati lungo le falde inclinate del tetto in filari sovrapposti a senso d'acqua per chiudere ogni discontinuità del manto e assicurare la tenuta contro la pioggia, la gradine e la neve. Pur con diversa tipologia, la...
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Spazi ottimizzati grazie alle porte scorrevoli

Residence Maria, una nuova costruzione a uso abitativo a Padova, ha scelto le soluzioni Eclisse per dare ancora più personalità alle sue soluzioni architettoniche. Ogni alloggio è distribuito su due piani, secondo un progetto che ottimizza la collocazione dei locali e dei disimpegni grazie all'utilizzo di sole porte scorrevoli a scomparsa. I controtelai allestiti sono...
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Finiture con proprietà isolanti: una malta da intonaco in sughero e argilla

Preparazione: sulla superficie da intonacare di punti e fasce di riferimento per ottenere gli spessori richiesti dal progetto. Bagno abbondante del supporto. Operazione fondamentale nel periodo estivo. In presenza di alte temperature è previsto il bagno dell'intonaco nei 2/3 giorni successivi all'applicazione. Applicazione di una prima mano di Diathonite Evolution con spessore non superiore a 1/1,5 cm...
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Il rapporto tra terreno e fondazioni

    Ogni edificio può essere considerato come un organismo, una struttura, vale a dire un complesso di rapporti fra le varie parti che lo compongono, fra loro, all’interno dell’edificio stesso, e con l’ambiente in cui questo si inserisce.

    Lavori di adeguamento alle norme di sicurezza dell’Istituto Tecnico “P. Scarcerle” di Padova

      Lavori di adeguamento alle norme di sicurezza di cui al D.Lvo 626/94 dell’Istituto Tecnico “P. Scarcerle”, situato a Padova.

      I lavori riguardano l’intero complesso scolastico e l’area di pertinenza e concernono principalmente la messa a norma di tutti gli impianti, la modifica delle vie di fuga in caso di sinistro, la compartimentazione dei locali ove vengono usati o custoditi materiali pericolosi.

      Evidenziando con maggiore precisione i lavori più rilevanti sono:
      • la realizzazione di una nuova scala esterna sul fronte ovest del corpo aule fra il primo e secondo piano, realizzata in ferro zincato;
      • la realizzazione di una vasca interrata d’accumulo d’acqua, per garantire ai VV.FF. in caso di necessità la disponibilità e la pressione necessaria, con relativo vano tecnico fuori terra, per l’alloggiamento di motopompe, collettori di distribuzione e quadro elettrico;

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      • la modifica del cancello carraio, che avrà un’apertura a scorrere nella sua totalità, eliminando la parte centrale oggi fissa, per portare gli spazi di manovra entro i limiti dei nuovi regolamenti dei VV.FF. e quindi agevolare l’ingresso di automezzi di maggiori dimensioni, in caso di necessità;
      • la modifica dell’impianto elettrico, dell’impianto antincendio, dell’impianto di rivelamento fumo, dell’impianto di diffusione sonora;
      • sostituzione dei pavimenti, attualmente non a norma, nelle vie di fuga dell’intero complesso.

      La vecchia aerostazione. Ipotesi di riuso

      La proposta. Comunicare. Suggestionare. Ipnotizzare. Ipotizzare. Creare. La proposta parte dall'analisi di un'opportunità. Perché " là dove tutto ebbe inizio... è là dove tutto finirà ": la vecchia aerostazione deve divenire simbolicamente il fil rouge che coniuga fisicamente il passato con il futuro. In considerazione della presentazione al pubblico di SAVE, si è pensato che potesse essere funzionale...
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      Blocchi vibrocompressi

        Una faccia diversa per ogni occasione

        I componenti di conglomerato vibrocompresso sono in piena espansione nel settore edile. A favorirne la sempre più intensa applicazione nelle realizzazioni di architettura contemporanea sono due punti forti: efficienza in esercizio e ingegnosità delle possibili applicazioni.

        Nati con l’obiettivo di mettere a disposi­zione del mercato un “mattone” econo­mico che portasse in sé le caratteristiche del calcestruzzo integrate ai vantaggi della produzione industriale, i blocchi vibrocompressi hanno ora un ruolo di primo piano nella caratterizzazione di molta parte del pae­saggio di nuova edificazione.

        Una diffusione incrementata dal crescente affinamento esteti­co di cui il prodotto è stato oggetto negli anni più recenti, proponendosi in molteplici forma­ti abbinabili ad altrettante finiture, materiche e cromatiche.

        Gli apprezzabili vantaggi offerti a ogni livello del processo di costruzione del manufatto edilizio, dalla progettazione alla messa in esercizio, alla manutenzione, com­portano tuttavia un rischio: quello di unifor­mare l’ambiente edificato dando luogo a una presenza generalizzata del vibrocompresso.

        Infatti, il materiale, pur nelle tante varianti in cui è proposto, non è ancora in grado di qualificarsi come fortemente differenziato e dunque il costruito cui dà vita tende ancora a comuni­care un effetto di omologazione. Sarà senz’al­tro il superamento di questo limite uno degli obiettivi che le case produttrici andranno a perseguire nel prossimo futuro, con l’aiuto della straordinaria creatività del mondo della progettazione architettonica.

         

        Versatili e resistenti.

        I blocchi di calcestruzzo precompresso han­no trovato le loro prime applicazioni nel cam­po dei manufatti industriali, in sostituzione del laterizio, grazie soprattutto ai minori co­sti e alla maggiore resa esecutiva, per la rea­lizzazione di murature portanti, di partizioni interne e pavimentazioni.

        L’esordio della lo­ro diffusione è individuabile intorno ai primi decenni del Novecento, in concomitanza con quella del calcestruzzo, nel tentativo di ori­ginare un’alternativa poco costosa ai matto­ni pieni in laterizio. Erano prodotti attraver­so mono-stampaggio con forme di legno o ferro: oggi, eseguiti su larga scala per mezzo di grandi blocchiere, entro le quali vengono sottoposti al trattamento di vibrocompressione, gli elementi in calcestruzzo sono ampia­mente impiegati nella realizzazione di manu­fatti edili che rispondono alle più diverse esigenze funzionali.

        La tecnologia con la quale vengono prodotti è basata sul principio della densificazione, ottenuta combinando le due azioni di vibrazione e compressione, di una miscela di cemento magro: il fine è ottenere un elemento da costruzione di forma regola­re che offra alte prestazioni, omogenee in ogni punto del blocco.

        Il modulo così realiz­zato offre requisiti fisico-meccanici costanti, garantendo la diffusione di tali elevate carat­teristiche a tutto l’elemento edilizio che con­tribuiscono a costruire. Questa tecnologia consente la creazione di blocchi ad hoc, of­frendo la possibilità di modificare il mix de­sign (proporzioni, rapporto acqua/cemento) del calcestruzzo impiegato nel sistema di produzione.

         

        Alleggerito è bello

        L’esigenza di alleggerire i manufatti cementi­zi matura nel secondo dopoguerra e interes­sa anche la produzione dei blocchi creando fin da allora elementi dotati di maggiori pre­stazioni, dovute all’impiego di aggregati leg­geri nella composizione della malta di base.

        I blocchi vengono classificati in base alle ca­ratteristiche e al tipo di aggregato utilizzato. I gruppi di blocchi alleggeriti sono due: quel­li in cui la riduzione di peso deriva dalla pre­senza di prodotti minerali, e quelli in cui so­no presenti prodotti sintetici.

        Al primo grup­po appartengono i diffusissimi elementi con argilla espansa, addizionata in granuli al calcestruzzo; la granulometria dell’argilla (com­patibile con le dimensioni dei setti del bloc­co) e la sua fisiologia (guscio esterno duro, struttura interna cellulare clinkerizzata) fan­no di questo materiale il partner ideale del calcestruzzo per il favorevole rapporto resi­stenza/peso che deriva dall’abbinamento.

        Le tipologie di blocchi alleggeriti oggi diffuse so­no diverse. Tra i blocchi a cassero per fonda­zioni, i più utilizzati hanno dimensioni variabili fra 25x20x50 cm e 30x20x50 cm, sono posati a secco fino all’altezza determinata dal progetto.

        Cavi internamente, sono riempiti dall’alto con un getto di calcestruzzo che de­finisce la capacità portante dell’elemento. I blocchi per muratura possono essere finiti a intonaco, non denunciati all’esterno da alcu­na particolarità, oppure rivestiti con blocchi vibrocompressi facciavista, dimensionalmen­te impostati sul modulo di 50 -60 cmcon varie forme.

        Si distinguono in elementi pie­ni, destinati alla realizzazione di barriere al rumore, al fuoco e per la costruzione di mu­rature portanti di edifici multipiano, elemen­ti multicamera, per partizioni interne, legge­ri e con particolari proprietà isolanti, elemen­ti per costruzioni antisismiche, con forature limitate e buone caratteristiche di resistenza.

        I blocchi facciavista sono contraddistinti dal­la faccia esterna dotata di diverse texture e fi­niture superficiali e cromatiche. Tre i tipi di trattamento della superficie: quella tradizio­nale appena lisciata, che mantiene a vista la composizione originaria del blocco; quella le­vigata che ne costituisce l’ulteriore affina­mento tramite politura; quella slittata a imi­tazione della pietra da spacco.

        Dal punto di vista formale, la ricerca delle aziende oggi punta soprattutto sulla proposta di gamme cromatiche sempre più accattivanti e di gra­fie geometriche che incrementano la versa­tilità dei blocchi anche sul piano architetto­nico. I blocchi a incastro hanno pareti ester­ne laterali di accostamento munite di inca­stro, che eliminano la necessità di interposi­zione di malta; questo permette di ottimizza­re le prestazioni del blocco, soprattutto quel­le di isolamento termico (eliminazione dei ponti termici).

        I blocchi alleggeriti con mate­riali sintetici sono generalmente di grandi di­mensioni e sono composti di calcestruzzo ad­dizionato con perle di polistirene. La loro fab­bricazione richiede notevoli cautele, data la difficoltà di omogeneizzazione causata dalla tendenza al galleggiamento del polistirene.

        Dal punto di vista prestazionale l’accoppia­mento di blocchi da intonaco e blocchi facciavista varia il comportamento dell’elemen­to murario composto: per questa ragione al­cuni produttori hanno creato veri e propri si­stemi costruttivi integrati atti a rispondere al maggior numero possibile di esigenze.

         

        Semplicità e prestazioni.

        Il requisito prestazionale che più di tutti ha de­terminato il successo di questi prodotti edili, è l’eccellente resistenza a compressione che li rende atti alla realizzazione sia di murature portanti, sia di tamponamento, oltre che di par­tizione.

        Ciò origina un ampio ventaglio di ap­plicazioni, che vede incrementata la propria estensione dalla disponibilità – più recente ma ormai consolidata – di blocchi caratterizzati da finiture superficiali di buon livello estetico.

        Mentre inizialmente i blocchi in calcestruzzo vibrocompresso erano disponibili soltanto nel­la versione da intonaco, spesso impiegati al grezzo per opere prive di valenze estetiche, da alcuni anni sono presenti sul mercato i facciavista, dai connotati estetici più ricercati.

        I re­quisiti illustrati, sommati all’elevata durabilità e all’assenza di necessità di manutenzione, hanno introdotto l’impiego di questi compo­nenti anche nel settore delle pavimentazioni, sotto forma di elementi autobloccanti.

         

        Efficaci nell’isolamento termico.

        Ma non è tutto. Fra i punti di forza dei bloc­chi di calcestruzzo vibrocompresso è, da evidenziare la loro validità sul piano della coi­bentazione termica e acustica dell’edificio.

        Nel corso della propria evoluzione il materia­le ha subito un’importantissima trasforma­zione: l’inserimento di parti minerali o sinte­tiche nel mix design della malta di base, una presenza che non contribuisce quindi sola­mente all’alleggerimento del blocco.

        Il rispar­mio energetico rappresenta un costume or­mai consolidato nella cultura del costruire, per realizzare edifici che richiedano minori risorse energetiche possibili per raggiungere il benessere ambientale, nelle stagioni fred­de così come in quelle calde.

        L’obiettivo si raggiunge anche grazie al contributo dei materiali da costruzione impiegati nella realiz­zazione delle murature, che devono conser­vare un rapporto ottimale fra la propria tem­peratura e quella dell’ambiente circostante.

        Una parete fredda, com’è noto, genera flus­si convettivi di aria all’interno degli ambien­ti che vanno a danneggiare l’equilibrio termi­co dell’edificio. I blocchi in calcestruzzo vi­brocompresso contribuiscono a evitare que­sto tipo di rischio, creando sistemi atti alla realizzazione di murature rispondenti ai re­quisiti richiesti dalla Legge 10/91.

        Ancoraggi edilizi

          Gli ancoranti per carichi pesanti, realizzati tramite dispositivi di fissaggio a espansione oppure mediante sistemi chimici, che permettono di intervenire su qualunque materiale di supporto.

          Le tecniche moderne per la costruzione edi­lizia richiedono sempre più elementi e accessori di completamento rapidi da installa­re e sicuri nelle prestazioni anche dopo un lun­go periodo dalla messa in opera.

          Con questo principio sono progettati e costruiti molti dispositivi per le opere complementari, tra cui i piccoli organi di collegamento deno­minati ancoranti che sono in grado, in base al­la tipologia e alla dimensione, di bloccare e so­stenere manufatti anche molto pesanti e di sop­portare sollecitazioni elevate, anche di tipo ci­clico, nelle diverse direzioni di applicazione. “Ritte le tipologie di ancoranti permettono lo smontaggio veloce dei elementi installati e offrono una gamma completa per tutti gli im­pieghi quando occorre conoscere con buona approssimazione in che misura il fissaggio può sopportare i pesi applicati nei confronti del ma­teriale di supporto.

          In base alle caratteristiche tecniche specifiche, gli ancoranti per fissaggi pesanti possono essere utilizzati solo su sup­porti di calcestruzzo oppure consentono di in­tervenire anche su murature discontinue di la­terizi pieni, semipieni o forati, su pareti in pie­tra a varia compattezza oppure su blocchi in conglomerato cementizio.

          L’uso dei tasselli a espansione di tipo metal­lico e dedicato ai fissaggi pesanti e struttura­li, consente di eseguire lavori che richiedono solo la foratura del supporto senza ulteriori ripristini e permette di impiegare immediata­mente il fissaggio su qualunque versione di struttura portante, senza dover attendere pri­ma di applicare il manufatto da installare con­tro la superficie.

          Anche se realizzati in mol­teplici modelli per la posa su murature sane e fessurate, i tasselli metallici a espansione per fissaggi pesanti non sono sempre adatti a essere applicati su materiali di supporto con setti interni, come avviene nei laterizi forati, in quanto con tutte le varianti di fissaggio la superficie di collegamento tra il dispositivo e il foro di installazione deve risulta ampia possibile per poter distribuire in maniera ottimale le sollecitazioni statiche e dinamiche di esercizio.

          Alla gamma dei dispositivi per il fissaggio di carichi rilevanti appartiene anche la categoria degli ancoranti chimici formulati con resine bicomponenti,  che hanno il vantaggio di non provocare nel supporto alcuna tensione e sono adatti anche su supporti non particolarmente resistenti fessurati e per murature in mattoni forati o blocchi vibrocompressi.

          In ogni caso l’ancorante chimico non è caricabile immediatamente, ma solo dopo alcune ore quando è avvenuto il completo indurimento della pasta chimica utilizzata, che si solidifica in tempi dipendenti dalla temperatura dell’ al momento della messa in opera.

           

          A espansione forzata

          Negli ancoranti metallici a espansione, l’allargamento del corpo del tassello avviene quando la vite o la barra filettata interna sono avvitate tate a fondo.

          Nelle versioni a espansione forzata l’aumento del diametro esterno del tassello provoca un forte attrito contro la parete del foro e determina il funzionamento dell’organo di connessione. In tutte le varianti, la forza di espansione è funzione della coppia di serraggio che viene esercitata sulla vite durante la rotazione mediante una chiave dinamometrica.

          Questo attrezzo di determinare quando viene raggiunto il valore massimo di coppia indicato dal produttore e in grado di garantire il miglior  funzionamento per i carichi ammissibili secondo la tipologia di ancorante.

          Per le versioni destinate a impieghi gravosi, le parti che si espandono e premono contro le superfici di ancoraggio sono esclusivamente metalliche, di acciaio zincato o di acciaio inox secondo il grado di protezione alla corrosione richiesto dall’ambiente di esposizione del manufatto.

          I componenti in plastica presenti corpo del tassello hanno la funzione di proteggere l’ancorante dall’ingresso di polvere che non deve provocare il grippaggio della vite prima del completamento della connessione.

          Gli ancoranti sono dotati sempre di componenti antirotazione che impediscono al dispositivo muoversi quando il sistema di espansione inizia a fare attrito contro la parete del foro. Gli ancoranti di tipo passante, con corpo dello stesso diametro del foro sul componente da fissare, escono dal piano di supporto e rendono molto più veloci le applicazioni in linea dei profilati.

          L’elemento da fissare viene mantenuto fermo nel punto di impiego e utilizzato come una guida preforata per effet­tuare tutti i fori sul supporto. Senza toglierlo, è possibile inserire tutti i tasselli attraverso il componente stesso e, per il bloccaggio finale, basta avvitare a fondo gli ancoranti in modo da ottenere la coppia di serraggio più indicata.

          I tasselli di tipo non passante van­no installati a filo della parete o del supporto e sono caratterizzati da un diametro di follatura più ampio rispetto a quello del foro da praticare sul componente da installare. La vi­te è munita di rondella e viene scelta con testa sagomata nelle diverse versioni disponi­bili.

          Per finire il montaggio, la vite passa at­traverso il foro del componente e si avvita al filetto interno dell’ancorante. Molte varianti sono in grado di sopportare carichi ciclici, non periodici oppure derivati da impatti intensi di breve durata e si prestano per tutte le applicazioni in zona sismica.

          Per l’impiego su calcestruzzo, sono disponibili ancoran­ti in grado di compensare con un recupero dell’espansione l’allargamento del foro quan­do l’ancoraggio è situato nelle zone tese del manufatto cementizio che sovente sono fes­surate e soggette all’ampliamento delle di­scontinuità nel tempo.

           

          A espansione geometrica

          Per le zone compresse e per i punti soggetti a trazione e a rischio di fessurazione su manu­fatti in calcestruzzo, vengono utilizzati tassel­li metallici a espansione geometrica che ope­rano senza forzamento contro la parete del fo­ro.

          Gli ancoranti non creano tensioni nell’al­loggiamento, in quanto sono dotati di un di­spositivo che provoca un aumento del diame­tro nella porzione più profonda del tassello.

          Queste varianti sono adatte per materiali a tes­situra compatta e richiedono una punta di per­forazione specifica, che intaglia una cavità a forma di tronco di cono nel punto terminale del foro, dove avviene l’aumento del diametro dell’ancorante quando si agisce sull’organo di serraggio.

          Altri ancoranti sono studiati per l’in­serimento in fori eseguiti con punte standard e solo al momento dell’infissione del tassello con lo specifico utensile di posa, per rotazione e percussione combinate, il dispositivo si espande all’estremità interna così da creare da solo una sede di forma tronco conica.

          Grazie all’accoppiamento di forma, queste versioni possiedono una notevole resistenza allo sfila­mento e agli sforzi di trazione anche se posi­zionati su una fessura che si sta aprendo.

          L’as­senza di tensioni indotte nel supporto, né con­sente l’impiego con distanze dai bordi e con interassi tra tasselli particolarmente ridotti. Per la presenza del sottosquadro, la resistenza del tassello a espansione geometrica si estende ai carichi dinamici e alle applicazioni in presen­za di vibrazioni o in zona sismica.

           

           

          Chimici a iniezione

          I sistemi chimici sono impiegati su materiali di base compatti e omogenei oppure su murature cave e a setti e dopo l’indurimento resistono per­fettamente ai carichi statici applicati, nei valori consigliati in funzione del diametro e della na­tura dell’ancorante.

          I sistemi chimici che ven­gono applicati a iniezione utilizzano resine di varia formulazione che al momento dell’impie­go sono miscelate automaticamente con un’i­donea proporzione di composto indurente per ottenere la polimerizzazione della resina stes­sa. La formulazione senza stirene consente di lavorare anche in locali chiusi e non arieggiag­li, senza pericolo per la salute degli operatori.

          L’indurimento dell’ancorante avviene nell’arco di poche ore, secondo la temperatura ambien­te, senza creare tensioni nel supporto e in as­senza completa di ritiri, così da garantire la te­nuta del fissaggio anche grazie alla forma che rimane perfettamente identica alla sagoma del foro di iniezione. In base alle versioni è possi­bile iniettare il preparato solo su supporti com­pletamente asciutti oppure in presenza di mu­rature umide, o con acqua nel foro.

          Per diverse tipologie la resistenza alle condizioni estreme di esercizio si estende alla capacità di mantene­re inalterate nel tempo le caratteristiche mecca­niche dell’ancoraggio anche in presenza di ac­qua dolce, marina o salmastra e di svariate so­stanze chimiche aggressive acide o basiche. Gli ancoranti a iniezione sono disponibili in cartucce coassiali o a due contenitori, da ma­novrare con le apposite pistole di erogazione a estrusione dedicate al sistema.

          La resina, con componenti predosati, viene immessa nei fori a partire dalla parte più profonda e immedia­tamente dopo devono essere inseriti la barra filettata o un altro tipo di organo di fissaggio, agendo sullo stelo con una leggera rotazione in modo ottenere un completo aggancio tra la filettatura della barra e il composto e tra que­sto e la parete del foro.

          Su murature forate il procedimento richiede di inserire prima della resina un tassello o una bussola a rete o a cal­za per trattenere la pasta chimica e favorire la distribuzione della resina tra i setti del mattone quando viene inseritala barra. Lamancan­za di tensioni indotte nel supporto permette di inserire gli ancoraggi vicino agli spigoli del ma­nufatto e di intervenire con una distanza ridot­ta tra un punto di fissaggio e quello immedia­tamente limitrofo.

           

          Chimici in fiala

          Da impiegare esclusivamente su strutture  compatte in calcestruzzo o in pietra dura, gli ancoranti chimici in fiale sono disponibili in contenitori di vetro oppure di robusto materiale plastico flessibile che si adatta anche a fori non perfettamente regolari.

          Nell’involucro sono presenti la resina, la fiala dell’induritore e le eventuali cariche inerti. Dopo aver inserito l’ancorante nel foro, è sufficiente far penetrare la barra di ancoraggio nella cavità per frammentare l’involucro e miscelare i due componenti intimamente così da creare una adesione perfetta estesa alle più minute discontinuità del foro praticato sul supporto.

          I sistemi a fiala sono idonei all’impiego con barre filettate di vario tipo oppure permetto­no il fissaggio dei ferri di armatura a aderenza migliorata utilizzati nelle riprese di getto. Per aumentare la resistenza a trazione, è possibile raddoppiare la profondità del foro e inserire due fiale per ottenere un’adesione mag­giorata tra la barra e il supporto.

          Gli ancoranti in fiale sono adatti anche per am­bienti umidi e per materiali con presenza d’ac­qua, richiedono una minima attrezzatura per la posa in opera e permettono di realizzare fis­saggi molto pesanti, con interassi e distanze dei bordi particolarmente ridotti. Le fiale vengono inserite nel foro con una direzione determina­ta, in modo che la successiva introduzione del­la barra rompa anche la fiala interna dell’induritore e misceli in maniera omogenea i due com­ponenti.

          Le usuali barre filettate richiedono la messa in opera per rotopercussione utilizzan­do un accessorio speciale, da collegare al man­drino del trapano, mentre altri tipi non richie­dono una direzione particolare di inserimento nel foro e la barra può essere applicata a martellate, per rompere l’involucro del sistema di fissaggio e riempire interamente lo spazio tra il componente metallico e il foro.

           

          Gli accessori

          Gli ancoranti per il fissaggio di carichi pesanti sono disponibili con più accessori per il bloccag­gio dei componenti da collegare al supporto. Le versioni più usuali tra i sistemi a espansione montano una vite a testa esagonale con rondel­la sottostante oppure una barra filettata lungo la quale viene avvitato un dado sempre munito di rondella.

          Sul medesimo tipo di tassello è in ge­nere possibile montare steli filettati che termina­no con occhioli stampati o chiusi per saldatura, ganci con punta a ricciolo oppure golfari che so­no particolarmente impiegati per il fissaggio dei ponteggi alle facciate edilizie. In molti casi, oltre alla versione standard, sono disponibili ancoran­ti con corpo allungato per eseguire fissaggi di­stanziati oppure elementi con vite a testa svasa­ta e a esagono incassato per connessioni che de­vono rimanere a filo del componente installato.

          Buona parte delle tipologie viene prodotta sia in acciaio zincato che in acciaio inox in più varian­ti di materiale per assicurare la resistenza alla corrosione in ogni ambiente. Gli ancoranti chimici dispongono di molteplici accessori per affrontare qualunque materiale di base e ogni situazione di fissaggio.

          Per le ope­re su mattoni forati sono disponibili tasselli a calza o a rete, anche nella lunghezza di un me­tro, per ottenere una perfetta distribuzione del­la resina nel foro e per la sua connessione con più setti del componente edilizio per ottenere una maggiore distribuzione degli sforzi.

          Gli ancoraggi metallici sono realizzati a bussola, con foro interno filettato e superficie esterna ruvi­da e aggrappante, oppure a barra filettata in ac­ciaio già provvista di dado e rondella per il col­legamento a profilati e con estremità interna ta­gliata a 45 o a 90 gradi. Le barre possono ter­minare a gancio, a occhiolo o a cancano dalla parte esterna destinata a sostenere il manufat­to.

          La gamma dei diametri disponibili è estre­mamente ampia per risolvere tutte le esigenze di fissaggio e tutte le parti metalliche sono rea­lizzate con trattamento galvanico anticorrosio­ne o in acciaio inossidabile.