Blocchi vibrocompressi

    Una faccia diversa per ogni occasione

    I componenti di conglomerato vibrocompresso sono in piena espansione nel settore edile. A favorirne la sempre più intensa applicazione nelle realizzazioni di architettura contemporanea sono due punti forti: efficienza in esercizio e ingegnosità delle possibili applicazioni.

    Nati con l’obiettivo di mettere a disposi­zione del mercato un “mattone” econo­mico che portasse in sé le caratteristiche del calcestruzzo integrate ai vantaggi della produzione industriale, i blocchi vibrocompressi hanno ora un ruolo di primo piano nella caratterizzazione di molta parte del pae­saggio di nuova edificazione.

    Una diffusione incrementata dal crescente affinamento esteti­co di cui il prodotto è stato oggetto negli anni più recenti, proponendosi in molteplici forma­ti abbinabili ad altrettante finiture, materiche e cromatiche.

    Gli apprezzabili vantaggi offerti a ogni livello del processo di costruzione del manufatto edilizio, dalla progettazione alla messa in esercizio, alla manutenzione, com­portano tuttavia un rischio: quello di unifor­mare l’ambiente edificato dando luogo a una presenza generalizzata del vibrocompresso.

    Infatti, il materiale, pur nelle tante varianti in cui è proposto, non è ancora in grado di qualificarsi come fortemente differenziato e dunque il costruito cui dà vita tende ancora a comuni­care un effetto di omologazione. Sarà senz’al­tro il superamento di questo limite uno degli obiettivi che le case produttrici andranno a perseguire nel prossimo futuro, con l’aiuto della straordinaria creatività del mondo della progettazione architettonica.

     

    Versatili e resistenti.

    I blocchi di calcestruzzo precompresso han­no trovato le loro prime applicazioni nel cam­po dei manufatti industriali, in sostituzione del laterizio, grazie soprattutto ai minori co­sti e alla maggiore resa esecutiva, per la rea­lizzazione di murature portanti, di partizioni interne e pavimentazioni.

    L’esordio della lo­ro diffusione è individuabile intorno ai primi decenni del Novecento, in concomitanza con quella del calcestruzzo, nel tentativo di ori­ginare un’alternativa poco costosa ai matto­ni pieni in laterizio. Erano prodotti attraver­so mono-stampaggio con forme di legno o ferro: oggi, eseguiti su larga scala per mezzo di grandi blocchiere, entro le quali vengono sottoposti al trattamento di vibrocompressione, gli elementi in calcestruzzo sono ampia­mente impiegati nella realizzazione di manu­fatti edili che rispondono alle più diverse esigenze funzionali.

    La tecnologia con la quale vengono prodotti è basata sul principio della densificazione, ottenuta combinando le due azioni di vibrazione e compressione, di una miscela di cemento magro: il fine è ottenere un elemento da costruzione di forma regola­re che offra alte prestazioni, omogenee in ogni punto del blocco.

    Il modulo così realiz­zato offre requisiti fisico-meccanici costanti, garantendo la diffusione di tali elevate carat­teristiche a tutto l’elemento edilizio che con­tribuiscono a costruire. Questa tecnologia consente la creazione di blocchi ad hoc, of­frendo la possibilità di modificare il mix de­sign (proporzioni, rapporto acqua/cemento) del calcestruzzo impiegato nel sistema di produzione.

     

    Alleggerito è bello

    L’esigenza di alleggerire i manufatti cementi­zi matura nel secondo dopoguerra e interes­sa anche la produzione dei blocchi creando fin da allora elementi dotati di maggiori pre­stazioni, dovute all’impiego di aggregati leg­geri nella composizione della malta di base.

    I blocchi vengono classificati in base alle ca­ratteristiche e al tipo di aggregato utilizzato. I gruppi di blocchi alleggeriti sono due: quel­li in cui la riduzione di peso deriva dalla pre­senza di prodotti minerali, e quelli in cui so­no presenti prodotti sintetici.

    Al primo grup­po appartengono i diffusissimi elementi con argilla espansa, addizionata in granuli al calcestruzzo; la granulometria dell’argilla (com­patibile con le dimensioni dei setti del bloc­co) e la sua fisiologia (guscio esterno duro, struttura interna cellulare clinkerizzata) fan­no di questo materiale il partner ideale del calcestruzzo per il favorevole rapporto resi­stenza/peso che deriva dall’abbinamento.

    Le tipologie di blocchi alleggeriti oggi diffuse so­no diverse. Tra i blocchi a cassero per fonda­zioni, i più utilizzati hanno dimensioni variabili fra 25x20x50 cm e 30x20x50 cm, sono posati a secco fino all’altezza determinata dal progetto.

    Cavi internamente, sono riempiti dall’alto con un getto di calcestruzzo che de­finisce la capacità portante dell’elemento. I blocchi per muratura possono essere finiti a intonaco, non denunciati all’esterno da alcu­na particolarità, oppure rivestiti con blocchi vibrocompressi facciavista, dimensionalmen­te impostati sul modulo di 50 -60 cmcon varie forme.

    Si distinguono in elementi pie­ni, destinati alla realizzazione di barriere al rumore, al fuoco e per la costruzione di mu­rature portanti di edifici multipiano, elemen­ti multicamera, per partizioni interne, legge­ri e con particolari proprietà isolanti, elemen­ti per costruzioni antisismiche, con forature limitate e buone caratteristiche di resistenza.

    I blocchi facciavista sono contraddistinti dal­la faccia esterna dotata di diverse texture e fi­niture superficiali e cromatiche. Tre i tipi di trattamento della superficie: quella tradizio­nale appena lisciata, che mantiene a vista la composizione originaria del blocco; quella le­vigata che ne costituisce l’ulteriore affina­mento tramite politura; quella slittata a imi­tazione della pietra da spacco.

    Dal punto di vista formale, la ricerca delle aziende oggi punta soprattutto sulla proposta di gamme cromatiche sempre più accattivanti e di gra­fie geometriche che incrementano la versa­tilità dei blocchi anche sul piano architetto­nico. I blocchi a incastro hanno pareti ester­ne laterali di accostamento munite di inca­stro, che eliminano la necessità di interposi­zione di malta; questo permette di ottimizza­re le prestazioni del blocco, soprattutto quel­le di isolamento termico (eliminazione dei ponti termici).

    I blocchi alleggeriti con mate­riali sintetici sono generalmente di grandi di­mensioni e sono composti di calcestruzzo ad­dizionato con perle di polistirene. La loro fab­bricazione richiede notevoli cautele, data la difficoltà di omogeneizzazione causata dalla tendenza al galleggiamento del polistirene.

    Dal punto di vista prestazionale l’accoppia­mento di blocchi da intonaco e blocchi facciavista varia il comportamento dell’elemen­to murario composto: per questa ragione al­cuni produttori hanno creato veri e propri si­stemi costruttivi integrati atti a rispondere al maggior numero possibile di esigenze.

     

    Semplicità e prestazioni.

    Il requisito prestazionale che più di tutti ha de­terminato il successo di questi prodotti edili, è l’eccellente resistenza a compressione che li rende atti alla realizzazione sia di murature portanti, sia di tamponamento, oltre che di par­tizione.

    Ciò origina un ampio ventaglio di ap­plicazioni, che vede incrementata la propria estensione dalla disponibilità – più recente ma ormai consolidata – di blocchi caratterizzati da finiture superficiali di buon livello estetico.

    Mentre inizialmente i blocchi in calcestruzzo vibrocompresso erano disponibili soltanto nel­la versione da intonaco, spesso impiegati al grezzo per opere prive di valenze estetiche, da alcuni anni sono presenti sul mercato i facciavista, dai connotati estetici più ricercati.

    I re­quisiti illustrati, sommati all’elevata durabilità e all’assenza di necessità di manutenzione, hanno introdotto l’impiego di questi compo­nenti anche nel settore delle pavimentazioni, sotto forma di elementi autobloccanti.

     

    Efficaci nell’isolamento termico.

    Ma non è tutto. Fra i punti di forza dei bloc­chi di calcestruzzo vibrocompresso è, da evidenziare la loro validità sul piano della coi­bentazione termica e acustica dell’edificio.

    Nel corso della propria evoluzione il materia­le ha subito un’importantissima trasforma­zione: l’inserimento di parti minerali o sinte­tiche nel mix design della malta di base, una presenza che non contribuisce quindi sola­mente all’alleggerimento del blocco.

    Il rispar­mio energetico rappresenta un costume or­mai consolidato nella cultura del costruire, per realizzare edifici che richiedano minori risorse energetiche possibili per raggiungere il benessere ambientale, nelle stagioni fred­de così come in quelle calde.

    L’obiettivo si raggiunge anche grazie al contributo dei materiali da costruzione impiegati nella realiz­zazione delle murature, che devono conser­vare un rapporto ottimale fra la propria tem­peratura e quella dell’ambiente circostante.

    Una parete fredda, com’è noto, genera flus­si convettivi di aria all’interno degli ambien­ti che vanno a danneggiare l’equilibrio termi­co dell’edificio. I blocchi in calcestruzzo vi­brocompresso contribuiscono a evitare que­sto tipo di rischio, creando sistemi atti alla realizzazione di murature rispondenti ai re­quisiti richiesti dalla Legge 10/91.

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