Coperture degli edifici

La copertura tradizionale degli edifici viene realizzata con elementi di laterizio, leggeri e di forma molto maneggevole, che sono montati lungo le falde inclinate del tetto in filari sovrapposti a senso d’acqua per chiudere ogni discontinuità del manto e assicurare la tenuta contro la pioggia, la gradine e la neve.
Pur con diversa tipologia, la diffusione delle tegole e dei coppi laterizi riguarda quasi ogni regione d’Italia e questi elementi, ricavati con un impasto di argilla selezionata e cotti in fornace, condizionano l’immagine della città storica, delle antiche ville isolate e delle case rurali del passato con il caratteristico colore che assume diverse sfumature dal rosso acceso al giallo paglierino, secondo la composizione dell’impasto di base.
Anche quando sono prodotti con processi moderni e vengono utilizzati negli edifici di nuova progettazione, gli elementi in laterizio possiedono sempre una tessitura, una tonalità e una grana della superficie che contribuiscono in maniera notevole ad accrescere il valore formale e architettonico complessivo dell’edificio. Nelle ristrutturazioni, la valenza estetica di un manto laterizio a piccoli elementi non decade persino do le tegole e i coppi di nuova fattura sono impiegati per integrazioni o rifacimenti.

La produzione
La produzione antica veniva eseguita interamente a mano con evidenti tracce longitudinli lasciate dal palmo del fornaciaio durante la lisciatura della superficie.
Le nuove tegole derivano invece da processi industriali basati sulla trafilatura o sullo stampaggio a pressione, che permettono di ricavare prodotti privi di difetti e molto omogenei come forma, dotati di caratteristiche tecniche costanti per tutta la produzione e con un basso assorbimento d’acqua dovuto al procedimento di cottura a forte temperatura. Un carattere comune a tutti i sistemi di formatura la lavorazione preliminare delle argille con un ciclo eseguito su materiale selezionato in base alla qualità e per successive purificazioni e macinazioni fino a ottenere un impasto ben lavorabile e molto plastico.
Con l’operazione di trafilatura, la macchina espelle un nastro continuo di argilla gi_ sagomato a coppo che viene tagliato a misura tanto in lunghezza quanto alla base. Per trafilatura si ricavano in genere solo tegole curve a canale, mentre la formatura per stampaggio può essere impiegata per tutte le tipologie: coppi, tegole piane e alla romana, marsigliesi, portoghesi e olandesi.
Ciascun pezzo esce dalle matrici con la forma definitiva e con tutta quella serie di risalti e di cavità funzionali che servono a migliorare la tenuta del manto, a impedire agli elementi in opera di spostarsi e a rendere i pezzi più resistenti alle sollecitazioni in opera. Dopo la formatura, per trafila o per pressatura, le tegole passano alle camere di essiccazione e ai forni di cottura dove permangono per diverso tempo a una temperatura di poco superiore a 1.000.
Il raffreddamento completa il ciclo e le tegole vengono imballate su pallets con teli termoretrabili e inviate alla spedizione.
Le tegole e i coppi, una volta cotti, sono in genere di colore rosso intenso che su talune produzioni sfuma nel rosato o nei toni dell’arancione.
L’intensità del colore dipende dalla quantità di ossidi di ferro presenti nelle argille e talvolta gli elementi possiedono un colore giallo paglierino, molto apprezzato nelle zone mediterranee in quanto produce un limitato assorbimento di calore.
A volte, nella fase finale di macinazione, vengono aggiunti alla massa argillosa pigmenti stabili alle alte temperature utilizzati per conferire una particolare intonazione di colore al prodotto finito così da renderlo simile alle diverse tipologie caratteristiche delle regioni italiane.
Con questo procedimento vengono realizzate le tegole per alta montagna che sono colorate in marrone violaceo scuro con biossido di manganese e, al contrario delle varietà chiare, assorbono il calore del sole contribuendo a migliorare il comfort dell’edificio.
Sovente vengono realizzate tegole con sfumature, stonalizzazioni e fiammature oppure con più tinte in cadenza, da accostare tra loro per creare manti di aspetto volutamente non uniforme adatti sia alle nuove costruzioni che a integrare o sostituire vecchie coperture su edifici antichi.
Le tegole nuove possono essere ricoperte con uno strato sottile di argilla colorata adoperando la tecnica dell’ingobbiatura che produce una scorza poco permeabile, con una tessitura variabile e della tonalità desiderata. Certe produzioni, destinate soprattutto al recupero, vengono invecchiate con diversi altri procedimenti che tendono a rendere ruvida la superfici della tegola e a cospargerla di macchiature uguali a quelle lasciate dal tempo.

Le tipologie
La tegola curva a canale o coppo è la tipologia più classica e tradizionale per diverse regioni italiane.
Si tratta di un elemento molto versatile e adatto anche alla copertura di tetti di forma complessa, considerato che permette ampie tolleranze di sovrapposizione in senso longitudinale e trasversale.
Il montaggio dei coppi avviene in doppio strato: file contigue e leggermente distanziate di elementi disposti a canale e sovrapposti tra loro a senso d’acqua sono sormontate lungo le linee di giunzione da corsi di tegole sempre sovrapposte tra loro e sistemate con la convessità verso l’alto.
La tegola curva viene prodotta per trafilatura oppure per stampaggio. Le tipologie trafilate sono disponibili con superficie completamente liscia o con leggeri risalti paralleli, disposti sul colmo e nella concavità interna, che hanno la funzione di impedire la risalita di acqua per capillarità lungo la superficie inferiore del manto.
Per lo stesso scopo, nei modelli stampati, vengono inserite ondulazioni antigoccia sull’area destinata a essere ricoperta dalla tegola soprastante. Entrambe le varianti possono essere confezionate con un foro già praticato nella parte superiore per inchiodare gli elementi alla struttura lignea di supporto o per fare passare ganci di metallo inossidabile in funzione di fermategole.
Sovente sono previsti naselli sporgenti antislittamento e di ancoraggio, all’esterno o all’interno, che bloccano tra loro le tegole distanziandole di una giusta misura o servono per fermare gli elementi contro i listelli del tetto.
Un’evoluzione del coppo è rappresentata dalla tegola a cassetta, di forma geometrica e con spigoli esterni contornati da due rilievi longitudinali.
La tegola romana o embrice è il modello ampiamente utilizzato durante l’antichità dai romani e che oggi si ritrova in particolare sulle coperture delle regioni dell’Italia centrale. Si tratta di un elemento piano con forma a trapezio allungato e ali a risalto sui due lati che vengono disposti in senso ortogonale alla linea di gronda.
Anche in questo caso il montaggio avviene per file parallele in direzione della pendenza del tetto e con sovrapposizione tra gli elementi per creare unica naie di scorrimento dell’acqua senza interruzioni.
A copertura della giunzione sono sistemati filari di coppi disposti nel senso della pendenza e in genere pi_ stretti di quelli norma li a canale. La convessità degli elementi copri giunzioni _ rivolta verso l’alto e il montaggio avviene con uno scorrimento in avanti rispetto all’allineamento degli embrici, per sfalsare le connessioni.
La tegola marsigliese è un elemento piano con superficie conformata in vario modo, ma sempre con sagoma in vista a doppio canale. Può essere considerata ormai una tegola tradizionale, vista la sua ampia diffusione in tutte le costruzioni italiane del Novecento e la sua applicazione che data alla metà dell’Ottocento.
La tenuta all’acqua è assicurata da particolari incastri a sovrapposizione reciproca posti sui lati e sui terminali superiori e inferiori di ogni elemento. All’intradosso la marsigliese _ dotata di risalti di irrobustimento e di dente per l’aggancio alla listellatura del tetto.
Una serie di scanalature longitudinali e trasversali consente di convogliare in direzione della pendenza le eventuali gocce infiltrate al di sotto del manto.
La posa avviene per file parallele alla linea di gronda, con la sovrapposizione degli elementi del corso superiore a quelli inferiori e sfalsando tra loro ciascuno dei filari orizzontali di tegole.
Per realizzare un manto di questo tipo si utilizza la mezza tegola destra o sinistra che viene inserita all’inizio del tetto da una parte o dall’altra della copertura in maniera alternata. Talune marsigliesi possono essere posate con sovrapposizione a passo variabile in base alla pendenza della copertura, mentre altre versioni sono realizzate in modo da permettere la messa in opera in linea senza eseguire sfalsamenti tra i filari.
La tegola portoghese si presta molto bene per la realizzazione di coperture su nuove costruzioni, in quanto non è una tipologia tradizionale italiana anche se all’apparenza il tetto finito appare eseguito con tegole romane e coppi.
Questa versione permette di snellire le operazioni di posa ed è costruita con una parte piana, che garantisce un buon deflusso e il libero scorrimento dell’acqua piovana, collegata a una parte convessa che rende più robusta la struttura e si sovrappone mediante in castro a sgocciolatoio con l’elemento di fianco.
Anche le tegole portoghesi sono dotate di tutti gli accorgimenti per evitare la risalita capillare dell’acqua lungo le superfici interne e per assicurare un perfetto ancoraggio del manto ai listelli di supporto. La posa avviene in genere per corsi paralleli alla pendenza della copertura, dopo aver sistemato una fila di tegole lungo la linea di gronda come riferimento per gli allineamenti.
Per l’effetto finale a onda e per la capacità di rivestire ampie superfici con rapidità soprattutto per le versioni di dimensione maggiorata, la tegola portoghese è simile alla tegola olandese anche se su questa versione la parte piana è raccordata al colmo e la convessità della porzione in rilievo risulta meno evidente.
Le tegole completamente piane sovente sono confezionate con un impasto ceramico e talune versioni vengono costruite in gres fine porcellanato cotto ad alta temperatura e caratterizzato da un assorbimento d’acqua quasi nullo. In genere questa tipologia non laterizia, ma sempre derivata da un impasto argilloso che ha subito una cottura, possiede una forma e una grana superficiale simile a quella della pietra a spacco, ardesia, porfido o arenaria, di cui tende a imitare anche il colore.
Con argille particolari vengono prodotte persino tegole piane con sagoma a coda di castoro o a squame tipiche di altri paesi e non dell’edilizia corrente, quindi adatte a nuove realizzazioni anche in zone con forti precipitazioni nevose.

La posa in opera
La pendenza minima del tetto, su cui è possibile installare una copertura laterizia senza ricorrere a sistemi di impermeabilizzazione, è di circa il 30 per cento o di poco superiore per le tegole marsigliesi.
Da questa misura a circa il 45 per cento gli elementi può essere montato senza ricorrere a tecniche di fissaggio, mentre per valori progressivamente superiori diventa indispensabile bloccare la fila di gronda, fermare un corso su tre o ricorrere a dispositivi di ancoraggio per evitare la caduta del manto.
La gamma dei supporti adatti alle tegole laterizie è molto ampia e comprende piani portanti di tipo continuo (solai latero-cementizi, tavolati, pianellati o lastre ondulate di fibrocemento), sistemi discontinui costituiti da strutture di legno oppure pannelli isolanti con superficie liscia, preformata a incavi di misura delle tegole e a risalti di fissaggio oppure dotata di profilati metallici preinseriti per l’ancoraggio del manto.
In ogni caso, le tegole devono sempre appoggiare solo per punti o per linee e rimanere distanziate da un eventuale piano continuo in modo da ottenere l’aerazione della faccia nascosta del manto e permettere l’evacuazione rapida dell’umidità e delle condense, dannose per l’integrità del laterizio e per le strutture di legno del supporto.
Con gli elementi laterizi è possibile costruire tetti coibentati e ventilati che vengono realizzati con un’ulteriore intercapedine, al di sotto di quella per l’aerazione dell’intradosso del manto, aperta lungo la linea di gronda e al colmo della copertura per favorire la circolazione dal basso verso l’alto dell’aria scaldata dal sole e contribuire nei mesi più caldi a limitare la trasmissione del calore verso gli ambienti sottostanti.
L’elemento di supporto del manto laterizio, per tegole e coppi dotati di dispositivi di aggancio, è in genere costituito da una serie di listelli di legno, di sezione adeguata, disposti parallelamente alla linea di gronda del tetto con un interasse variabile in funzione del modello di tegola utilizzato (posa alla lombarda).
I listelli sono inchiodati sull’orditura del tetto o sul tavolato oppure vengono fissati con chiodi a sparo o con tasselli se la falda è costituita da un solaio latero-cementizio. Su questo tipo di struttura sovente vengono impiegati cordoli di malta per ancorare e sostenere le tegole, ma in ogni caso, quando si opera su un piano continuo, occorre interrompere le linee di supporto per almeno 2-3 cm ogni 3 m circa in modo da consentire il passaggio dell’aria al di sotto delle tegole.
I cordoli e i listelli servono per bloccare in posizione la tegola o il coppo disposto a canale mediante il dentello che sporge nella parte inferiore di ciascun manufatto. I listelli di legno sono per i più indicati quando è necessario fissare gli elementi del manto mediante chiodi o staffe di ancoraggio.
Per le tegole a canale senza dentelli di bloccaggio, è preferibile la posa alla piemontese realizzata con un doppio ordito di listelli parallelo alla pendenza del tetto.
I coppi disposti a canale sono inseriti tra un listello e l’altro, in modo da rimanere leggermente distanziati tra filari contigui e sollevati dal piano o dagli altri elementi di sostegno.

Comments are closed.