Ha il tetto a punta del tipico chalet di montagna il rifugio che gli architetti Heidi e Peter Wanger hanno progettato e costrutto per le loro vacanze ai 2.000 metri di altezza sulle Alpi svizzere del Valais.
È, invece, un concentrato di innovazione e di modernità, progettato a partire da un modulo triangolare. La zona pranzo-living, in continuità visiva con il deck esterno che si protende nel paesaggio, è concepito come un pozzetto scavato sotto il livello del pavimento. Chiuso, diventa una porzione di parquet che nasconde un ripostiglio.
Le poltroncine di tessuto pieghevoli sono un classico del design, le “Hardoy” di Artek.
L’architetto svizzero Peter Wenger si rilassa sulla terrazza del suo chalet Trigon, che affaccia sulla valle del Rodano.
La facciata principale della casa, con la grande vetrata e la terrazza triangolare sospesa nel vuoto, il fronte posteriore, anch’esso vetrato.
Trigon poggia su quattro pilastri di legno inclinati come cavalletti.
Il piccolo forziere di tranquillità, immerso nel paesaggio idilliaco delle Alpi svizzere, ricorda la geometria sfaccettata di una pietra preziosa, o l’architettura perfetta della stella di neve.
“L’idea era di armonizzare il più possibile la casa con il profilo del bosco, e soprattutto con la forma appuntita dell’abete”, spiegano Heidi e Peter Wenger, entrambi architetti con studio a Briga, centro svizzero dell’Alto Vallese, e proprietari della casa-rifugio.
“Così ci siamo trovati a fare i conti con una delle forme più difficili da gestire nella costruzione, il triangolo equilatero”.
Trigon, i padroni di casa hanno anche dato un nome a questo inusuale chalet, assomiglia a una tenda ma non appoggia a terra perché è sospeso su quattro simil-cavalletti di legno, come di legno sono tutte le sue parti, dalla struttura al rivestimento del tetto, fino agli arredi.
L’interno è un unico spazio a doppia altezza, inondato dalla luce diffusa dal grande occhio triangolare (che guarda sulla valle del Rodano), ed è in qualche modo il punto d’incontro fra la tradizione alpina del tetto scosceso e la cultura navale in cui lo spazio è sfruttato al millimetro e attrezzato con mobili compatti e su misura.
La terrazza, concepita come una prua triangolare a sbalzo sul bosco di abeti, dà accesso all’open-space che un semplice soppalco suddivide in zona giorno (piano inferiore) e zona notte (piano superiore).
“Se avessimo utilizzato i mobili tradizionali, Trigon oggi sarebbe come una qualunque mansarda”, dicono i Wenger. “Abbiamo preferito lasciare il più possibile intatto lo spazio interno, evitando suddivisioni e riducendo al minimo l’impatto visivo degli arredi”.
Così al posto di un classico bancone-cucina, che avrebbe diviso in due la zona giorno, i due architetti hanno disegnato una semisfera che sembra sospesa in mezzo allo spazio, in cui sono ricavati cottura, lavaggio, e una quantità di vani per contenere stoviglie e quant’altro.
Fissato a una colonna perno (che contiene anche il tubo dell’acqua), il bancone ruota sul suo asse e può quindi essere orientato a piacere.
Altra idea è quella della zona pranzo-conversazione ricavata sotto il livello del pavimento, richiudibile quando non serve.
Ciliegina sulla torta: qualche pezzo di design (come gli sgabelli di Alvar Aalto e le poltroncine di tessuto “Hardoy”) e una stufa danese.
La zona living dello chalet Trigon, con il blocco-cucina a semisfera progettato dai padroni di casa, una scultura funzionale che non interrompe visivamente l’unità dello spazio.
Sul soppalco si intravede la zona notte, due semplici letti e poco più.