La fattoria è stata ristrutturata in chiave moderna dall’architetto Erik Véne, che ha rispettato le strutture originarie e dato risalto alla luce con un massiccio uso del bianco. La biblioteca di legno chiaro ricavata nel granaio è sovrastata da una ruota di carro birmana.
Due giornate intere lontani dalla città, dalla routine degli obblighi e degli orari che scandiscono ogni istante: la scena è la casa di una coppia di professionisti, una fattoria immersa nel verde ristrutturata per poter accogliere e lasciar rilassare gli amici in libertà, in un’atmosfera fatta di delizie campestri e di dettagli di ospitalità.
Nei fine settimana la prima colazione è un momento magico da gustare con calma, nella cucina luminosa dove la tavola offre l’equilibrio delle spremute e croissant.
I pensili a vetrina riprendono il motivo a quadretti delle finestre che anche qui, come da ogni stanza della casa, si affacciano sul verde circostante. Il tavolo ovale e le sedie d’epoca accolgono gli ospiti appena svegli. In questa pagina, da sinistra. Ancora candore di mobili e pareti nella zona dedicata agli ospiti. Nel bagno, sedia gustaviana e gesso primo Novecento di Victor Rousseau. In camera, un dipinto fine ‘800 e una poltroncina 1930.
Mettete insieme tre amiche d’infanzia, riunitele sotto lo stesso tetto assieme ai loro mariti, senza programmi precisi e senza orari, e avrete la ricetta di una delle più autentiche e sicure gioie della vita. Questo fantastico mix si ripropone spesso a casa di una coppia belga, Brigitte Forgeur ed Eric Lippens, per il week-end, tempo ideale perché ospiti e padroni di casa godano appieno della reciproca compagnia, ma si lascino con la voglia di rivedersi ancora al più presto. Brigitte è una donna invidiabile: è riuscita a far quadrare il cerchio di una vita in moto perpetuo, di un solido matrimonio, di una casa bella e ben tenuta, della passione per l’ospitalità e degli spazi dedicati solo a sé.


Dall’orario ai gusti, la prima colazione è il pasto più personale che ci sia. Quindi, per una volta, è meglio copiare dagli alberghi, offrire agli ospiti un’ampia scelta e lasciarli fare. Munitevi di termos, bollitori, cestini e contenitori giusti. Perché tutto, dal caffè alle uova à la coque resti caldo, come preparato al momento.
Liberi come a casa propria, gli ospiti passano dal soggiorno alla sala da pranzo alla cucina, arredata come le altre stanze con bei mobili d’epoca, come il cassettone in quercia. In primo piano la parete attrezzata con mobili inglesi Aga. Il brunch è stato preparato con anticipo e, per gli ultimi ritocchi, le amiche hanno aiutato la padrona di casa. Nella pagina accanto. Sofisticata è la tavola, un sontuoso fratino del 1700 con piano in ardesia. Antichi anche i calici e le bottiglie di cristallo. Candelieri d’argento XIX secolo, sedie danesi 1935 di Fritz Henningsen. Sui davanzali, un grande vaso giapponese del 1850 e una testa d’ariete in piombo, settecentesca.
La padrona di casa scrive d’arredamento e di decorazione e il suo lavoro di ricerca la porta in giro per il mondo per lunghi periodi, e comunque la obbliga ad andare a Parigi due o tre giorni a settimana. «Passo la giornata a veder gente», racconta, «e sono costretta, se così si può dire, a un’intensissima vita mondana! Quindi nei momenti liberi devo essere capace di staccare completamente la spina per ricaricarmi con i miei affetti. Per questo con Eric, che è antiquario di professione e stanziale per vocazione, abbiamo deciso di far base in campagna, qui vicino a Bruxelles, che è la nostra città d’origine e dove abbiamo tutti i nostri più cari amici». La casa, un’antica fattoria di mattoni rossi tipicamente nordica, che si sviluppa attorno a una corte quadrata, sembra il modello ideale per vivere tutti felici e contenti. L’antico granaio è diventato il regno del padrone di casa, studio e biblioteca per raccogliere oggetti d’arte e gli amati volumi; un altro corpo raduna le camere degli ospiti, e in mezzo c’è la casa vera e propria, cuore dell’arte del ricevere e quintessenza delle delizie campestri: un immenso camino nel quale bruciare tronchi lunghi un metro, divani dove sprofondarsi in interminabili conversazioni, la cucina, il tavolone da pranzo. A immagine dei padroni di casa, l’architetto Erik Véne ha realizzato un arredamento raffinato e prezioso, fatto di legni chiari d’ispirazione gustaviana, che esaltano gli spazi ampi e luminosi.
La domenica corre via veloce tra una corsa in bici fino al vicino paese, una partita a tennis per meritarsi una colazione abbondante e una passeggiata con Pedra, la cagnolona di casa. Altri momenti di relax e infine, mentre Pedra fa la guardia alle valigie già pronte davanti alla porta d’ingresso, c’è tempo per scaldarsi davanti al fuoco, bere ancora un caffè e dirsi arrivederci, fino alla prossima volta.
In questa casa la coppia ama farsi raggiungere dagli amici per passare giornate in tutto relax. Al mattino, dopo la colazione, via alle attività di cui la campagna, nonostante l’aspetto sonnacchioso, è sorprendentemente prodiga: jogging per chi si sente attivo, giardinaggio per chi è in fase contemplativa, una passeggiata in bicicletta o una partita a tennis se si vuole fare sport tutti insieme e tante tante chiacchiere. I pranzi sono sempre a buffet: ci si serve e poi ci si accomoda sulla tavola che Brigitte, nonostante il tono informale, apparecchia con la massima cura. Le amiche l’aiuteranno a sparecchiare e a rimettere in ordine. Uno schema collaudato e vincente che significa indipendenza e collaborazione.
Piantano pomodori e zucchine, rosmarini e peperoncini come prima facevano con gerani e petunie. Oggi la passione per l’orto è arrivata persino sui balconi ed è l’ultima sfida per gli amanti del verde: un piacere psicologico oltre che gastronomico. E la tavola è più chic se imbandisce anche i gustosi frutti delle nostre fatiche.
