Voglia di comunicare

Disegnare come da bambini, per liberare la mente. Protagonista il tavolo Reale, design Carlo Mollino, del  1946 (Zanotta). Sedia in rovere sbiancato di Riccardo Blumer per Alias. Album, matite e paste  cretosi sono distribuiti da Taxiart.

Riscoprire il piacere di scrivere, disegnare. Inventarsi spazi dove vergare una lettera, un invito. Lasciare messaggi in giro per tutta la casa, nuovi graffiti sulle piastrelle del bagno, sul muro o il camino di lavagna A mano naturalmente. Ma il diario si può fare anche su Pc, a letto.

Nella foto. Un buongiorno da leggere allo specchio? Con lettere rovesciate. Specchio e luci Regia; lavabo Althea Ceramiche; rubinetteria Mamoli; piastrelle Vogue; candela Acqua di Parma; cuscino e profumi Culti. Trousse Anni ’50 Insideout; saponi e spazzole Ovvio; vasi bianchi Asa; asciugamano Carrara.

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Nell’indistinto brusio di trilli, chat, e-mail e messaggini, trova nuovi adepti il piacere quasi fisico che procura una lettera, scritta su una bella carta con la stilografica, che costringe a una grafia attenta e leggibile. Per invitare e ringraziare, un biglietto è più chic di una telefonata e gli esperti di bon ton ricevono molte richieste di chiarimenti su come si scrive, come si firma, come si indirizza. Perché le regole della corrispondenza anni 2000 hanno eliminato tanti “egregio e illustrissimo”, ma non il gusto dello scambio epistolare. Una lettera è l’antitesi della fretta: regala il proprio tempo ed esige, per essere apprezzata, anche quello di chi la leggerà. Dopo la rivincita dello slow food e persino dello slow sex, forse la comunicazione lenta sarà la nuova moda?

Rilassarsi facendo esercizio di bella calligrafia. Sullo scrittoio a scomparsa (Former), tanti inchiostri: quello con bottiglia sagomata (Visconti), oppure con etichetta rétro (I giorni di carta, come i quaderni), o multicolor (Fabriano); le cannucce da pennino: quella nera è di Koh-I-Noor, le altre appartengono a una collezione privata. Quaderno rilegato a mano di Ungami; libri scultura dell’artista Daniele Papuli. La gomma-paradosso recita “I never make mistakes” (Fabriano).

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