Monthly Archives: Ottobre 2013

ETNICO RIVISITATO

    Patchwork in fibra di rafia, tele grezze africane, colori naturali e ceste indonesiane si mescolano a mobili classici creando un’armonia di beige, bianchi e neri. Interni luminosi, arredati con rigore e calore, che parlano un linguaggio contemporaneo ricco di contaminazioni.
    Ciò che colpisce è l’atmosfera accogliente e calda che sembra nascere spontanea da quello che in realtà è un sottile gioco di mescolanze e contaminazioni. In questo appartamento pieno di luce, che ancora conserva la struttura originaria dello stile Direttorio, i riquadri e i segni sinuosi declinati in bianco, nero e beige si uniscono a materiali naturali per disegnare i motivi etnici dei tessuti che rivestono i divani, le sedie e le poltrone dalle forme classiche. L’insieme, sobrio e raffinato, restituisce una sorprendente contemporaneità all’impiego dei mobili antichi.

    Il soggiorno è dominato dalla libreria a parete in legno chiaro, che riprende la tonalità del parquet d’epoca, creata su misura per fare da cornice al camino in stile Direttorio. Poltrone e divani Luigi XV sono rivestiti con tessuti africani fatti a mano. Ricorda la linea di una piroga il tavolino in legno scuro con gambe tornite, che si fonde con gli altri arredi del locale (Décalage).

    Gruppi simmetrici incorniciano le finestre
    «Inizialmente», racconta la padrona di casa, «per rivestire divani e poltrone avevo pensato di utilizzare del lino grezzo, creando un contrasto con la ricchezza delle forme dei miei mobili d’antiquariato francese. Ma quando in un negozio specializzato in arte africana ho scoperto i grandi teli in rafia bigarré, i velluti Kassai e gli antichi tessuti del Congo reinterpretati in versione contemporanea, sono rimasta affascinata e non ho avuto più dubbi». Intrecci scuri in rafia su fondo écru, bianco e nero, o ancora cioccolata, ocra e panna sono i temi dominanti delle stoffe antiche provenienti dall’Africa con cui è stato quasi totalmente interpretato l’appartamento. E poi ci sono gli oggetti che arrivano da una lunga ricerca tra bric-à-brac e negozi d’antiquariato, tra pezzi francesi, indonesiani o giapponesi, <immagine0001

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    Pareti modulari

      Sulle coste atlantiche del Portogallo e della Galizia vi sono antiche case con pareti continue finestrate di legno e di vetro. Altre pareti modulari si trovano in edifici del nord. Le cose nascono da associazioni. Prima che mondi di cose, vi sono mondi di immagini e idee, che seguono loro percorsi. La nave, da sempre, è stata immaginata come palazzo.
      Il piroscafo come palazzo galleggiante di ferro. A loro volta, gli architetti hanno pensato ai loro edifici pensando alle navi. A qualcuno di noi, da bambino, è capitato di scorgere dal letto, contro il bianco dei muri, le sagome di mobili ricchi di timpani, lesene, cornici, e poi di ritrovare gli stessi elementi nelle strade delle città, in quei grandi mobili che erano i palazzi.
      “Piroscafo” è un mobile costruito per associazioni da Luca Meda. E’ di legno, di ferro, vetro. Ha una grande facciata continua e pensa agli edifici di Aldo Rossi a Perugia. I ripiani orizzontali sono continui, senza l’ingombro di sostegni intermedi. Sottrae le figure degli edifici ai loro paesaggi e le trasporta in un mondo di stanze e di interni.

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      GENOVA, CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA NEL 2004

        Genova si è svegliata e lancia la sua sfida. Vuole dare uno schiaffo morale a quelli che la considerano una città chiusa, grigia, polverosa. E celebra il 2004 come Capitale Europea della Cultura, decisa a stupire con un fittissimo calendario di eventi culturali, mostre, convegni, festival, incontri. Genova desidera far conoscere il suo passato, ma ci tiene a dimostrare che è proiettata nel futuro. Una città industriale e commerciale, con un grande porto, ma anche con un patrimonio artistico, architettonico e culturale invidiabile, che pochi conoscono. Tesori custoditi nei palazzi nobili che avevano conquistato Rubens, ma anche in quel labirinto di “caruggi” dell’angiporto, nel centro storico che è il più denso d’Europa per struttura e popolazione. “Nel 2004 bisogna rendere leggibili i misteri della città senza rinunciare al nostro pudore”, ha dichiarato un genovese illustre come Renzo Piano. “La discrezione e la segretezza sono una caratteristica dei genovesi che non possiamo dimenticare”. E infatti, Genova è sempre stata schiva nel mostrarsi. Oggi il volto della città è cambiato con centinaia di restauri, interventi urbanistici e architettonici. È la nuova immagine della loro città che i genovesi vogliono comunicare: e questa volta ci credono. Dentro la Lanterna, il simbolo antico della città, e nelle sue fortificazioni verrà inaugurato un museo della “genovesità”. La città continua a puntare sull’industria e sul porto rinnovato, ma intanto, con il “Progetto Leonardo”, l’intera collina degli Erzelli, alle spalle dell’aeroporto, verrà trasformata da Renzo Piano in un parco tecnologico con ben 12 torri. E mentre a Palazzo Ducale si celebra Rubens e il suo tempo con una mostra memorabile, Genova si prepara a celebrare in maggio – con quell’understatement che da sempre la contraddistingue e con una mostra antologica a Porta Siberia, nel Porto Antico – il grande protagonista della trasformazione della città, proprio l’architetto Renzo Piano. Ma non basta: potrà anche vantarsi di essere la prima città d’Italia con un museo del design, perché in fondo l’industrial design è nato qui, con la Vespa e i blue-jeans. Genova “la Superba” ci racconta anche la storia di un’epoca d’oro: quella dei Transatlantici e quella nostalgica degli emigranti che partivano per “le Meriche”. Ma non dichiara, perché è restia a vantarsi, che il suo Museo del Mare – nella Darsena, nello storico cantiere Galata dove venivano costruite le galee – sarà il più grande d’Europa. Andare a Genova è come fare un viaggio nel viaggio, che poi è il filo conduttore di tutti gli eventi. Un viaggio nell’arte, nella storia e nella cultura legata alla navigazione. Un viaggio nella musica, nella poesia e nel teatro. Un viaggio nella città contemporanea, con una mostra evento legata al rapporto fra arte e architettura, che vedrà provocatorie installazioni in tutta la città di architetti e artisti internazionali: a partire dal “Teatro del Mondo” di Aldo Rossi a una torre di Dennis Oppenheim, a opere di Oldenburg e Gehry. Un viaggio nel futuro, fra i più recenti traguardi della ricerca, con il Festival delle Scienze. Un viaggio ungo un anno e molto di più: l’effetto “Ge Nova” (come suggerisce il nuovo logo disegnato da Pierluigi Cerri), città nuova in evoluzione, ha tutte le premesse per lasciare il segno oltre il 2004.

        Nella foto, la Biosfera, “bolla” tecnologica, progettata da Renzo Piano nel Porto Antico, accanto all’Acquario: un angolo di foresta amazzonica animata da farfalle, iguane e rare felci arboree.
        Nella zona del Molo, dovrebbe approdare anche l’Istituto italiano per le Tecnologie.

        Biosfera di Renzo Piano

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        Guardaroba avanzato

          Non esiste, ormai, ambiente della casa che in questi ultimi anni non abbia subito una piccola rivoluzione legata all’introduzione di nuove funzioni per elettrodomestici e mobili. Anche nella zona notte, la tecnologia avanzata ha ottenuto buoni risultati. “Planner”, per esempio, è un programma di armadi di Estel che tra i possibili optional propone un sistema computerizzato grazie al quale, mediante uno schermo Touch Screen, è possibile purificare l’aria, sanificare i vestiti, modificare l’illuminazione, ricevere informazioni sul tempo, organizzare il guardaroba e il cambio di stagione. Facilmente adattabile a ogni esigenza di spazio, “Planner” è un programma di contenitori funzionale e flessibile, basato su una struttura autoportante in alluminio che può dare vita a una serie pressoché infinita di combinazioni, che vanno dallo scaffale all’armadio lineare, ad angolo o a doppia profondità, fino alla cabina armadio con ingresso laterale o a quella passante con doppia entrata, una vera e propria stanza indipendente. La struttura base è dotata di pannelli laterali e cielo, è chiusa da ante a battente, pieghevoli o scorrevoli e da pannelli di tamponamento, ed è attrezzabile con ripiani, cassettiere, portapantaloni, vassoi estraibili, aste appendiabiti e altri accessori.

          Una casa nella Maremma

            Di fronte a Casale Marittimo, l’alta Maremma nel retroterra di Cecina, a “I Poggi” si trova la casa di Oliviero Toscani, il fotografo che con le sue immagini provocatorie ha cambiato le leggi della comunicazione, e non solo quella della moda. Superando i cipressi e gli ulivi che cir­condano la casa e salendo sulla collina, si vede a ovest il mare e, con l’aria tersa, anche l’isola d’Elba e la Corsica. Il vecchio casale, riproget­tato e ampliato negli Anni 80 dagli architetti mi­lanesi Piero, Milo e Anna Monti, rispecchia esattamente le esigenze dei padroni di casa. “La mia casa è una casa vera, una casa-casa”, spiega Toscani con irruenza. Qui, quando non e in giro per il mondo, il fotografo vive tutto l’an­no con la moglie norvegese Kirsti e i figli Rocco, Lola e Ali. “Ho sempre creduto che formare una famiglia sia possibile. Ma riconoscere di fronte ai figli i propri limiti spesso non è facile. L’unico sacrificio che si può fare nei loro confronti è cer­care di essere se stessi. E mandarli a studiare in giro per il mondo”. Non tutti in casa sono cer­ti che Oliviero sia sempre coerente con questi principi, ma forse lo amano proprio per questo. E poi c’è un grande senso del clan. In giro per il giardino c’è anche una famiglia di cani pastori, e un cane di razza africana. Arrivano ospiti, gli amici dei figli, i parenti. D’estate arrivano anche le lucciole, quelle citate da Pier Paolo Pasolini. La casa dei Poggi ha gli spazi giusti, la luce giu­sta ed è curata in tutti i particolari dalla padrona di casa, Kirsti, l’elegante e saggia amministratrice di tutta la famiglia. “Ha tutta la saggezza che io non posseggo”, dice Toscani, “lo sono un utopista, un vulcano. Lei è più tranquilla. Divi­diamo tutto, sappiamo tutto l’uno dell’altro. Per questo andiamo d’accordo. Non potrei vivere senza di lei”, confessa. Si può anche aggiunge­re che Kirsti ha una grande, affettuosa pazienza con tutti. La casa dei Toscani è accogliente, e tutto funziona. “È una casa solida, con i muri in pietra e i pilastri in mattoni. Ci sono le capriate e le travi di legno, come nelle vecchie chiese to­scane, o nei fienili”. Toscani ricorda che, insie­me con gli architetti Monti, decise di fare i tetti di legno, dato che la zona era considerata sismIca. E così ha caricato su una nave grandi travi di vecchio legno douglas, recuperate nel porto di San Francisco. Infissi, mobili, tutto nella casa è stato fatto a mano, artigianalmente, con il legno douglas. “Sono un uomo privilegiato, for­tunatissimo”, ammette. “E la mia casa ha poco a che fare con il gusto comune, in cui non mi ri­conosco. Per questo è un luogo dove amo vi­vere. un paradiso in terra”. Attivissimo e primo animatore della famosa fucina di creatività che era la “Fabrica” di Benetton, ora Toscani ha in programma, in collaborazione con la Regione Toscana e la Scuola Normale di Pisa, di aprire un centro di ricerca sulla comunicazione e la creatività. In questa nuova “bottega d’arte” che si chiamerà “La Sterpaia” e avrà la sede nel Parco di San Rossore, si farà fotografia, cine­ma, video architettura, e sarà aperta ai giovani.

            La famiglia di Oliviero Tosca­ni: la moglie norvegese Kirsti, il figlio Rocco, le figlie Lola e Ali. Vicino casa, sul dosso di Campigallo, Toscani ha un al­levamento di cavalli. Quarter- Horses e Appaloosa (quelli veloci dei Pellirosse) e pro­getta un grande anello per gli allenamenti. Nel podere le Mandrie, invece, alleva muc­che. Nei tre poderi sono stati piantati settemila ulivi e più di quindicimila piante. Nell’a­zienda si impegna e si allena con passione anche il figlio Rocco (23 anni), che frequen­ta l’Institut of Arts di Chicago. Lola (19 anni) studia a Parigi filosofia e comunicazione, Ali (16 anni) frequenta una scuo­la americana a Lugano.

            Il centro della casa è un grande patio, quasi una piazza che collega i vari ambienti, fra cui lo studio di Kirsti, la dispensa, la cucina e il porticato, come un piccolo borgo. Su una parete dello studio, una frase-pro­gramma di Pier Paolo Pasolini. “Dimentica subito i grandi suc­cessi e continua imperterrito, ostinato, eternamente contra­rio a pretendere, a identificarti con il diverso, a scandalizza­re”. Nella terrazza, che si apre sul panorama, panche, tavoli, sedie in teak dei giardini ingle­si (Ascherio Garden). Tutta la pavimentazione è in rustici quadroni di cotto fatti a mano.

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            Nella grande cucina-laboratorio, il locale più vissuto da tut­ta la famiglia, si carica e si consuma tutta l’energia pulita della casa. Non solo si va a ta­vola e si pranza con i prodotti dell’orto, del pollaio, della stalla, ma si parla, si comuni­cano progetti, avvenimenti. Le credenze e i grandi tavoli in le­gno biondo sono stati dise­gnati dagli architetti Monti e realizzati da artigiani toscani. Le lampade sono semplici bocce di serie, le sedie in massello di faggio sono quel­le degli Shakers, gli artigiani-filosofi americani. Il camino in mattoni a vista con grande cappa, le ghirlande della pa­drona di casa, i cesti dell’arti­gianato locale: tutti gli arredi sanno più di comunità di cam­pagna che di design.

            Al piano superiore: il guarda­roba stile sacrestia, con gran­di armadi disegnati dagli ar­chitetti Monti, le camere e il bagno padronale. Il tavolo del guardaroba è la copia di un ta­volo di Frank Lloyd Wright. Nella camera da letto, menso­le e cassettone progettati da­gli architetti Monti, e una affet­tuosa parete con i disegni in­corniciati dei figli piccoli. Sul cassettone, “I Dioscuri” e sui comodini “Tolomeo”, lampade disegnate da Michele De Lucchi per Artemide. Nel bagno, una lampada ricoperta dalla tela bianca ricamata dalla ma­dre di Toscani, come nelle fa­miglie borghesi. Sul ripiano del lavabo, una caraffa termi­ca dello svedese Ingo Knut.

            Il salone in giardino

              Sotto il sole cocente delle isole, apparentemente tutto riposa. Ma in Sicilia ogni abitazione nasconde una sorpresa: un angolo di frescura, un cortiletto ingioiellato da una miriade di vasi e aiuole i cui fiori parlano di semplicità. Il cancello aperto può essere un invito alla socialità e al convivio, perché oltre quella soglia, tra vecchi muri in pietra, si apre un salotto all’ombra di una pergola.

              Un limone in vaso, rigoglioso di fiori e frutti, profuma l’ingresso al giardino. Sotto, il geranio imperiale, grazioso e scenografico, non ha bisogno di particolari attenzioni. Le rosse pennellate della bougainvillea danno il benvenuto agli amici. Oltre il cancello un limone frondoso si lascia accarezzare dalle foglie a spada del Phormium e, sullo scalino, piccoli cactus si mescolano in armonioso disordine a piantine verdi e alle sfumature arancioni dei teneri fiori dell’impatiens. Queste essenze così diverse sono tutte accomunate dall’essere facili da curare.

              Il lato più soleggiato del cortile: nasturzi e bougainvillea sul muro; gerani imperiali, margherite e mesembriantemi nei vasi sul gradino. Nell’aiuola un tocco tropicale con le grandi foglie di alocasia e con la rampicante monstera.

              Nell’intimità di questo salotto verde, tutto ha un’anima. Il giardino racconta: parla dei Mori e delle loro leggendarie oasi e svela un’atmosfera magica che non è solamente un puro fatto estetico. Ogni cosa qui ha il sapore del vissuto. I fiori secchi del­la bougainvillea, come fossero carta velina, corrono sul pavimento in pietra mossi da un alito di vento: il loro fruscio è un invito a sedersi nel relax più assoluto. Non vanno spazzati, perché fanno parte della sensualità del luogo. Sui muretti che bordano le aiuole si rincorrono decine di vasi di terracotta: contenitori senza geometrie prestabilite che si impadroniscono dello spazio e girano, secondo le fioriture, da un lato all’altro del cor­tile. Le piante sono quelle di sempre, quasi tutti gera­ni e succulente, varietà semplici e generose che non si comprano, ma nascono da un pezzetto di ramo. Solo le impatiens, all’ombra, svelano una recente visita al vi­vaio. Nelle aiuole, oleandri e nasturzi, e familiari ac­centi tropicali, alocasia e monstera, piante d’apparta­mento che qui, all’aria aperta, si trasformano in albe­ri. Del resto, è questo il cuore della casa. E qui si vive più tempo possibile, almeno sei mesi all’anno.

              Nel verde come in salotto

              Come accade in un giardino a pochi passi dal mare, una collezione di succulente trasforma un anonimo muretto in un punto d’attrazione. Un sasso rotondo, che sembra bilanciare il vaso, diventa una inedita decorazione.  Un angolo in ombra è riservato alle piante che hanno fiorito in casa, per esempio i ciclamini, che ora si possono rimettere all’aperto; al centro, la rosa di foglie dell’Aeonium, in cima a un fusto nudo, può richiudersi come un carciofo per resistere alla siccità; curiosi accostamenti intorno a un orcio: graminacee spontanee, un Asparagus ricadente e maxifoglie di un Philodendron bipinnatifidum.IMMAGINE0002 IMMAGINE0003 IMMAGINE0001

              L’arte di ricevere

                Patrizia Sanna, con il marito, la­vora nella moda. Ha una casa sempre aperta agli amici, ma anche, come in questo caso, a conoscenze nate da esigenze professionali. Per­ché non c’è niente di meglio del clima rilassato e accogliente che sa creare intorno ai suoi ospiti per stringere nuovi rapporti di fiducia. Che spesso, negli anni, sono diventati legami di autentica amicizia. Come ci riesce? Coinvolgendo tutta la famiglia.

                 Conviviali occasioni di lavoro

                «Da sempre mi occupo di moda, ma la casa è il mio vero hobby, anche se ci sto infinitamente meno di quanto vorrei», spiega Patrizia Sanna, che ha tro­vato il sistema per fondere le due passioni e sfrut­tare le potenzialità della sua casa di Milano. Riceve spesso, ne ha fatto una specie di appendice esclu­siva dello studio che divide col marito Bruno in via della Spiga: organizza pranzi dove il personale si unisce al professionale, dove s’incontrano clienti, colleghi, l’amico art director Hugo De Carvalho che cura la parte immagine dello studio, esperti di fi­nanza e di pubbliche relazioni, organizzatori di eventi, e poi gli amici. «Per molti questo sarebbe un portarsi il lavoro a casa! Ma non per me, che so­no una perfezionista: programmare, organizzare, pensare in anticipo a tutti i particolari è un hobby al quale faccio partecipare tutta la famiglia». E qui sta in parte il segreto dell’atmosfera calda e acco­gliente delle serate: Bruno, appassionato gourmet, partecipa alla scelta del menu, anche se la realizza­zione spetta alla cuoca Marlyn. «Il nostro vanto è offrire solo piatti fatti in casa, dolci compresi», di­ce Patrizia, che ha trovato anche un modo grade­vole e non invadente per coinvolgere i figli Ales­sandro e Bianca Maria: aprono la porta agli ospiti per farli sentire subito come a casa.

                I piccoli, che hanno già mangiato per conto loro, re- stano con i grandi mentre prendono l’aperitivo, aiutando a passare qualche tartina e poi, a letto. «Li faccio partecipare anche ai preparativi del giorno prima, continua a raccontare la mamma, «cercando di trasformare in gioco gli inevitabili controlli che devo e voglio fare personalmente. La tavola, per esempio: mi aiutano ad allineare tutto perfettamente e faccia- mo come il cameriere di Gosford Park, il film di Alt- man, che misurava ogni distanza con il tovagliolo!». Quanto più si riesce a fare alla vigilia, tanto più rilas­sati si sarà il giorno dopo; come un comandante, Patrizia passa in rassegna l’argenteria che deve essere impeccabile, la tovaglia che deve apparire fresca di bucato: se ci sono pieghe impreviste, la si stende sul tavolo e si passa il ferro. Altra operazione da fare in anticipo è l’inventario di piatti e posate di portata necessari, di centrotavola, segnaposti e decorazioni che, a meno di non essere un’artista dell’improvvisazione, è difficile inventare all’ultimo momento.

                Posti, segnaposti e la regola del sei

                Il numero magico della convivialità, amichevole o formale, è sei, perché diventa possibile conversare tutti insieme. In pochi, inoltre, è più facile affrontare argomenti più autentici e non solo mondani. Semplice la disposizione dei posti a tavola che sarà simmetrica, con i padroni di casa a capotavola. Lui e lei avranno a destra e a sinistra, rispettivamente, le due signore e i due uomini, facendo sempre in modo che i coniugi non siano seduti vicini. I posti a destra dei padroni di casa spettano, teoricamente perché oggi le gerarchie sono assai sfumate, agli invitati più importanti o anziani. È anche gentile cedere la destra a chi viene a casa per la prima volta, In una situazione come questa i segnaposto non sono una necessità, ma una piccola attenzione in più, a metà strada tra l’omaggio all’ospite e la decorazione della tavola. Patrizia Sanna ha scelto un papavero di stoffa, e intorno al gambo, ha piegato su se stessa una foglia di magnolia, vera, raccolta in terrazza. Le due punte della foglia sono legate con un filo di rafia assieme al bigliettino con il nome del commensale.

                Se lo spazio lo permette, il tavolo ovale è un’ottima scelta perché ci si sta molto comodi e ha un aspetto meno formale. Lo illumina uno splendido candelabro ‘800 di Boemia con le candele scelte in un’altezza tale da garantire che le luci non coprano la vista dei commensali. Piatti di Richard Ginori, posate d’argento di Boggiali, calici di Ichendorf. Sulla parete, disegni di Mauro Balletti. A destra, dall’alto, piccoli dettagli di gusto. I papaveri di stoffa color albicocca (Sia) pronti per essere sistemati sul tavolo (vedi box); una candida calla che accoglie gli ospiti nel bagno dedicato a loro; il segnaposto sistemato davanti al piatto; un’alzatina d’argento riempita con delicati petali freschi che diffondono nell’ambiente un profumo gradevolissimo.

                Gli ospiti accolti dai bambini

                Patrizia e Bruno hanno arredato da soli il loro appartamento, in un palazzo anni ’50 nel centro di Milano, con il privilegio di un giardino pensile che lo incornicia. Stile preferito, senza titubanze, è il Neo­classico, dalla boiserie con riquadri alla specchiera, dagli oggetti come l’orologio sul camino ai mobili con fregi dorati. E tutto assolutamente bianco, riposante, rasserenante. «Lo stesso che ripropongo spesso nelle collezioni d’abbigliamento, perché tra moda e casa il rapporto è con­tinuo, la contaminazione frequente». An­che in tavola l’apparecchiatura di base è lo stesso classico servizio bianco di Richard Ginori, che di volta in volta può essere interpretato in chiave più elegante o più disinvolta, cambiando i bicchieri o i sottopiatti. Certo, un costante aiuto in casa è indispensabile per chi ha una vita sociale come questa, anche solo per  mantenere scintillanti i lampadari e i candelieri dalle mille gocce che illuminano ogni angolo. A se stessa Patrizia riserva  infine il piacere di scegliere i fiori, da di­sporre nell’ingresso e nel soggiorno, con piccole composizioni anche in bagno. Ora tutto è davvero pronto.

                Sul tavolo Biedermeier, i fiori nei vasi gemelli d’argento sono un segno di benvenuto. L’arrivo degli invitati accolti dai piccoli Alessandro e Bianca Maria; Patrizia Sanna in soggiorno; il tavolo dell’aperitivo pronto in terrazza: si accendono le candele, si riempiono i calici e la serata può iniziare. In questa pagina, in alto a sinistra, flùte e spumante pronti sul tavolo in soggiorno in attesa di essere trasferiti in terrazza. In alto a destra, l’angolo del camino scintilla di dorature, l’unica variante al bianco ammessa dai padroni di casa, che privilegiano lo stile classico della specchiera Impero francese e della poltrona Carlo X.

                E’ il momento in cui si dà il benvenuto agli ospiti e si presentano quelli che non si conoscono tra loro. Se, come spesso accade negli inviti di lavoro, gli padroni di casa non sono in confidenza con alcuni, è l’occasione giusta per un primo scambio d’informazioni. Il tempo dell’aperitivo è importante, “anche perché permette di preparare con calma i piatti che devono essere cucinati al momento”, spiega Patrizia Sanna, «per esempio il risotto, che faccio cucinare in molti modi diversi e che in particolare gli amici stranieri apprezzano moltissimo”. Un buon aperitivo dev’essere invitante e sofisticato quanto basta, ma delicato per non rovinare il piacere che verrà. Questa sera è stato preparato del salmone in tre versioni, poi una crema di formaggio di capra marinato, entrambi da gustare con i blinis, golosi, leggeri e non molto difficili da preparare, da tenere però in caldo in forno fino al momento di servirli.

                Caffè, relax e ultime chiacchiere

                Dopocena, il padrone di casa, che le adora, cerca di offrire una delle sue tisane speciali, ma gli ospiti di solito preferiscono il caffè. Creatori di moda, consulenti per aziende, distributori di otto linee d’abbigliamento in tutto il mondo, Patrizia e Bruno Sanna hanno affinato l’arte di ricevere le persone legate al mondo del loro lavoro, mescolandole con amici che si occupano di altro. È il caso di Piero Crabai, chirurgo estetico, con la moglie Emanuela d’Onofrio, direttore generale di una società di private banking, in basso a sinistra, mentre Jenny Tartufoli, in alto a destra, ha lavorato con i Sanna per organizzare eventi. E da colleghi ad amici, quando si scoprono affinità elettive, il passo è spesso molto breve.immagine0001 immagine0003

                Lavori di ristrutturazione ed ampliamento Hotel La Maina a Sauris – Udine

                  L’intervento edilizio riguarda la ristrutturazione e l’ampliamento di un immobile a destinazione turistico alberghiera sito nel comune di Sauris, provincia di Udine.
                  L’edificio si trova lungo la strada provinciale, in località “La Maina” da cui prende anche il nome ed è affacciato sul lago, di cui gode la splendida vista.
                  L’intervento che ci si appresta ad eseguire sarà diviso in due fasi: una prima di ristrutturazione dell’edificio esistente, che si presenta oggi in condizioni fatiscenti e di abbandono, ed una successiva di ampliamento con una struttura nuova, collegata ma indipendente dal punto di vista strutturale e distributivo dall’immobile esistente.
                  L’edificio vede la realizzazione di 31 mini-appartamenti , che vanno da un minimo di 30 mq. ad un massimo di 60 mq., per un totale di 62 posti letto.
                  La destinazione d’uso della parte esistente, che si sviluppa per sei piani fuori terra, sarà quella alberghiera, con tutte le infrastrutture di servizi (reception, ristorante, cucina, bar, palestra, sauna e zona relax, solarium) necessarie e previste per questa tipologia di ricettività turistica, oltre a magazzini e depositi vari e a sei alloggi situati ai piani inferiori (scantinato e seminterrato, che stanno al di sotto della quota strada).
                  La parte invece di nuova realizzazione verrà destinata unicamente ad appartamenti di circa 42 mq., di cui otto al piano scantinato e otto al piano seminterrato; in questo modo, essendo i due livelli posti sotto al piano stradale, non hanno alcun impatto visivo per chi arriva e perciò non vanno a disturbare la vista del Lago di Sauris. Questa scelta è stata fatta proprio per limitare al minimo l’impatto ambientale e per avere una maggiore integrazione con il paesaggio e la struttura esistente. Inoltre, per amalgamare il “vecchio” al “nuovo”, sono stati utilizzati materiali tipici del luogo, come il legno, la pietra e riproposti elementi essenziali dell’involucro esterno dello stavolo, come i terrazzi graticciati, le scale esterne in legno, i comignoli rivestiti in legno, gli abbaini di forma tradizionale, il manto di copertura in scandole di legno originali.
                  Gli alloggi sono composti di angolo cottura, pranzo/soggiorno, una camera da letto e un bagno. Il soggiorno, però, è possibile arredarlo con un divano-letto; così facendo l’appartamento viene reso abitabile da quattro persone.

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                  Edilizia Residenziale Pubblica a Piazzola sul Brenta

                    Il progetto riguarda due edifici in linea a forma di L, simmetrici uno rispetto all’altro, di tre piani fuori terra, comprendenti 36 alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, situati nel comune di Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova.
                    L’area su cui insistono è adibita parte a verde pubblico e parte a verde privato: la superficie a verde privato, interna all’area, viene organizzata a parco giochi per esclusivo uso interno, privilegiando così l’utente nella fruizione della corte che consegue allo spostamento verso la parte posteriore dei parcheggi, proponendo l’utilizzo della maggiore superficie a verde che ne risulta ad uso dei bambini che ottengono uno spazio esclusivo, sicuro e protetto, all’interno dell’area cintata di proprietà e controllati “a vista” dai genitori.
                    Gli edifici sono di impostazione e volumetria simili, si è cercato di dare una definizione e specificità particolare agli accessi dei due vani scala, i quali sono stati accorpati in un unico ingresso che riunisce i due vani scala stessi in un atrio comune, che diventa il luogo di incontro sia per chi giunge dagli ingressi pedonali esterni che per chi arriva dai garages posteriori.
                    Da questo ne è conseguito naturalmente una ridefinizione tipologica degli alloggi, con un nuovo progetto di distribuzione interna ed un ridisegno generale delle facciate.
                    Anche i quattro alloggi al piano terra sono stati progettati in funzione della priorità gerarchica dei percorsi di ingresso: hanno infatti un accesso esclusivo, autonomo rispetto al principale.
                    Si possono leggere gli edifici come composti da quattro “blocchi” specifici che informano sia la distribuzione tipologica dei singoli alloggi che la maglia strutturale.
                    Dal punto di vista strutturale e da quello distributivo tipologico abbiamo cercato di definire degli edifici che, costruttivamente e perciò in sede di cantiere, fossero il più possibile semplificati e seriali, per ottenere migliori tempi di esecuzione e procedure, con una organizzazione orizzontale di processo che permetta l’edificazione in parallelo per piani e quindi l’utilizzo di sinergie ed economie di scala, sia per i costi di produzione diretti che per la logistica generale.

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                    Ristrutturazione di due unità immobiliari esistenti ad uso residenziale a Padova

                      L’intervento in oggetto riguarda la ristrutturazione di due unità immobiliari esistenti ad uso residenziale facente parte di un complesso edilizio di quattro unità sito nel comune di Padova.
                      Il progetto prevede l’ampliamento e il collegamento per la creazione di una unica grande residenza distribuita su tre piani fuori terra di cui uno mansardato.
                      L’unità residenziale è collegata verticalmente sia con una scala che con un ascensore fino al piano mansardato in modo che tutti e tre i piani siano serviti.
                      Per ottenere ciò si è dovuto realizzare un volume nella terrazza del piano mansardato e alzare parte della falda di copertura per poter accedere all’interno.
                      Allo stesso piano è stata creata un’apertura di collegamento tra le due unità.
                      Per ragioni estetiche e di valutazione architettonica si è ritenuto di allineare la nuova falda con quella esistente uniformando così il nuovo volume risultante.
                      Intervento è stato realizzato con finiture e materiali esclusivi come pavimento al piano terra in Terrazzo alla Veneziana, scale rivestite in Pietra San Gottardo.
                      Si è progettato anche l’arredamento della unità con boiserie progettare e disegnate a misura con legni pregiati e laccati.

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                      Lavori di restauro e ristrutturazione di un edificio storico della fine del ‘700 con vincolo storico a Vicenza

                        L’intervento edilizio riguarda il restauro e la ristrutturazione di un immobile a destinazione residenziale sito nel comune di Vicenza.
                        L’edificio si trova lungo una via trasversale a Corso Palladio, nella zona centrale della città di Vicenza. L’affaccio principale è orientato a nord e si affaccia su una stretta via, mentre il retro offre vedute su ampi giardini.
                        L’intervento consisteva nella ristrutturazione dell’ultimo piano e del sottotetto, con il recupero e il consolidamento delle strutture lignee del solaio e del tetto.

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                        Lavori di recupero ed adeguamento funzionale per la riqualificazione del Fabbricato Viaggiatori della Stazione ferroviaria di Vicenza

                          La stazione di Vicenza viene realizzata nel quadro delle opere di realizzazione della linea ferroviaria Milano – Venezia, su progetto dell’ingegnere Giovanni Battista Meduna. Il primo edificio, realizzato nel 1846 nell’area urbana di Campo Marzio, ha carattere provvisorio. L’edificio definitivo, ultimato nel 1849, è caratterizzato da una tettoia sostenuta da 28 archi a copertura dei 4 binari dell’epoca. Distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, viene riedificato durante il dopoguerra, divenendo operativo all’inizio degli anni Cinquanta.

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                          Di impianto architettonico che richiama l’arte veneta della Scuola Palladiana, il fabbricato è caratterizzato da un impianto simmetrico articolato in cinque volumi: il corpo centrale costituito dal portico d’ingresso e dall’atrio a doppia altezza in cui è ubicata la biglietteria; le due gallerie laterali, simmetriche rispetto all’atrio, che consentono l’accesso ai binari; i corpi edilizi esterni sviluppati attorno a due piccole corti che, seppur accessibili ai viaggiatori, hanno per lo più funzioni di servizio.
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                          La riqualificazione dell’edificio conclusa da Centostazioni nel 2007 potenzia la fruibilità complessiva della struttura, ne valorizza le caratteristiche estetiche e razionalizza la distribuzione degli spazi interni rendendoli più funzionali per i clienti.

                          I lavori realizzati da Centostazioni, con un investimento di circa 2,4 milioni di euro, restituiscono alla città un complesso ferroviario più funzionale, sicuro, accessibile e dotato di negozi e servizi utili per i frequentatori.
                          Oggetto di particolare attenzione è la scelta dei materiali, ad esempio il rivestimento in mattoni e pietra gialla di Vicenza utilizzato per uniformare e valorizzare le facciate esterne dell’edificio.

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                          L’atrio diviene più confortevole grazie all’introduzione di un’illuminazione idonea e soprattutto di nuove attività commerciali e servizi. Interventi di riqualificazione riguardano le due corti laterali, protette da lucernai in grado di diffondervi la luce naturale. Opere di abbattimento delle barriere architettoniche garantiscono agli utenti un accesso più agevole in stazione: ne sono un esempio la realizzazione di nuovi servizi igienici accessibili a tutti e l’inserimento di percorsi tattili per non vedenti che collegano l’ingresso di stazione ai principali servizi ubicati all’interno della struttura. A completamento dei lavori, la messa a norma degli impianti tecnologici e la manutenzione delle strutture.