Patrizia Sanna, con il marito, lavora nella moda. Ha una casa sempre aperta agli amici, ma anche, come in questo caso, a conoscenze nate da esigenze professionali. Perché non c’è niente di meglio del clima rilassato e accogliente che sa creare intorno ai suoi ospiti per stringere nuovi rapporti di fiducia. Che spesso, negli anni, sono diventati legami di autentica amicizia. Come ci riesce? Coinvolgendo tutta la famiglia.
Conviviali occasioni di lavoro
«Da sempre mi occupo di moda, ma la casa è il mio vero hobby, anche se ci sto infinitamente meno di quanto vorrei», spiega Patrizia Sanna, che ha trovato il sistema per fondere le due passioni e sfruttare le potenzialità della sua casa di Milano. Riceve spesso, ne ha fatto una specie di appendice esclusiva dello studio che divide col marito Bruno in via della Spiga: organizza pranzi dove il personale si unisce al professionale, dove s’incontrano clienti, colleghi, l’amico art director Hugo De Carvalho che cura la parte immagine dello studio, esperti di finanza e di pubbliche relazioni, organizzatori di eventi, e poi gli amici. «Per molti questo sarebbe un portarsi il lavoro a casa! Ma non per me, che sono una perfezionista: programmare, organizzare, pensare in anticipo a tutti i particolari è un hobby al quale faccio partecipare tutta la famiglia». E qui sta in parte il segreto dell’atmosfera calda e accogliente delle serate: Bruno, appassionato gourmet, partecipa alla scelta del menu, anche se la realizzazione spetta alla cuoca Marlyn. «Il nostro vanto è offrire solo piatti fatti in casa, dolci compresi», dice Patrizia, che ha trovato anche un modo gradevole e non invadente per coinvolgere i figli Alessandro e Bianca Maria: aprono la porta agli ospiti per farli sentire subito come a casa.
I piccoli, che hanno già mangiato per conto loro, re- stano con i grandi mentre prendono l’aperitivo, aiutando a passare qualche tartina e poi, a letto. «Li faccio partecipare anche ai preparativi del giorno prima, continua a raccontare la mamma, «cercando di trasformare in gioco gli inevitabili controlli che devo e voglio fare personalmente. La tavola, per esempio: mi aiutano ad allineare tutto perfettamente e faccia- mo come il cameriere di Gosford Park, il film di Alt- man, che misurava ogni distanza con il tovagliolo!». Quanto più si riesce a fare alla vigilia, tanto più rilassati si sarà il giorno dopo; come un comandante, Patrizia passa in rassegna l’argenteria che deve essere impeccabile, la tovaglia che deve apparire fresca di bucato: se ci sono pieghe impreviste, la si stende sul tavolo e si passa il ferro. Altra operazione da fare in anticipo è l’inventario di piatti e posate di portata necessari, di centrotavola, segnaposti e decorazioni che, a meno di non essere un’artista dell’improvvisazione, è difficile inventare all’ultimo momento.
Posti, segnaposti e la regola del sei
Il numero magico della convivialità, amichevole o formale, è sei, perché diventa possibile conversare tutti insieme. In pochi, inoltre, è più facile affrontare argomenti più autentici e non solo mondani. Semplice la disposizione dei posti a tavola che sarà simmetrica, con i padroni di casa a capotavola. Lui e lei avranno a destra e a sinistra, rispettivamente, le due signore e i due uomini, facendo sempre in modo che i coniugi non siano seduti vicini. I posti a destra dei padroni di casa spettano, teoricamente perché oggi le gerarchie sono assai sfumate, agli invitati più importanti o anziani. È anche gentile cedere la destra a chi viene a casa per la prima volta, In una situazione come questa i segnaposto non sono una necessità, ma una piccola attenzione in più, a metà strada tra l’omaggio all’ospite e la decorazione della tavola. Patrizia Sanna ha scelto un papavero di stoffa, e intorno al gambo, ha piegato su se stessa una foglia di magnolia, vera, raccolta in terrazza. Le due punte della foglia sono legate con un filo di rafia assieme al bigliettino con il nome del commensale.
Se lo spazio lo permette, il tavolo ovale è un’ottima scelta perché ci si sta molto comodi e ha un aspetto meno formale. Lo illumina uno splendido candelabro ‘800 di Boemia con le candele scelte in un’altezza tale da garantire che le luci non coprano la vista dei commensali. Piatti di Richard Ginori, posate d’argento di Boggiali, calici di Ichendorf. Sulla parete, disegni di Mauro Balletti. A destra, dall’alto, piccoli dettagli di gusto. I papaveri di stoffa color albicocca (Sia) pronti per essere sistemati sul tavolo (vedi box); una candida calla che accoglie gli ospiti nel bagno dedicato a loro; il segnaposto sistemato davanti al piatto; un’alzatina d’argento riempita con delicati petali freschi che diffondono nell’ambiente un profumo gradevolissimo.
Gli ospiti accolti dai bambini
Patrizia e Bruno hanno arredato da soli il loro appartamento, in un palazzo anni ’50 nel centro di Milano, con il privilegio di un giardino pensile che lo incornicia. Stile preferito, senza titubanze, è il Neoclassico, dalla boiserie con riquadri alla specchiera, dagli oggetti come l’orologio sul camino ai mobili con fregi dorati. E tutto assolutamente bianco, riposante, rasserenante. «Lo stesso che ripropongo spesso nelle collezioni d’abbigliamento, perché tra moda e casa il rapporto è continuo, la contaminazione frequente». Anche in tavola l’apparecchiatura di base è lo stesso classico servizio bianco di Richard Ginori, che di volta in volta può essere interpretato in chiave più elegante o più disinvolta, cambiando i bicchieri o i sottopiatti. Certo, un costante aiuto in casa è indispensabile per chi ha una vita sociale come questa, anche solo per mantenere scintillanti i lampadari e i candelieri dalle mille gocce che illuminano ogni angolo. A se stessa Patrizia riserva infine il piacere di scegliere i fiori, da disporre nell’ingresso e nel soggiorno, con piccole composizioni anche in bagno. Ora tutto è davvero pronto.
Sul tavolo Biedermeier, i fiori nei vasi gemelli d’argento sono un segno di benvenuto. L’arrivo degli invitati accolti dai piccoli Alessandro e Bianca Maria; Patrizia Sanna in soggiorno; il tavolo dell’aperitivo pronto in terrazza: si accendono le candele, si riempiono i calici e la serata può iniziare. In questa pagina, in alto a sinistra, flùte e spumante pronti sul tavolo in soggiorno in attesa di essere trasferiti in terrazza. In alto a destra, l’angolo del camino scintilla di dorature, l’unica variante al bianco ammessa dai padroni di casa, che privilegiano lo stile classico della specchiera Impero francese e della poltrona Carlo X.
E’ il momento in cui si dà il benvenuto agli ospiti e si presentano quelli che non si conoscono tra loro. Se, come spesso accade negli inviti di lavoro, gli padroni di casa non sono in confidenza con alcuni, è l’occasione giusta per un primo scambio d’informazioni. Il tempo dell’aperitivo è importante, “anche perché permette di preparare con calma i piatti che devono essere cucinati al momento”, spiega Patrizia Sanna, «per esempio il risotto, che faccio cucinare in molti modi diversi e che in particolare gli amici stranieri apprezzano moltissimo”. Un buon aperitivo dev’essere invitante e sofisticato quanto basta, ma delicato per non rovinare il piacere che verrà. Questa sera è stato preparato del salmone in tre versioni, poi una crema di formaggio di capra marinato, entrambi da gustare con i blinis, golosi, leggeri e non molto difficili da preparare, da tenere però in caldo in forno fino al momento di servirli.
Caffè, relax e ultime chiacchiere
Dopocena, il padrone di casa, che le adora, cerca di offrire una delle sue tisane speciali, ma gli ospiti di solito preferiscono il caffè. Creatori di moda, consulenti per aziende, distributori di otto linee d’abbigliamento in tutto il mondo, Patrizia e Bruno Sanna hanno affinato l’arte di ricevere le persone legate al mondo del loro lavoro, mescolandole con amici che si occupano di altro. È il caso di Piero Crabai, chirurgo estetico, con la moglie Emanuela d’Onofrio, direttore generale di una società di private banking, in basso a sinistra, mentre Jenny Tartufoli, in alto a destra, ha lavorato con i Sanna per organizzare eventi. E da colleghi ad amici, quando si scoprono affinità elettive, il passo è spesso molto breve.

