Un castello come residenza

    “Ho sognato di vivere in un castello fin da bambino, l’ho perfino disegnato sul quaderno di scuola nelle elementari. E ora vivo qui dal 1975 e mi sento in pace tra queste spesse mura, in questa valle”.
    Pietro Cascella, l’artista famoso, l’acclamato autore di monumenti importanti, di sculture che vivono nei musei di tutto il mondo, ci mostra con molta semplicità e gentilezza le sue maquettes che trovano una sede meravigliosa nella sala d’armi del castello dell’XI secolo, scelto come dimora insieme con la moglie, la scultrice Cordelia von den Steinen.
    Il castello di Verrucola, che si erge maestoso in mezzo alle case di un piccolo borgo medioevale, è stato restaurato con sapienza e amore dalla coppia di artisti, che ne hanno fatto la loro abitazione.

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    Vivono nel mastio, la costruzione centrale che si sviluppa su quattro livelli, scelto per gli ampi spazi che consentono l’esposizione delle loro innumerevoli sculture.
    “Il mio lavoro è fatto interamente qui, in Toscana. Questa stanza”, e indica il suo tavolo da disegno, “è la centrale dove nasce il concetto iniziale.
    Lo studio è nel borgo e la pietra viene dalla Versilia, perché uso il travertino e il marmo di Carrara”, racconta Cascella. “Non si può scherzare con la scultura. Non si può giocare a genio e sregolatezza. Scolpire una statua è un duro impegno collettivo, una fatica di molti: per questo la professionalità è un dovere”.
    E la sua lunga vita d’artista impegnato lo dimostra ampiamente.
    Il monumento per Auschwitz, un treno lungo 57 metri e largo 3, è emozionante anche visto solo nella maquette, come lo è la grandiosa “Porta dei Vestini” installata in faccia al Gran Sasso, a Penne, in Abruzzo, l’amata terra natale.
    Mentre a Milano è presente con il monumento a Mazzini. “La mia vocazione è fare opere per la società, partecipare così alla vita, perché arredare uno spazio urbano vuol dire nobilitare le persone che vi abitano.
    Una città senza monumenti è una città senza memoria”, conclude Cascella.
    Dominato dal grande camino con un verso del Cantico delle Creature di San Francesco inciso sul frontale, un altro salone custodisce reperti e modellini.
    Nella foto, l’entrata del castello che introduce alla vasta sala d’armi, in parte affrescata.
    Qui sono esposte le opere, in maquette, più importanti dell’artista, anche quelle in fase di lavorazione, come il gruppo di tre figure uguali ma ognuna con una propria religione che, come messaggio di pace, versano l’acqua nella stessa vasca.

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