L’abitazione di Andrea e Nicoletta Branzi si trova a Milano nel quartiere Bovisa, in un’area dove si alternano insediamenti residenziali e industriali di varia tipologia. Ricavata dalla sapiente ristrutturazione di un ex laboratorio artigianale del 1932, si presenta come un edificio estremamente luminoso, circostanza rara per i fabbricati della zona. Entrando, si ha subito una sensazione particolare, determinata dalla trasparenza assoluta delle pareti perimetrali.
Sembra infatti che i muri esterni si smaterializzino lasciando allo spettatore la visione preminente della pavimentazione che, costruita con lunghe doghe di rovere provenienti dai pavimenti dei vagoni ferroviari, fa percepire uno spazio galleggiante nella luce, come se ci si trovasse su un ponte di una lunga nave. E così pure i singoli ambienti interni sono stati concepiti per non essere completamente definiti e delimitati sia dal punto di vista funzionale sia da quello materiale: gli spazi dove si abita si confondono con quelli dove si lavora. Le attività sono diffuse nei vari spazi di questo laboratorio-casa e sono organizzate come in un loft, con grandi spazi vuoti. Un ampio corridoio longitudinale crea continuità collegando i pochi ambienti confinati che ospitano le funzioni più intime: la stanza da letto e i bagni. In un livello più alto, si trova uno spazio polifunzionale, con grandi tavoli, che domina tutti gli spazi sottostanti, ovvero “la plancia di comando della nave”. In un livello inferiore vi è invece lo studio, con il “tavolo per il carteggio” dove Andrea Branzi elabora i suoi progetti. Se la pianta di questo luogo è molto semplice e a sviluppo lineare, tutto quello che si trova al suo interno è estremamente ricercato e autobiografico. Nicoletta Branzi, che nella vita e nel lavoro ha subito l’influenza di diverse culture come quella giapponese, colleziona diverse opere di arte e letteratura che provengono da quei Paesi. Per Andrea Branzi si è invece presentata l’occasione per mettere insieme oggetti di design, prototipi anche mai entrati in produzione.

Approfondendo la conversazione sugli oggetti di design presenti nella casa, si comprende come l’attenzione per i materiali e per i dettagli sia sempre stata un elemento determinante nella ricerca dell’autore che, citando Rilke, sostiene come l’importanza delle cose minime e quotidiane abbia spesso influito nei grandi cambiamenti storici e che quindi non bisogna dare più di tanto credito a coloro che ritengono essere fondamentali solo i movimenti che tendono a considerare unicamente i “massimi sistemi”. La ricerca di Andrea Branzi si concentra, però, anche verso il lavoro di altri artisti-designers e, nella sua casa, oltre alle sue opere, troviamo diversi elementi di arredo di autori come Aldo Cibic e Shigeru Uchida. Questo a significare che abitare “vuol dire fare il nido, come potrebbero dirlo gli zoologi. Ovvero, raccogliere piccole cose esterne, selezionarle e metterle provvisoriamente dentro casa. Poi, alla prossima occasione, si cambierà”.

In soggiorno, il tavolo in primo piano (un prototipo) e le sedie “Lubekka” di Cassina, sono disegnati dal padrone di casa, Andrea Branzi. Divano di Aldo Cibic per Standard (fuori produzione). Alla parete, un arazzo ricamato da Nicoletta Branzi. Tra le due finestre, una stufa cinese in ghisa. Il pavimento di tutta la casa – un ex laboratorio artigianale del 1932 – è un parquet a listoni larghi e molto spessi fatto con assi di larice recuperati dallo smantellamento dei vecchi vagoni dei treni merce.
Caratterizza un po’ tutto il loft, dalla cucina alla camera da letto, l’armadiatura di legno tanganika con piano in vetro ricavata sotto le ampie finestre industriali, su disegno dei padroni di casa, Nicoletta e Andrea Branzi (prodotto da Fossa Arredamenti di Lissone). I cestini e il vaso componibile in vetro accanto alla finestra sono progetti di Branzi per Design Gallery Milano.
In camera da letto, la testata è un arazzo tibetano acquistato da Etno Arte, e la lampada da lettura con paralume di carta è di Ikea. Oltre la porta, il disegno a matita di Piero Vignozzi rappresenta uno stagno. Due banconi paralleli definiscono lo spazio operativo della cucina. Struttura in muratura, piano in marmo di Carrara, ante in truciolare da cantiere, sbiancato e verniciato.
Un’altra immagine della cucina di casa Branzi. con il grande lavello di marmo bianco di Carrara (prodotto nel laboratorio Up&Up di Massa) che ricorda le vecchie cucine di campagna. Il rubinetto fa parte della serie Tara” di Dombracht. A soffitto, le lampade di vetro opaline sospese a una barra d’acciaio sono state prodotte appositamente per questa casa da Omikron Design, su progetto di Andrea Branzi. Ed è disegnata dal padrone di casa anche la lampada-cesto appoggiata sul piano di lavoro (prodotta da Argentaurum Gallery, Gent, Belgio).
Pezzi di design e ricordi di viaggio si mescolano nel loft milanese dei Branzi, a documentare la passione dei padroni di casa per gli oggetti, quotidiani e non. In questa foto, appoggiati sulla mensola lungo la finestra, tre modelli di studio per i vasi della collezione Blister 2004, disegnata da Andrea Branzi per Design Gallery, che comprende oltre ai vasi anche lampade e mobili.




