Era “poco più che una ragazzina” l’architetto Nanda Vigo quando, nel 1964, ebbe l’opportunità di progettare gli interni di una casa disegnata da Gio Ponti. Una casa di forme naturalistiche che il Maestro aveva pubblicato come studio su Domus e offerto in regalo al committente che avesse deciso di costruirla. E così la “Casa sotto la foglia” finì per essere costruita a Malo, in provincia di Vicenza, grazie a Giobatta Meneguzzo, geometra e collezionista d’arte, che per gli interni chiamò la giovane Vigo, un architetto anticonformista che veniva dall’Accademia di Belle Arti e che già lavorava a progetti che integravano arte e interni. “Uno dei lavori più felici della mia vita”, ricorda oggi Nanda Vigo, mentre si apre la sua antologica alla galleria Post-design di Milano. Sotto l’occhio benevolo di Gio Ponti, Nanda Vigo inventa un “global environment”, uno spazio interno parallelo, più che un semplice arredamento, una illusione di forme dove i mobili ci sono ma non si vedono e, quando si vedono, si leggono come dettagli di materiali inconsueti e stravaganti: ceramica ricoperta di pelliccia, vetro, luce.
Global environment




