Un’esperta decoratrice d’interni

    In casa di Daniela Micol Wajskol. a Milano, il soggiorno ha le nuances del crema per scaldare “la luce della città che e grigia”, dice da esperta decoratrice d’interni. I divani su disegno sono rivestiti in pesante lino grezzo. Sopra il camino, un arazzo fine 800 accende di colore la stanza: è un antico scialle usato dalle spose nel Turkestan occidentale. I quattro disegni di architetture sono del 1700. La console è rivestita con il tessuto che si usa per i materassi.

    Quando si entra nella casa milanese di Daniela Micol Wajskol, eclettica decoratrice d’interni, si ha come l’impressione di buttarsi alle spalle la città con i suoi rumori e i suoi ritmi frenetici. L’atmosfera è quella di un quieto angolo di campagna. E invece è una casa di città dove tutto è equilibrato, rilassante. La ricetta antistress di Daniela è creare un’atmosfera che isoli dall’esterno e regali serenità. Le finestre sono sfiorate dalle chiome degli alberi che circondano la casa che sembra immersa in un giardino. Daniela Wajskol è riuscita a trasformare il suo appartamento in uno spazio pieno di poesia e di charme. Grazie a tutta una serie di dettagli rubati alla Provenza, dai colori “polvere” – in tutte le sfumature del lilla, dell’azzurro e del grigio – alle luci morbide, dai tessuti grezzi naturali ai mobili decappati. “La scatola della casa però la lascio sempre neutra, in una nuance particolare del panna e del crema”, dice. Così particolare che, racconta, per mesi ha girato con un piattino di Wedgwood nella borsa, perché era quello l’esatto tono di colore che cercava. Dietro a un aspetto delicato, Daniela nasconde un carattere determinato. Ha le idee ben chiare su come lo spazio debba rispecchiare un certo “understatement” e, con una serie di accorgimenti, accosta le cose in modo apparentemente casuale.

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    “Sono come una sarta che cuce un abito su misura. Mi piace creare ambienti tagliati sulle persone: con tanti angoli raccolti di intimità che diano la voglia di stare in casa. E con quell’aria familiare delle cose che fa star bene le persone, come se in quella casa ci avessero sempre vissuto”. La sua cucina, per esempio, ha un’aria di campagna, rassicurante, con un grande tavolo dove non solo pranzare, ma anche fare i compiti con i bambini o lavorare al computer. Nei suoi progetti lo stile francese fine ‘700 si sposa con quello gustaviano. Grazie ai due anni trascorsi in Francia (quando ha iniziato la professione di interior designer, quindici anni fa), lo stile provenzale è stato il suo primo amore. Poi, la parentesi newyorkese, per frequentare la prestigiosa Parsons School of Design, ha influito sul suo stile, che si è evoluto. Dai due fratelli, Jonathan che insegna grafica e design a New York, e Adriano che ha studiato regia all’Actor’s Studio, ha imparato molto. “Ma la persona che mi ha trasmesso consigli preziosi è Maurizio Epifani di L’oro dei farlocchi, a Milano”. E mentre i suoi progetti sono stati raccolti in un libro, Interiors by design (di Ros Byam Shaw, ed. Ryland Peters & Small, settembre 2003), lei è già proiettata sul prossimo impegno: l’arredamento di un ristorante, in collaborazione con lo chef Alfonso Montefusco, che sarà parte di un complesso che comprende anche un centro benessere che Culti sta per aprire in zona Magenta a Milano. “Uno spazio innovativo che assomiglierà un po’ a una casa”, assicura Wajskol.

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    Un angolo dello studio che diventa, all’occorrenza, una camera per gli ospiti. Nella nicchia, incorniciata da una boiserie con armadi, un dipinto belga dei 1800. Poltroncine e tavolini in stile gustaviano risaltano sull’antico parquet originale. Sulle ante dell’armadio che nasconde il televisore sono pannellate delle stampe ottocentesche. Nella pagina accanto, la sala da pranzo con il tavolo di fine ‘800 che in origine era un mobile da giardino di “L’utile e il dilettevole”, con la base di ter forgé e il piano con doghe di legno decappate. “Il primo acquisto che ho fatto per questa casa”, dice Daniela Wajskol. Lo specchio proviene da una boiserie recuperata in Provenza. Il lampadario in cristallo con un ramo di corallo “porte- bonheur” è di Maurizio Epifani.
    Per la camera dei bambini, lettini stile “gustavien” e una collezione di peluches e giocattoli in legno come “quelli di una volta”. Daniela Wajskol ha voluto che la camera da letto fosse separata dalla “playroom”. “È un lusso, ma trovo giusto che ci sia uno spazio esclusivamente per dormire e un’altra stanza dove i bambini possano giocare e fare i compiti”. Il lampadario è una vecchia lanterna di ferro da esterno, mentre il piccolo tavolo e le seggioline sono stati fatti, su disegno originale, da un artigiano.

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