Patricia Urquiola emana energia pura, ed è tra i designers più quotati del momento. La sua casa milanese mescola pezzi firmati da lei per le grandi aziende mobiliere (Moroso, B&B Italia, Molteni), oggetti-culto di design e altri scovati sui mercatini.
A casa sua, su due carrelli di plastica nera progettati negli Anni 70 da Joe Colombo, le lampade di modernariato acquistate in un mercatino di Miami si affiancano a libri, modellini di studio e altri oggetti d’uso quotidiano. La stampa a parete (come anche quella in camera da letto) è opera di Muniz.
A febbraio è stata ospite d’onore alla fiera del mobile di Stoccolma (di cui ha progettato la hall e, per esporre le sue creazioni, un gazebo multicolore ispirato alle cupole geodetiche di Buckminster Fuller). E al Salone del Mobile firmerà pezzi per quasi tutte le più importanti aziende dell’arredamento e dell’oggettistica per la casa (Moroso, Molteni, B&B Italia, De Padova, Foscarini, Alessi, Kartell, Agape; e altre di cui non si può parlare per via delle dita incrociate).

È decisamente lei, Patricia Urquiola, la designer italiana del momento. Italiana, sì, perché dopo vent’anni di milanesizzazione ormai si può dire dei nostri, anche se è nata sotto il cielo movimentato delle Asturie, nella Spagna del nord. “Lì c’è aria di Atlantico, una natura forte e vigorosa. A Milano ho trovato altre cose. È una città colta, e io mi considero cresciuta soprattutto negli interni delle case milanesi, dove a ispirarmi sono stati oggetti come la Plia e la Parentesi (una sedia e una lampada, due classici del design italiano). È qui che ho scoperto la nobiltà del pezzo industriale”. Nel salotto di casa, mentre sua figlia Julia spedisce un Big Jim armato di corda doppia a salvare la Bratz precipitata dal divano, Urquiola cerca di convincerci che giocare con le Barbie è un passo fondamentale per diventare buoni designer. “Quando ero piccola in Spagna non c’erano. Me le portava mamma dalla Francia, e io le adoravo. Giocare con loro è stato un grande allenamento al mondo degli oggetti. Forse oggi devo alle Barbie un sogno ancora da realizzare, quello di avere un mio laboratorio dove costruire modellini di progetto”. Padre ingegnere che suona il pianoforte, “molto dolce, istintivo, sensibile e gioioso”, madre laureata in filosofia, “cerebrale, vera coscienza della casa, pensiero veloce”, Patricia si considera erede di una tradizione familiare che ha il suo filo rosso nel piacere di vivere fatto di riflessione sulla bellezza delle cose e degli oggetti. Ma anche di una famiglia in cui le donne hanno contato sempre molto. “E sono state tutte grandi seduttrici. Forse è per cercare di competere con loro che sono diventata designer. Per cercare di sedurre anch’io, ma attraverso gli oggetti”. Guarda caso, la sua storia professionale in Italia nasce proprio dall’incontro con una donna, Maddalena De Padova. “Ho lavorato sei anni dietro le quinte del negozio De Padova di Milano. Nello studio tecnico a disegnare, poi spesso a pranzo con lei, a caccia di forme e riferimenti sui libri di casa sua. Per la mia abitudine a trattare con donne di grande personalità, non ero per niente intimidita, anzi la sentivo molto vicina, come di famiglia. E credo che questa mia naturalezza mettesse a proprio agio anche Maddalena”. Attraverso la De Padova, rincontro e la collaborazione con Vico Magistretti, poi cinque anni nello studio di Piero Lissoni (dove Urquiola conosce il suo socio di oggi, Martino Berghinz), e il lavoro all’università come assistente di Achille Castiglioni. Nel 1998, un’altra occasione fortunata viene dal feeling con Patrizia Moroso, dell’omonima azienda mobiliera. Inizia un’intensa collaborazione, e un momento di grande fervore creativo. Lo stesso anno la Urquiola apre il suo studio professionale. “Non vorrei però essere ricordata come una che ha disegnato divani tutta la vita”, ironizza. Non c’è pericolo. Il ciclone Urquiola spazia già oggi dalle lampade (disegnate a quattro mani con la creativa veneziana Eliana Gerotto, per Foscarini) ai tappeti (è allo studio una collezione), ai gioielli (per gli argentieri San Lorenzo). Fino alla progettazione di interni, con l’architetto Martino Breghinz: allestimenti per mostre e stand, negozi, showroom e sedi di rappresentanza di grandi aziende (tra cui, in questi giorni, la hall degli uffici Marks&Spencer a Londra, in un edificio progettato da Richard Rogers). Ciliegina sulla torta: una villa di 800 metri quadrati per i Moroso a Udine, in corso di realizzazione. E chissà che non siano in vista orizzonti ancora più ampi, per questa implacabile pasionaria del progetto.
In camera da letto, pochi pezzi di design sono protagonisti di un’atmosfera quieta e rigorosa. Il letto è Clip, con la testata pieghevole, un progetto di Patricia Urquiola per Molteni. Fa da comodino il pouf Fat-Fat, disegnato sempre da lei per B&B Italia. Appoggiato alla parete, il grande specchio acquistato da un antiquario e due poltroncine degli Anni 50 che accompagnano da sempre Patricia in tutti i suoi spostamenti. Il tappeto fa parte della collezione disegnata da Urquiola per la spagnola Gandia Blasco.
