Concorso per il centro scolastico di Codigoro

La progettazione del Centro scolastico di Codigoro ha le sue premesse in un concorso per il progetto di massima che risale al 1970.
Lo studio svolto in quella sede aveva ipotizzato la necessità, confermata dall’andamento delle frequenze negli anni successivi negli Istituti superiori esistenti, di una struttura che in prospettiva raccogliesse circa 2000 studenti a servizio dei Comuni del comprensorio, come gli stessi Comuni richiedevano per garantire il diritto allo studio ed il superamento degli scarti culturali nel territorio.
Successivamente, nel 1974, la Provincia di Ferrara bandiva un appalto-concorso al quale il Consorzio tra le Cooperative di produzione e lavoro di Ferrara, unitamente al Collettivo di architettura rappresentato da Novella Sansoni e Vincenzo Montaldo, partecipava col progetto illustrato in queste pagine, frutto quindi della collaborazione tra lo studio e l’ideazione dei progettisti e l’esperienza operativa e l’analisi di fattibilità del costruttore.
Oggi è in fase di avvio la costruzione del primo lotto per circa 850 studenti. Il bando di concorso del 1974 proponeva il tema della sede degli Istituti scolastici superiori esistenti in Codigoro, ma lasciava aperta la possibilità di prevedere un complesso che tenesse conto delle linee evolutive di un Centro di distretto. Questa possibilità fu colta dai progettisti proponendo una tipologia basata sull’individuazione dei moduli organizzativi tipici del Centro scolastico di distretto, sulla base delle indicazioni provenienti dal dibattito culturale in atto, fornendo una interpretazione spaziale al problema del rapporto tra funzione didattico-educativa e organizzazione edilizia.
Furono quindi assunte le seguenti ipotesi:
A) Centro scolastico secondario come Centro di distretto aperto alla collettività e al coordinamento del servizio educativo del comprensorio.
Questa ipotesi ha comportato lo studio di una adeguata organizzazione e dimensionamento delle attrezzature collettive: auditorium, biblioteca, impianti sportivi, mensa self-service e locali per riunioni, per associazioni ecc., facilmente agibili dall’esterno e distinti dalle funzioni specificamente didattiche.
Il Centro è quindi un servizio culturale per il territorio e può diventare, sulla base dei compiti affidati al Consiglio distrettuale, il luogo di raccolta ed elaborazione del servizio didattico.
In termini spaziali ciò comporta la destinazione di un congruo numero di uffici e il collegamento con l’organizzazione dipartimentale che costituisce la direzione culturale e scientifica di tutta la scuola.
B) Centro scolastico come luogo dell’educazione permanente e della formazione professionale. Sono state individuate le funzioni relative allo svolgimento dei corsi professionali regionali e quelle dei corsi delle 150 ore retribuite per lavoratori.
La struttura scolastica è stata quindi dotata delle attrezzature professionalizzanti quali laboratori, officine, impianti ecc. E’ stato però ritenuto fondamentale che i laboratori tecnologici fossero coinvolti organizzativamente nell’area adibita all’insegnamento, alla discussione, alla ricerca, in base al criterio che nella scuola debba essere curato non tanto l’addestramento alla macchina o all’utensile (come oggi avviene) ma l’apprendimento e la verifica del processo produttivo e tecnologico del mondo del lavoro.
C) Centro scolastico nella prospettiva della scuola secondaria onnicomprensiva. La scuola unitaria onnicomprensiva presuppone l’equivalenza degli indirizzi e una formazione culturale unitaria.
Alla formazione generale di base corrisponde un ventaglio di opzioni che offre la possibilità di specializzazioni specifiche collegate alla formazione culturale generale.
Perciò la nuova scuola secondaria supera la tradizionale divisione fra gli Istituti e si fonda sulla qualificazione degli spazi in base alle esigenze funzionali.
Una delle caratterizzazioni della nuova struttura è la disponibilità al libero organizzato sviluppo del processo di formazione degli studenti.
La funzione della classe tradizionale è stata sostituita da spazi differenziati per raggruppamenti di 12, 25, 75 studenti, da spazi per attrezzature (laboratori), spazi destinati al lavoro di ricerca e direzione scientifica della scuola raggruppati per filoni di ricerca o per “dipartimenti”.
D) Centro scolastico disponibile a pieno tempo per gli studenti e la collettività.
Il pieno tempo per una massa considerevole di persone deve tener conto non solo delle ore di studio ma anche dello svago e del riposo.
Perciò le attrezzature dovevano essere opportunamente dimensionate; da quella del bar-ristorante alle palestre, alle altre attrezzature sportive, culturali, ricreative.
L’impianto generale del progetto diviso in tre principali blocchi funzionali è, ci sembra, facilmente leggibile nei disegni.
La scelta della soluzione a piastra per la parte didattica ci è sembrata più aderente alla richiesta flessibilità dell’organismo didattico e alla necessità di interrelazione tra l’attività teorica svolta negli spazi didattici e l’attività pratica svolta nelle officine.
Ha giocato però in questa scelta anche la preoccupazione economica per un terreno di fondazione avente una bassissima portanza.
Lo schema a piastra risulta d’altronde già ampiamente sperimentato ad es. nelle scuole tedesche del Baden Wurttemberg, nei recenti centri scolastici americani, nella Libera Università di Berlino. Ad esso si è voluto dare deliberatamente, anche sotto il profilo figurativo e quello costruttivo (si è utilizzato un sistema prefabbricato di tipo industriale), il carattere di una vera e propria “officina dello studio e dell’apprendimento”, e come tale ha le massime caratteristiche di elasticità funzionale e le massime possibilità di interrelazione fra gli spazi.

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