Progetto Rialto a Venezia

Come salvare la più famosa città del mondo, Venezia, dal suo progressivo sprofondamento nelle acque marine? Soles, azienda di spicco nel settore delle fondazioni, ha pensato a una soluzione tanto eclatante quanto supportata tecnicamente: sollevare gli edifici della laguna.

«Progetto Rialto» propone il sollevamento fisico degli edifici della laguna, operato attraverso l’infissione di pali Soles e una controspinta da parte di appositi martinetti idraulici, arrivando a garantire un potenziale recupero di un piano abitabile per ogni edificio che sia sottoposto a tale trattamento.

Ciò che probabilmente di più superfluo si possa dire su Venezia è che riferendosi a esso non si parli semplicemente di una città, bensì di uno dei patrimoni più cari all’umanità intera. Superfluo perché è ormai cosa conclamata, e perché in realtà questo definirla unica e impareggiabile ha per molti anni contribuito a creare un’opinione diffusa, latente ancora oggi in buona parte dell’opinione pubblica, secondo la quale dovrebbe essere considerata quasi alla stregua di un museo vivente, laddove ogni intervento, di qualsivoglia natura, risulterebbe dannoso, per principio. Venezia è sempre stata invece una città viva, in continuo movimento, come la sua gloriosa storia conferma, e come le successive stratificazioni architettoniche in molti dei suoi edifici dovrebbero ricordarci. Fortunatamente negli ultimi anni la situazione nell’’opinione pubblica è un po’ cambiata, dapprima lentamente e poi in maniera più decisa e dal sorpassato concetto di «come salvare Venezia» si sta passando a una più contemporanea concezione di «come intervenire su Venezia» per riuscire a rinnovarne e a mantenerne sempre lo splendore e la fama nel mondo.
Questo, almeno, è l’auspicio, perché la conservazione è senza dubbio un tema importante, ma non esiste cultura che oggi sia riconosciuta importante e influente che non abbia saputo rinnovarsi nel tempo, senza immobilizzarsi in quella sorta di mummificazione che alcuni teorici del restauro vorrebbero.
In questo contesto appare senza dubbio interessante una sfida come quella proposta dalla Soles spa di Forlì e dalla Mattioli spa di Padova denominata «Progetto Rialto»: un tentativo, a prima vista, di provare a fermare quel fenomeno di progressivo sprofondamento nelle acque lagunari (fenomeni tecnicamente denominati di subsidenza ed eustatismo) che da sempre ha caratterizzato Venezia. Da questo accadimento naturale la città ha sempre saputo risollevarsi, non tanto fisicamente, ma in maniera effettiva, stratificando edifici su edifici e facendo riemergere dalle acque sempre nuovi fabbricati, dal linguaggio di volta in volta contemporaneo e che nei secoli sono andati a costituire quel patrimonio edilizio che rappresenta una delle qualità più apprezzate della città. Quello che oggi Soles propone con il «Progetto Rialto» è un vero e proprio sollevamento fisico degli edifici della laguna, operato attraverso l’infissione di pali Soles e una controspinta da parte di appositi martinetti idraulici, arrivando a garantire un potenziale recupero di un piano abitabile per ogni edificio che sia sottoposto a tale trattamento. Potenzialmente quindi una grandissima opportunità, qualora fosse realizzata, per la città di Venezia e per molteplici fattori: non solo per il recupero di un patrimonio edilizio sommerso che dal punto di vista architettonico (ed anche archeologico se vogliamo) rappresenterebbe un’ulteriore aggiunta al già cospicuo «tesoro» veneziano; ma anche e soprattutto dal punto di vista urbanistico. Si provi infatti solamente a pensare che cosa vorrebbe dire per i proprietari degli immobili oggetto di intervento poter recuperare un piano intero (a livello strada tra l’altro) : un nuovo immenso patrimonio economico e urbanistico, un incremento di disponibilità e valore immobiliare non indifferente, un cambiamento repentino e profondo dei parametri urbanistici della città come raramente accade nelle nostre aree urbane.
È questa quindi la domanda di carattere sociale, prima ancora che di fattibilità tecnica, che viene spontanea: saprà Venezia percepire questa opportunità come reale possibilità di trasformazione? Di una trasformazione senza precedenti, che potrebbe aggiungere un ulteriore incredibile capitolo alla sua già fantastica storia? Già, perché di un’iniziativa di cambiamento si tratta, oltre che di una sfida tecnologica indubbiamente affascinante, e proprio questa sua estrema difficoltà di attuazione fa sì che gli effetti si ripercuotano su un raggio ancor più ampio di quello meramente costruttivo. Come fatto notare dagli stessi ideatori delle due aziende, il sollevamento potrebbe essere relativamente semplice nel caso di edifici isolati, che però sono abbastanza rari nel tessuto urbano di Venezia. La situazione diventerebbe ben più complicata nel caso di aggregati urbani o cortine edilizie consolidate, dove le varie proprietà tra di loro adiacenti dovrebbero necessariamente operare di comune accordo e il sollevamento in questo modo interesserebbe non più singoli manufatti ma interi isolati. Ecco allora la vera sfida: un’operazione tecnica al servizio della trasformazione urbanistica di una città. Gli scenari che potrebbero aprirsi sarebbero davvero numerosi e allettanti, dalla costituzione di consorzi di cittadini proprietari di immobili adiacenti alla riprogettazione di interi quartieri in funzione del recupero di tutti i piani terra dei manufatti, dalla creazione di nuove zone commerciali alla definizione di aree «tematiche» della città, in cui società esterne investitrici potrebbero sovvenzionare il sollevamento di alcune zone. E così via su scala sempre maggiore, per un processo che potrebbe davvero rappresentare una nuova fase produttiva per Venezia, a fianco dei già importanti interventi ingegneristici (Mo.Se.) e architettonici (uno su tutti Calatrava) che nel bene e nel male hanno sicuramente dato una scossa alla città, riscoprendola attiva e attenta alla contemporaneità.
Certo, tutto ciò può sembrare utopico, è necessario prima di tutto che venga testata la reale validità della tecnologia sul campo dell’ambiente lagunare (e non solo nel “laboratorio” di Forlì) e sarà un processo sicuramente non di breve durata; d’altra parte, però, non poteva sembrare forse utopica questa proposta fin dall’inizio? Sollevare da terra un edificio per un’altezza desiderata in base alle esigenze… ed invece la dimostrazione è stata data e con successo, segno che l’innovazione tecnologica ha raggiunto livelli ormai straordinari. E allora perché non pensare che, una volta tanto, sia proprio un’innovazione tecnica a fare da propulsore a un cambiamento non solo economico, ma anche sociale e urbanistico? Immaginare non costa nulla.

La tecnica
L’innovativa tecnica di sollevamento elaborata dalla Soles spa, azienda di Forlì di rilievo a livello nazionale nel campo delle palificazioni e delle fondazioni speciali, si basa sul principio dell’innalzamento di un manufatto eseguito per controspinta mediante appositi martinetti idraulici. Dal punto di vista esecutivo l’operazione si ottiene in questo modo: si consideri l’esempio di un edificio isolato, come quello già sollevato di un metro a Forlì: si procede innanzitutto alla rimozione del pavimento al piano terreno, dopodiché si esegue uno scavo all’interno del manufatto, eseguito per parti successive, nel quale si realizza una nuova piattaforma di fondazione in calcestruzzo con uno schema di armatura in acciaio appositamente studiato in base alle caratteristiche del manufatto stesso. Le murature esistenti vengono integrate nel getto della platea e in essa vengono inseriti degli innesti speciali che serviranno come sedi predisposte per la successiva infissione dei pali Soles. Il palo Soles è uno speciale palo di fondazione a infissione statica brevettato dalla ditta, con anima in acciaio e riempito e contornato da micro calcestruzzo, dalle caratteristiche particolari tra cui l’estrema semplicità di realizzazione, eseguibile con macchinari di dimensioni ridotte e in spazi angusti, con assenza di vibrazioni e senza estrazione di terreno durante la sua esecuzione. Terminata l’infissione, si procede ad applicare, su ogni palo realizzato, i dispositivi di sollevamento – dei martinetti idraulici ad alta portata – che si ancorano alla platea e, per controspinta sui pali, ne permettono il sollevamento insieme all’edificio a essa vincolato.
Una volta concluso il sollevamento all’altezza desiderata, i martinetti potranno essere tolti e l’edificio avrà come nuova fondazione i pali Soles, che ne garantiranno la stabilità futura. Un processo quindi sicuramente laborioso, in quanto ha come necessità assoluta lo svuotamento del terreno sottostante al fabbricato per la realizzazione della piattaforma, ma che in realtà opera secondo un principio molto semplice come quello del sollevamento tramite controspinta.

La storia ci insegna che l’edificato veneziano ha sempre saputo rinnovarsi negli stili, ma soprattutto adeguarsi alle mutate condizioni del rapporto tra suolo emerso e le esondazioni di marea. La «rifabbricazione» ha caratterizzato la città, soprattutto per i suoi palazzi, sino al Settecento, dopodiché le costruzioni si presentano più coerenti con il rapporto con l’acqua, a seconda del luogo di costruzione che sappiamo essere di diversa quota altimetrica. Oggi che la rifabbricazione non è pensabile, né come ricostruzione dell’esistente né come riqualificazione formale e/o di stile, dobbiamo agire mantenendo inalterato il bene così come lo troviamo nelle sue conformazioni. In particolare, quelle riguardanti il basamento dei manufatti sono state, negli ultimi secoli, sotterrate dalla pavimentazione e quindi un rialzo dell’intero edificio metterebbe di nuovo in evidenza gli elementi formali oggi nascosti. Inoltre, l’eventuale rialzo dell’edificio non sarebbe mai superiore ai 50/60 cm, rendendosi necessario mediamente per un 30/40 cm e quindi difficilmente percettibile nel contesto spaziale.

Progetto Rialto, Mo.Se., grandi interventi di architettura (Calatrava, restauro Molino Stucky, ecc.): è iniziata una nuova stagione per Venezia, all’insegna della modernità e della tecnologia? No: il Progetto Rialto si inserisce nella logica dell’utilizzo della innovazione tecnologica al servizio del recupero funzionale delle strutture antiche. A riguardo, nell’ultimo decennio, sono state diverse le novità tecnologiche al servizio del restauro funzionale di murature, ponti in ghisa, travature lignee, ecc. Tutti gli altri interventi hanno una logica diversa.
Lei è promotore e attivo fautore di un progetto dettagliato di mappatura del territorio di Venezia, può dirci due parole in merito?
Si tratta di un Sistema Informativo Territoriale su base georeferenziata costruito e da anni attivo per sostenere la manutenzione urbana programmata.
La caratterizzazione parametrica di ogni elemento in cui è stato suddiviso il suolo della città e l’edificato è alla base di ogni valutazione sul bene e sulle sue necessità. I parametri riguardano lo stato di efficienza degli edifici, dei muri di sponda, dei ponti, della navigabilità dei rii, della pavimentazione e delle sue caratteristiche planialtimetriche, delle reti nel sottosuolo. È un sistema pensato integrato, implementabile e corre- labile a futuri sviluppi e utilizzi, quali anche la mappa dei ritrovamenti archeologici e il modello geologico.

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