Concorso di design Tavolo Papiro

DIVIDE ET IMPERA

Un oggetto è fantasia, invenzione o immaginazione?
Ma l’immaginazione non è anche fantasia?
E le immagini evocate dalla fantasia non sono solo visive, ma hanno colori, odori e suoni.
E storia ed emozioni.
Quando ti si presenta l’urgenza di un segno, che poi assume una forma e prende vita propria, la tua appartenenza a quell’oggetto o la sua appartenenza al tuo mondo di idee, stabiliscono un “campo elettrostatico” dove c’è scambio continuo, pulsante, che termina solo quando il flusso di scambio cessa perché appagato dal risultato.
Può sembrare un approccio esagerato ed enfatico, ma è solo perché le parole non riescono ad esprimere, se non appunto in modo apodittico, il processo emozionale che si innesca nella fase progettuale.
Quando pensi ad un oggetto, questo è metafisico.

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Non appartiene a nulla, galleggia nello spazio.
Poi viene “contaminato”: da una luce, da un riflesso, da un colore… e prende una direzione, che poi la tua sensibilità, cultura, storia, capacità e sentimento portano a destinazione.
Enfasi? Forse
Presunzione? Forse
Ma l’approccio è questo. A volte si potrebbe parafrasare Chopin che, a chi gli chiedeva, lui bimbo di pochi anni, come riuscisse a suonare quelle meravigliose melodie, rispondeva:” io metto solo insieme le note che si vogliono bene…”.
Ecco, forse gli oggetti esistono già, noi ci limitiamo a mettere insieme i segni che si vogliono bene.
Questo oggetto nasce così, con un primo intento di trovare un tavolino che fosse intimo e rassicurante, utile e comodo, certo bello ma, assolutamente: per due!
Un tavolino pensato per gli incontri a due in locali pubblici: due amiche che si scambiano confidenze, due innamorati, due studenti per un ultimo ripasso insieme prima dell’esame, due amici dopo teatro, una mamma con il suo bimbo affamato a colazione, due… due…
Un oggetto che deve unire due persone in un luogo che, anche se pubblico, rumoroso e promiscuo, potesse costituire un’isola di relax, di scambi sia emotivi che culturali o culinari… un’oasi!
E dall’oasi alla miracolosa regione del Nilo, dall’acqua sorgente di vita alle sue sponde rigogliose dove regna il papiro, il passo è stato naturale.
Pianta nobile e regale, simbolo di gioia, scettro magico delle divinità, il papiro partecipava alla vita quotidiana degli Egizi: il suo nome egizio era ouadj, che significa vigore, giovinezza. E, associato alla gioia e alla giovinezza, in ogni momento della giornata era presente in una forma o nell’altra nella vita degli Egizi.
Un oggetto che trasmette quindi gioia di vivere e spensieratezza.
Tutte queste suggestioni suggerite dal papiro, dalla sua storia, dal suo ambiente e dai significati religiosi e sociali del suo nome, hanno contribuito perciò a “disegnare” questo tavolino, che è diventato quasi un oggetto simbolico:
• la forma, che idealmente può essere derivata da un unico foglio (di faggio curvato a vapore o lamiera d’acciaio) diviso in due e poi piegato, sagomato e incollato;
• lo spazio centrale tra i due piani che avrà due funzioni, entrambe necessarie: una percettiva ed emozionale, con l’acquario, i pesci e le piante, quasi una mini barriera corallina; ed una funzionale, di scaldavivande, con il rimando allegorico al calore del deserto.
• La struttura che, una volta piegata, assume nella base la forma di un insieme di onde. Simbolica nel sinuoso formarsi dell’onda creata dal piegarsi del materiale, ma anche funzionale come elemento sia strutturale nella parte esterna, che pratico come poggiapiedi in quella interna.
Il tavolino che, ovviamente, non poteva che chiamarsi “Papiro”, è composto da due fogli identici di lamiera di acciaio verniciato (o faggio curvato a vapore), piegati, sagomati e incollati o saldati a caldo.
Anche la lavorazione può quindi ricordare il papiro che viene anch’esso tagliato e suddiviso in strisce, prima di essere poi incollato e arrotolato.
La parte centrale superiore, tra i due piani, è pensata come un acquario ed uno scaldavivande, ma da combinarsi insieme, con alcuni tavolini-acquario e altri tavolini-scaldavivande: perché sono tavolini a due ma, come per le persone, in uno stesso ambiente duettano meglio in compagnia!
Lavorazione semplice e ideale per una produzione di serie, con dimensioni e forma dei singoli componenti semplici da predisporre per un packaging-spedizioni, facilmente assemblabile. Componente centrale con predisposizione di elementi di collegamento elettrico per illuminazione (acquario) e calore (scaldavivande).
La possibilità poi di una gamma di colori che rievoca l’ambiente della regione del Nilo (azzurro – Nilo, rosso – mare Rosso, verde – papiro, grigio – coccodrillo, giallo – deserto), contribuisce a completare le sensazioni dell’oggetto: visiva, tattile, olfattiva.
Il “Papiro” si propone come un oggetto di incontro, di unione, di scambio, di riflessione, conviviale… un oggetto musicale.

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