L’architettura in Russia

Le fondamenta
La nascita della macchina segna l’inizio della rivoluzione tecnica, che distrugge l’artigianato e diventa determinante per la grande industria moderna. Nell’arco di un secolo vengono riorganizzati tutti i processi vitali in base ai nuovi sistemi di produzione. Oggi la tecnica ha rivoluzionato non solo lo sviluppo sociale ed economico, ma anche quello estetico. Nell’Europa Occidentale e in America questa rivoluzione ha determinato gli elementi fondamentali del nuovo costruire.
Nell’ottobre 1917 inizia la nostra rivoluzione e si apre così una nuova pagina nella storia della società umana. Gli elementi di base della nostra architettura provengono da questa rivoluzione sociale e non da quella tecnica.
Il committente individuale, privato, oggi è stato sostituito dalla “committenza sociale”, come noi la chiamiamo. Dall’intimo e dal singolo, il centro di gravità si è spostato verso il generale, il molteplice. Oggi per l’architettura è valido un altro metro di giudizio.
Come prima necessità, per risolvere questi nuovi problemi architettonici bisognava riordinare l’economia, intesa come struttura fondamentale. Per adempiere veramente al nostro compito nel mondo dobbiamo cercare di accelerare, forzare questo periodo di crescita. Ciò è possibile a patto che non solo miglioriamo, ampliamo quello che ci è stato tramandato, ma che lo rinnoviamo completamente. Non solo costruire, ma ricostruire.
L’architettura sovietica è passata alla ricostruzione.
Interrelazioni fra le arti
Sotto l’influenza europeo-occidentale, anche da noi alcuni secoli fa l’architettura era prerogativa della corte, e veniva curata dall’Accademia. Il progettare era consentito in Russia solo ai diplomati statali, ma ognuno era “libero” di dipingere, di comporre poesie. Così in architettura si coltivava l’abilità, in pittura invece il talento.
La rivoluzione ha dato immediatamente agli artisti radicali un tale campo d’azione, che sarà necessario il lavoro di alcune generazioni per riempirlo. Inizia qui quell’azione culturale-artistica che ha un effetto decisivo nella ricostruzione della nostra architettura.
La correlazione reciproca fra le arti di nuova formazione è un fattore importante per gli elementi fondamentali del costruire moderno. La nostra arte appartiene a un’epoca di scienze esatte. Noi usiamo i metodi di questa epoca: analizziamo. Nella pittura la sperimentazione è resa meno difficile dal materiale. Così le nuove forze creative con l’aiuto dell’analisi hanno messo a nudo gli elementi plastici. Durante questo lavoro si sono venute cristallizzando due concezioni chiaramente distinte. Il primo assunto fu “Il mondo ci è dato attraverso la percezione, i colori”; “Il mondo ci è dato attraverso il tatto, i materiali” fu il secondo. In ambedue i casi, il mondo veniva considerato un ordine geometrico. La prima concezione esige soltanto il puro colore spettrografico, inserito astrattamente nell’ordine razionale degli elementi geometrici: una planimetria colorata. Un mondo di cristallina organicità. Questo mondo si struttura in uno spazio visuale infinito. L’ulteriore conseguenza fu la rinuncia completa allo spettro dei colori e la figura planimetrica che infine ne risultava (bianco-nero). La pittura fu così eliminata, portando alla pura creazione volumetrica. Questa figurazione stereometrica fu subito compresa nella sua natura architettonica. Così la pittura divenne l’impulso per un nuovo orientamento dell’architettura. Fu raggiunto un nuovo equilibrio asimmetrico di volumi, le tensioni dei corpi furono portate a una nuova espressione dinamica e fu creata una nuova ritmica. Il leader della nuova concezione del colore essendo un pittore (Malevic), non poteva apprezzare la realtà del mondo e l’ha sempre considerata solo attraverso l’occhio, rimanendo impigliato nell’astratto. Le ulteriori conseguenze dovemmo svilupparle noi architetti.
L’altra maniera di concepire il mondo, attraverso la materia, richiedeva non solo l’osservazione degli oggetti, ma anche la loro esplorazione tattile. Nello sviluppo della forma si partiva dalle caratteristiche specifiche del materiale adottato. L’esponente principale di questo movimento (Tatlin) supponeva che la padronanza intuitivo-artistica del materiale portasse ad invenzioni su cui poter sviluppare oggetti, indipendentemente dai razionali metodi scientifici della tecnica. Credette di dimostrare ciò nel suo progetto per il monumento della III Internazionale (1920). È questo uno dei primi tentativi di operare una sintesi fra “tecnico” e “artistico”. Questo lavoro e una serie di altri esperimenti su materiali e modelli fanno nascere il termine “costruttivismo”.
Determinante per il carattere della nuova scuola è lo sforzo per la creazione di nuovi metodi, per il chiarimento scientifico-oggettivo degli elementi della forma architettonica quali massa, superficie, spazio, proporzione, ritmica, ecc.
Bisognava creare una nuova pedagogia. Questo serio lavoro sugli elementi base dell’architettura ha messo in moto tutte le forze vitali. Si formò un gruppo che rivolse l’interesse principale al costruire e che chiese l’applicazione diretta dei metodi dell’ingegnere e del costruire all’architettura. E a partire dalla costruzione che la forma deve nascere di per sè. E’ per questo che vogliamo introdurre i metodi e sistemi di costruzione più moderni, e per la stessa ragione troviamo nei progetti e nei lavori dei “formalisti” e “costruttivisti” una estrema padronanza dei sistemi di costruzione.
Primi compiti
Il primo compito fu posto all’architettura sovietica nel 1923. Era stata progettata, nel centro di Mosca, la costruzione di un colossale complesso, un “palazzo del lavoro”, dedicato al nuovo sovrano collettivo: i lavoratori. Avrebbe dovuto servire per congressi, incontri di massa, rappresentazioni teatrali, ecc. Il compito era colossale quanto l’epoca. L’epoca però non aveva ancora cristallizzato alcun solido concetto architettonico. Cosicché i progetti presentati erano conglomerati amorfi di frammenti del passato e del macchinistico presente, basati molto di più su idee letterarie che architettoniche. Il progetto dei tre fratelli Vesnin può essere considerato il primo passo dalla dissoluzione verso un’architettura nuova. Un volume chiaro, stereometrico, fatto di scarni tralicci metallici si innalza su una pianta compatta.
Il progetto per gli uffici del giornale Pravda di Leningrado dei fratelli A.A. e V.A. Vesnin nasce nel 1924. La superficie di base misura solamente 6×6 m. L’edificio è caratteristico di un’epoca che è avida di vetro, di ferro, di cemento armato. Tutti gli accessori che la strada di una metropoli appiccica all’edificio — cartelli, insegne pubblicitarie, orologi, altoparlanti, persino gli ascensori interni — sono inseriti nella struttura formale quali parti equivalenti e ricomposti in unità. Questa è l’estetica del costruttivismo.
Il primo piccolo edificio in cui è realmente documentata la ricostruzione della nostra architettura è il padiglione sovietico dell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1925, di Mel’nikov. Questo lavoro appartiene all’ala “formalista” del fronte radicale della nostra architettura, a quel settore che per primo cercò di creare un’idea architettonica per compiti utilitari.
In questo caso l’idea intendeva articolare il volume mediante una scala allo scoperto. In pianta la simmetria è fissata in diagonale e ruotata di 180 gradi.
L’insieme è così spostato dalla sua quiete simmetrica-normale e messo in movimento. La torre è stata trasformata in un sistema aperto di piloni. L’edificio non mostra il sistema costruttivo nazionale a tronchi d’albero, ma una moderna costruzione lignea. E’ trasparente. Colori puri. Quindi nessuna falsa monumentalità. Un nuovo modo di pensare e un nuovo atteggiamento.
La casa-comune
In tutta l’Europa il problema dell’abitazione è il più attuale. Se per l’occidente il problema consisteva nel riprendere, anche se in condizioni economiche e tecniche diverse, l’attività edilizia interrotta durante la guerra, per noi si tratta di risolvere un nuovo problema sociale di fondamentale importanza culturale.
Tutti gli estremi nel modo d’abitare, dal buco sotterraneo dell’operaio della grande città all’appartamento pluricamere e alla villa privata, da noi sono stati aboliti. All’architetto sovietico è stato assegnato il compito di creare un nuovo tipo di cellula d’abitazione, non per singoli individui, in conflitto fra di loro (occidente), ma come abitazione-tipo per la massa.
In futuro dovremmo prendere in considerazione, da un lato, le esigenze intime, individuali, che investono l’abitazione, e dall’altro tenere conto delle condizioni sociali, valide per tutti. La preparazione dei cibi, perciò, dovrà trasferirsi dalla cucina singola nel laboratorio-cucina comune, il pasto principale nelle mense pubbliche, l’educazione dei figli nell’asilo, nella scuola.
In questo modo lo spazio necessario alla vita individuale e intima non solo viene sottratto all’attuale crisi degli alloggi, ma preservato anche nel futuro. La parte collettiva dovrà invece diventare sempre più libera in dimensione e forma. L’architettura diventa così espressione della situazione sociale e fattore attivo nella vita sociale. Il nostro obiettivo è oggi quello di trasformare la casa da un ammasso di abitazioni private in un collettivo d’abitazione
I nuovi sistemi forniscono all’amministrazione nuove possibilità economiche, al pioniere culturale nuovi mezzi di formazioni collettive e all’artista sicuri elementi plastici. Negli uffici statali lavori così radicali vengono eseguiti dal comitato edilizio del consiglio economici del RSFSR; i problemi relativi alle abitazioni vengono elaborati sistematicamente; qui nacque una serie di progetti che vennero poi realizzati in via sperimentale.
Tipo A: i tradizionali blocchi di abitazioni individuali sono trasformati in un collettivo d’abitazione introducendo un corridoio intercomunicante con annesse camere singole ai piani inferiori. Questo corridoio collega tutti i corpi-scale con il centro collettivo (zona pranzo, riposo, gioco bambini, ecc.).
Tipo E: collettivo d’abitazione con 360 monocamere per persone singole. Sei piani, formati dalla sovrapposizione di due parti uguali di tre piani ciascuna. Nel mediano dei tre piani c’è un corridoio che serve alla circolazione. Piccole scale esterne collegano il corridoio con i pianerottoli del piano inferiore e superiore. Ogni pianerottolo disimpegna quattro camere singole. Queste scale parallele all’asse dell’edificio formano un sistema unitario dal basso all’alto, illuminato mediante una copertura a shed. Il corridoio centrale sfocia nei locali comuni.
Tutti questi sistemi sono molto flessibili e forniscono ricche possibilità d’abbinamento, a seconda del tipo di terreno, della quantità di abitazioni richieste, ecc.
Queste invenzioni e strutturazioni hanno un fine comune: stabilire la direzione in cui si deve sviluppare l’abitazione nella società socialista. Questo è uno dei compiti principali per la ricostruzione della nostra architettura.
Il circolo culturale quale centrale di forza sociale
Gli edifici che debbono servire alla comunità hanno sempre concentrato in sé l’intera energia creatrice. Essi erano, a seconda dell’ordinamento sociale dominante, edifici di culto e di governo: chiesa e palazzo. Erano le centrali d’energia della vecchia cultura. La loro potenza può essere superata solo con la costituzione di nuove centrali d’energia per la nostra cultura attuale.
Anni fa si pensava di erigere a questo scopo dei palazzi, solo che sarebbero dovuti diventare “palazzi del lavoro”. Il concorso del 1923 per il Palazzo del Lavoro a Mosca fu un nuovo tentativo in questo senso e segna l’inizio di un gran numero di concorsi per questi palazzi, chiamati più tardi “palazzi della cultura” e infine semplicemente “club”, circoli.
Nello sviluppo di questo lavoro, si possono stabilire tre periodi:
1. la trasformazione in circoli di edifici già esistenti aventi destinazioni d’uso del tutto diverse.
2. Si costruiscono nuovi impianti.
3. Solo a poco a poco si perviene direttamente alla riconsiderazione dei compiti.
Cresciuto organicamente, il tema di lavoro cominciò a chiarirsi. Per risolverlo si deve creare un volume architettonico, un edificio in cui tutte le età della massa lavoratrice possano ricrearsi e riposarsi dopo la fatica giornaliera, ricaricarsi di energia. Compito del circolo è di rendere l’uomo libero, non di opprimerlo, come in passato, tramite la Chiesa e lo Stato.
Mostriamo qui un progetto per un circolo, pensato quale centro di un insediamento. Lungo i due assi perpendicolari del complesso si trovano i locali di riunione e i servizi. La grande sala per le rappresentazioni teatrali e gli auditori più piccoli sono disposti radialmente. Il complesso si innalza a terrazze digradanti ed è concentrato intorno all’asse verticale.
Un ampliamento del tema di lavoro porta a questa proposta: questo grande parco è organizzato in modo che una quantità di spazi aperti, semiaperti, chiusi, creino un’unità che deve rispondere alle esigenze della vita comunitaria. Il circolo deve diventare un luogo di riunione, dove il singolo si integra alla massa per accumulare nuove riserve d’energia, ma dove contemporaneamente ha anche la possibilità di riunirsi in piccoli gruppi per dedicarsi ad attività particolari.
E’ chiaro che si devono creare spazi trasformabili, che permettano diverse possibilità d’uso e di movimento.
Al circolo viene assegnato il compito di diventare l’università della cultura. Il concetto di “ricostruzione” non è applicabile a questo tema di lavoro perché non riscontriamo, in passato, alcun edificio che nel suo significato sociale possa essere considerato come precursore di questo. Qui, sia nella forma interna che esterna del nuovo circolo, deve essere espressa Ia nostra concezione dell’atteggiamento intellettuale e dell’estetica dell’uomo sociale.
Sport, ecc.
Il carattere unitario di una educazione spirituale e fisica collega strettamente gli impianti sportivi ai circoli culturali. La nuova società vuole una generazione forte, perché alla forza corrispondono l’ottimismo e la gioia di vivere. Perciò la “cultura fisica” è un fattore di valore pari all’intera cultura sociale.
Tutti i Sindacati posseggono i loro impianti sportivi. Il complesso più grande sta sorgendo alla periferia di Mosca, sulla riva più bella del fiume Moscova.
Illustriamo qui uno dei progetti più interessanti: gli impianti sportivi situati sul versanti sinistro, pianeggiante, che forma, per effetto di un’ansa del fiume, un enorme semicerchio. La parte più importante dell’impianto è formata da un colossale autodromo. All’interno e all’esterno dell’autodromo sono sistemati una serie di stadi. La riva è sistemata ad aerodromo. L’elemento più caratteristico ed espressivo di questo progetto è la tribuna. Si tratta di una possente struttura a sbalzo in cemento armato e in traliccio metallico.
Strettamente collegati con la “cultura fisica” sono gli impianti che servono all’igiene generale del corpo. In Russia il bagno ha una caratteristica specifica: è un bagno di vapore. Il villaggio aveva risolto il problema con semplicità: vicino alla fontana veniva costruita una piccola capanna con una grande stufa. La città perfezionò questo bagno con l’annessione di un locale comune per i bagni di vapore.
Le piscine galleggianti sui fiumi e i grandi stabilimenti balneari sulla Riviera russa, che occupano, dalla Crimea fino a Batumi, un terzo dell’intera costa del Mar Nero, sono considerati bagni all’aperto. Prima questi impianti erano accessibili solo alla classe possidente. Ora l’intera costa è stata dichiarata luogo di ricreazione del popolo e viene successivamente ampliata, in relazione all’enorme afflusso. In questi impianti è necessario conciliare due opposti: la libera, organica crescita della natura, quest’unità di pietre, piante, acqua, in contrapposizione all’unità costruita dall’uomo. Tutto ciò deve essere riportato a un’unità d’ordine, secondo la logica e la sensibilità del nostro tempo.
Città vecchia, organismi nuovi
Da Mosca a Samarcanda, da Novosibirsk ad Alma-Ata, abbiamo ereditato città che appartengono a livelli culturali molto diversi. In queste città, le costruzioni che provengono da una cultura feudale devono ora servire a scopi del tutto nuovi.
Servivano innanzitutto spazi per gli uffici dell’economia centralizzata, per le sedi governative delle nuove repubbliche autonome e altri ancora. Molte di queste nuove costruzioni sono sorte a Mosca, a Novosibirsk, nella “Chicago” siberiana. Si tratta di moderni edifici per uffici, costruiti in cemento armato, con forti aggetti e grandi superfici in vetro.
Questi nuovi organismi con le loro potenti dimensioni sono più un documento della nuova volontà che della nuova forma. Sono volumi spogli, stereometrici: la precedente facciata monumentale è stata trasformata in una fila di nastri orizzontali di cemento e vetro.
Come prima, le costruzioni sorgono lungo il fronte stradale, come se continuassero a esistere i singoli terreni dei proprietari privati. Non c’è ancora nulla che faccia notare l’esistenza di un nuovo diritto del suolo. Negli edifici sinora costruiti, nulla si nota della nuova concezione delle strade aperte, della città intesa come nesso di relazioni di tipo nuovo, nella quale anche in vecchi organismi urbani possono essere create distribuzioni diverse di masse e spazi.
Questo nuovo atteggiamento sociale verso i temi di lavoro ha incoraggiato alcune nuove proposte. Sono stati creati nuovi complessi edilizi, che incidono sul vecchio organismo urbano fino a mutarne l’insieme.
I grandi istituti della Commissione per la pianificazione nazionale, la concentrazione degli organi direttivi, gli uffici di progettazione per l’industrializzazione del paese, richiedono complessi per uffici di tipo completamente nuovo.
II seguente edificio a pianta circolare per l’intera amministrazione dell’industria è un esempio delle nuove idee. L’anello crea un nastro di circolazione all’altezza del primo piano, mentre al disotto lo spazio è completamente libero e contiene solo gli ingressi agli uffici delle singole sezioni industriali, distribuiti nei vari edifici.
La torre centrale è occupata dalla direzione generale. Accanto a essa è il circolo degli impiegati con tutti i relativi spazi comuni. Qui l’orientamento semplicissimo deriva dalla forma geometrica elementare.
Creare un edificio per uffici che sia adeguato alle esigenze del tempo nuovo, partendo dal vecchio tessuto urbano di Mosca, è stato il pensiero base della “Staffa delle nuvole”. Mosca ha una disposizione urbana centralizzata, con boulevards ad anelli concentrici e strade principali che si sviluppano radialmente (dal Cremlino). Il complesso è progettato per i punti d’intersezione che si creano agli incroci tra boulevards e strade radiali nel traffico più intenso.
Tutto ciò che il traffico orizzontale trasporta e che è destinato all’edificio viene trasportato verticalmente verso l’alto nelle torri degli ascensori e distribuito poi di nuovo in senso orizzontale.
In confronto con l’attuale sistema dei grattacieli americani, l’innovazione sta nel fatto che la linea orizzontale (l’utile) è nettamente distinta da quella verticale (il sostegno, il necessario).
Ricostruzione dell’edilizia industriale
Nel piano generale di ricostruzione sociale programmato dallo stato per i prossimi cinque anni, l’industrializzazione assorbe la parte principale del bilancio. Miliardi vengono dati all’industria In stretto rapporto con questa programmazione è la ricostruzione dell’antiquata, inerte agricoltura. E’ stato coniato un nuovo termine: la fabbrica del grano. La macchina, il trattore, la scienza, raggiungono le campagne e territori di 100.000 acri, mai coltivati, vengono ora dissodati.
Si sta facendo un salto simile a quello dalla conocchia alla moderna industria tessile. La differenza sta unicamente nel fatto che questa fabbrica si trova nella natura e che è collegata ancora più strettamente con l’insediamento. Ciò pone all’architetto il problema del nuovo villaggio.
Da noi la fabbrica ha cessato di esistere solo come istituzione odiata e luogo di sfruttamento. Il lavoro è l’attività più nobile dell’uomo. Se noi abbiamo introdotto nella nostra lingua un termine quale “palazzo del lavoro”, esso deve riferirsi propriamente alla fabbrica. Il salario e il guadagno materiale non possono rappresentare da soli lo stimolo per la produttività: una nuova energia psichica deve subentrare alla concorrenza capitalistica.
La fabbrica è diventata, attraverso la sua esatta distribuzione del tempo, attraverso il suo ritmo di lavoro, attraverso l’inserimento di ogni individuo nella grande responsabilità comune, un vero luogo di educazione, l’università del nuovo uomo sociale. Le nostre riunioni più ampie avvengono nelle fabbriche. Nei grandi complessi, durante gli intervalli, si eseguono concerti e rappresentazioni teatrali.
La fabbrica diventa così centro focale del processo di socializzazione della popolazione urbana, e la sua architettura viene quindi a essere ben altro che un puro involucro di un complesso di macchine.
La nuova città
Lo sviluppo sociale porta all’abolizione del contrasto città-campagna. La città tende a inserire la natura nel suo centro e a portare la campagna, mediante l’industrializzazione, a un maggiore livello culturale. La città odierna non può soddisfare le esigenze che le si pongono.
L’impianto delle nostre vecchie città viene determinato da:
1. economia, scambio, commercio — centro di mercato;
2. protezione e difesa (guerra, aggressione) — roccaforte, accampamento romano.
Da ciò derivano la città concentrica e quella a scacchiera. Questi vecchi sistemi debbono soddisfare oggi le più varie necessità della vita moderna. Due volte al giorno la città vive la sua alta e bassa marea. Il traffico diventa il problema principale. Però il traffico diventa sempre più un problema di tempo e non di spazio.
Noi prendiamo in considerazione due componenti base che sono essenziali nell’elaborazione del nuovo problema urbano:
1. la struttura sociale della società, che nella nuova città giunge all’espressione massima del suo processo vitale;
2. il livello tecnico, da cui dipende la realizzazione della nuove idee. Da ciò vanno sviluppati:
a) i modelli di formazione della città, la sua struttura anatomica;
b) i territori in cui si cristallizzano i singoli settori sociali;
c) la configurazione dei corpi e degli spazi così formatisi in relazione alle nuove caratteristiche psico-fisiche.
Nei settori compresi fra due arterie di traffico si trovano tre attività urbane:
1. il centro direzionale e amministrativo (centro intellettuale);
2. il centro produttivo;
3. il centro educativo.
Si presuppone che la popolazione della città sia in stato di perenne movimento: si arriva da fuori, dalla campagna, e vi si torna. Nella città stessa nessuno è più legato a una medesima attività. Si cambiano le zone d’abitazione in relazione alle proprie attività.
La fondazione della città parte dalla individuazione dei tre punti chiave, che nel successivo sviluppo della città rimangono in posizione eccentrica. La eccentricità è conseguenza:
1. della direzione di crescita verso la campagna;
2. del traffico che si svolge su anelli di strade sopraelevate.
Edifici d’abitazione e comunitari hanno, a livelli differenti, impianti verdi. In relazione alle loro funzioni, le costruzioni sono pensate come organismi standard. Nel settore direzionale abbiamo quindi grattacieli per uffici e due diversi tipi di case d’abitazione: l’abitazione individuale, dove si può abitare lontani dal luogo di lavoro, oppure i complessi, nei quali una comunità si riunisce per svolgere la sua intera attività in un luogo unico e concentrico.
Oggi noi conosciamo due poli: la grande città, luogo di concentrazione dell’industria, e il villaggio, che espande intorno a sé la produzione agricola.
Oggi il dibattito non si svolge su dettagli, ma verte sull’atteggiamento di fondo da assumere nei confronti di tutte le caratteristiche costruttive e formali della ricostruzione. Si tratta di “geometria” o di “organicità”. Si tratta della condizione sociale della comunità umana, per la quale si produce. Quando la società umana si trova in una situazione di conflitto anarchico, cosicché l’ordine imposto è l’unico elemento di coesione, allora la “geometria” rappresenta la soluzione più utile e adatta. Quando però la comunità genera un organismo vitale, del quale ogni singolo è una parte indivisibile, incapace di esistere da solo, allora noi crediamo di vedere in ciò la base per lo sviluppo di un nuovo ordinamento urbano.
Futuro e utopia
Oggi dobbiamo essere molto concreti, molto pratici e nient’affatto romantici, se vogliamo raggiungere e sorpassare il resto del mondo. Ma noi sappiamo anche che persino il miglior business non ci potrà portare, da solo, su un piano culturale più alto. La prossima tappa culturale è la concentrazione di tutto il materiale vivo: della produttività umana, della forza creativa, quale ricchezza più preziosa dell’uomo. E ciò non per raccogliere, concentrare profitti per il singolo, ma per erigere opere appartenenti a tutti. Il progetto dell’Istituto Lenin sulle colline Lenin a Mosca si è posto lo stesso compito. Il complesso architettonico è composto da una torre (biblioteca per 15.000.000 di libri), da edifici bassi con sale di lettura e di lavoro e da una struttura sferica (sollevata in aria) contenente l’auditorio centrale per 4000 lettori. Esso è suddivisibile in settori, mentre la sfera viene usata come planetario. L’Istituto è collegato con la città mediante una strada aerea che supera il fiume.
È compito della tecnica assicurare staticamente questi volumi elementari, che creano nello spazio nuove relazioni e tensioni. Il superamento della fondazione, del collegamento terrestre, si amplia ed esige il superamento della forza di gravità. Esige l’oggetto sospeso, l’architettura fisico-dinamica.
Nel progetto per l’Esposizione della Rappresentanza Commerciale dell’URSS a Parigi, l'”utopia” delle tribune pensili fu sviluppata dall’autore in una struttura chiusa, che racchiude in sé l’itinerario del visitatore lungo gli oggetti e le merci esposte. Si cristallizza qui un’idea che eleva lo scopo, la costruzione, spazio interno e volumi esterni, a un nuovo contenuto e a una nuova unità.
Scuole d’architettura
Noi sappiamo che la nuova architettura non nasce nelle scuole, ma non conosciamo istituzioni di progettazione o di realizzazione pratica che adottino un procedimento veramente creativo.
Le esigenze poste alla nostra architettura dalla ricostruzione sono molteplici, e richiedono un gran numero di nuove forze realizzatrici. Sino a poco tempo fa la gioventù delle scuole d’architettura “imparava” solamente materie tecniche, mentre nelle materie artistiche riceveva un'”educazione”. Il nostro tempo non ci consente più il lusso di basare tutto sui talenti pedagogici di un nuovo maestro.
Noi richiediamo basi solide, scientifiche, per l'”apprendimento” dell’arte architettonica. In questo processo di costituzione delle nuove basi, sui cui presupposti teorici si fonderà la nuova architettura, la facoltà d’architettura dell’Istituto tecnico-artistico Wchutein di Mosca rappresenta il punto di raccolta.
Per iniziativa di Ladovskij è stato creato un laboratorio psico-tecnico, con lo scopo di elaborare metodi per l’addestramento psico-tecnico degli studenti all’insegnamento dell’architettura.
I temi che la scuola propone agli studenti sono strettamente collegati con l’attuale pratica edilizia e con i programmi di diverse cooperative edilizie e organismi statali. Così la scuola, qui spesso accusata di “utopismo”, diventa la vera ispiratrice dell’architettura.
Conosciamo i pericoli della scuola. Finché il progettista ha a che fare solo con la carta, la sua principale forza motrice è l’ambizione, la competizione, la supremazia per le quali gareggia con i suoi colleghi di studi. Ciò può essere sufficiente per ricadere nell’accademismo isolato della vita. Perciò è necessario temprare contemporaneamente i giovani nella lotta con la materia, nel lavoro di realizzazione, nel cantiere stesso. Il lavoro pratico in cantiere occupa sempre maggiore spazio nei programmi scolastici. Così anche la scuola si sforza continuamente di rinnovarsi, nel quadro generale degli obiettivi che ci siamo posti.
Sovrastruttura ideologica
Illustriamo qui alcune fasi di un processo vitale che, generato dalla rivoluzione, non conta ancora cinque anni. In questo periodo, le alte esigenze poste dalla rivoluzione culturale si sono radicate nella coscienza e nella sensibilità della nostra nuova generazione d’architetti. Il nostro architetto è conscio di partecipare, attraverso il suo lavoro, quale collaboratore attivo, alla costruzione del mondo nuovo. Per noi l’opera di un artista non ha valore “in sé e per sé”, non ha una finalità autonoma, non ha bellezza propria: tutto ciò lo ottiene solo attraverso il suo rapporto con la comunità. Nella creazione di ogni grande opera, la parte del grande architetto è visibile e la parte che si riferisce alla comunità è latente. Con “ricostruzione” noi intendiamo il superamento del non chiarito, del “misterioso” e caotico.
La sovrastruttura ideologica protegge e garantisce il lavoro. Quale fondamento per il rinnovamento, che noi dobbiamo operare nell’architettura, nominammo all’inizio la ricostruzione economico-sociale. Essa è, chiaramente, l’unico punto di partenza, ma sarebbe un errore spiegare le connessioni in maniera così semplicistica. La vita, la crescita organica, è un processo dialettico, che contemporaneamente afferma (più) e nega (meno). Questo processo dialettico possiamo qui ricercarlo nella formazione dei nostri architetti.
1. Distruzione del tradizionale. Nel paese la produzione materiale viene paralizzata. Desiderio di una superproduzione. Primi sogni d’atelier. Si forma un’ideologia con due esigenze fondamentali per l’intero sviluppo: elemento e invenzione. Un’opera che voglia essere del nostro tempo deve contenere un’invenzione. Il nostro tempo richiede soluzioni figurative, che derivino da forme elementari (geometria). La lotta contro l’estetica del caotico segue il suo corso. Si richiede un ordine divenuto cosciente.
2. Inizio della ricostruzione. Prima nell’industria e nella produzione. Le circostanze concrete richiedono una chiarificazione. Ma la nuova generazione è cresciuta in un periodo senza architettura, ha esperienze pratiche insufficienti, possiede poca autorità e non è diventata ancora accademia. Nella lotta per l’incarico professionale, la sua ideologia si è orientata anzitutto verso l’utile, verso la nuda funzionalità. Lo slogan è “costruttivismo”, “funzionalismo”. Tra ingegnere e architetto viene posto un segno d’uguaglianza. In ambo i casi, sia macchina che architettura, si suppone che la soluzione provenga dalla stessa formula algebrica, una formula in cui solo “l’incognita” sia da stabilire secondo il medesimo procedimento. Si ritiene necessaria solo l’introduzione di nuove strutture e di nuovi materiali e si spera che ne derivi l’opera quale autonomo risultato.
3. Il primo periodo di ricostruzione richiede il trasferimento e la concentrazione delle forze dall’ambito della rivoluzione economico-sociale all’approfondimento della rivoluzione culturale. Nell’intero complesso di una cultura i fattori psichici, psicologici ed emozionali sono indivisibili. Dell’arte viene riconosciuta la proprietà di riordinare, organizzare, attivare la coscienza mediante le sue cariche di energia emotiva. L’architettura è riconosciuta quale arte-guida, e l’attenzione della collettività si orienta verso di essa. I problemi dell’architettura diventano problemi di massa. I sogni d’atelier degli inizi perdono il loro carattere individuale e si sviluppano su una solida base sociale. Contro gli “utilitaristi” ritornano in scena i “formalisti”. Questi ultimi sostengono che l’architettura non coincide con il concetto di “lavoro d’ingegneria”. Liberare ciò che è funzionale, costruire un volume funzionante per un preciso scopo, è solo una parte del problema. L’altra è organizzare in maniera giusta i materiali, e risolvere l’aspetto costruttivo. Un’opera d’architettura però nasce se l’insieme, quale idea spaziale, quale configurazione producente un preciso effetto sulla nostra psiche, diventa vivo. Per raggiungere ciò non è sufficiente essere un uomo moderno ma è necessario piuttosto che l’artista possegga pienamente i mezzi espressivi dell’architettura.
Possiamo così riassumere, ancora più brevemente, i tre periodi:
a) negazione dell’arte quale fatto puramente emozionale, romanticamente isolato e individuale;
b) creazione “obiettiva” con la segreta speranza che il prodotto realizzato venga più tardi considerato opera d’arte;
c) creazione coscientemente tenace e coerente di un’architettura che produca un effetto compiutamente artistico su di una base precostituita e obiettivamente scientifica.
Questa architettura solleverà attivamente lo standard generale di vita. Questa è la dialettica del nostro sviluppo, che attraverso la negazione giunge all’affermazione, che ha fuso il vecchio ferro e ha temprato il nuovo acciaio.
