Il discorso che segue è un esempio di mentalità di architetti ed espressione della loro posizione rispetto ai compiti che una metropoli come New York pose un tempo e pone ancora oggi. Il ruolo dell’architetto si decide già con la sua scelta di dedicarsi ad un problema o di negarlo. La storia di New York, lo sviluppo del suo skyline, ne sono un esempio indicativo: l’architetto sceglie si i suoi compiti, ma non è lui che li assegna, e spesso diviene uno strumento di altri, quando la sua fantasia diventa realtà.
1908: all’inizio del secolo i prezzi dei terreni in Lower Manhattan raggiunsero vertici astronomici in seguito alla grande richiesta e alle contemporanee restrizioni. Nel 1907 sorse, con l’edificio del complesso Singer (macchine per cucine), un grattacielo che con i suoi 186 m di altezza superava del doppio tutti quelli sino allora esistenti. A questo proposito la ditta costruttrice dichiarò: « Di conseguenza, per ottenere degli utili sugli investimenti… c’è stata una tendenza sempre maggiore a costruire in altezza… Mentre i proprietari dei terreni capiscono che prima o poi verranno posti dei limiti all’altezza degli edifici, ora il problema è di fare in modo che queste restrizioni non deprezzino il terreno ».
La soluzione per uscire da questo dilemma: si costruisce verso l’alto e possibilmente un bell’edificio. L’esterno diventa un elemento pubblicitario.
A questo proposito l’architetto del Singer, E. Flagg, dichiarò: « Un bell’oggetto dà sempre gioia… e sarebbe certo difficile progettare una torre più artistica di questa. Il Singer Building è diventato una caratteristica dello skyline di New York, come la piramide nella valle del Nilo… New York diventerà una città di grattacieli, e se fossero tutti validi come il Singer, il risultato sarebbe splendido… ».
1917: entrata in guerra degli Usa per salvare i crediti concessi all’Europa. Uno sviluppo economico di tipo esplosivo, in gran parte dovuto alla vendita di armamenti, ha i suoi effetti anche sullo skyline di New York: il romanticismo perde la sua lotta contro il profitto. Le nuove grandi costruzioni non si mascherano più sotto l’apparenza della bellezza, e portano la speculazione talmente all’apice che vengono emanati nuovi regolamenti (previsti da Singer). La reazione degli architetti non si fa attendere a lungo. Poco tempo dopo l’emanazione di queste leggi, Hugh Feriss sviluppa la sua concezione dei “4 stadi”: stadio 1: massima cubatura dell’edificio concessa dalla legge; stadio 2: fenditure per il passaggio della luce all’interno; stadio 3: sovrapposizione di blocchi di volumi progressivamente inferiori; stadio 4: ulteriore ristrutturazione e abbellimento dell’edificio.
Le leggi sulla ristrutturazione e sul riadattamento degli edifici diverranno in seguito, non da ultimo, tramite le sollecitazioni e la fantasia di un architetto, piramidi del profitto economico.
L’inglese M. Fry, nel suo saggio « The Greater New York Regional Plan » del 1929, raccomanda uno sfoltimento della giungla urbana.
La visione di un europeo non ha un’influenza determinante sullo sviluppo: la realtà economica è più forte, e invece di indebolirsi si rafforza ulteriormente. Nel 1931 gli architetti più importanti di New York si dedicano al tema “Lo skyline di New- York”.
L’individualismo festeggia il suo trionfo, l’architetto celebra se stesso. E’ il canto del cigno del romanticismo: dal momento della crisi (1929) l’ambizione artistica dell’architetto e le esigenze dell’economia si separano decisamente.
1932: sulla Manhattan del 1917 si accumulano le crisi di Wall Street, conseguenza del boom economico degli anni ’20. Costituiscono l’apice e contemporaneamente la conclusione: la grande crisi economica sconvolge il mondo. Lo skyline non cambierà in modo rilevante nei prossimi 30 anni (crisi, seconda guerra mondiale, rinuncia alla eccessiva auto rappresentazione, rinvio degli investimenti).
Nel 1935 Le Corbusier trasferisce a New York le sue idee di una “Ville contemporaine” formulate già nel 1922 ed esige tabula rasa come condizione di partenza per una nuova città costruita secondo il pensiero degli architetti.
Le sue idee — un enorme blocco circondato dal verde — rimangono allo stadio di progetto, ma costituiscono il punto di partenza per lo sviluppo del secondo dopoguerra.
Le azioni di risanamento delle città, con le quali gli architetti europei già negli anni ’20 si ripromettevano di iniziare una nuova era, vengono invece attuate dal potere economico. Alle porte dei Business Centers sorgono versioni americane della “Ville Radieuse” che si possono definire “superblocks” ma certo non “Unités” nel senso organico di Le Corbusier: sono giganti speculativi in una fitta rete di autostrade, invece di zone verdi.
La seconda guerra mondiale segna anche la fine dell’ampollosità rappresentativa americana. Gli sconvolgimenti e le incertezze inducono all’obiettività. Le Corbusier sviluppa nuovamente nel 1947 le sue idee di un edificio che risponda ai precetti razionali dell’era post-bellica.
Delle sue idee, viene nuovamente utilizzato solo l’involucro.
La forma degli edifici contrasta violentemente con il romanticismo di prima della guerra: il container inizia la sua marcia vittoriosa. Lo stesso accade con Mies: egli diviene promotore di processi che sfuggono al suo controllo. Il suo progetto di risanamento della punta sud di Manhattan viene rovinato dalla realtà del Big Business 1960: verso la fine degli anni ’50 si profila nuovamente il boom degli investimenti nel centro direzionale. L’edificio della Chase Manhattan Bank del 1960 (i cui progettisti sono allievi americani di Mies) introduce un nuovo mutamento completo nello sky- line.
La Banca è — secondo il prospetto della ditta stessa — « un eccezionale simbolo di fiducia nel futuro del centro finanziario su molti piani ».
Il boom economico affida sempre di più agli architetti il ruolo di comparsa o di semplice esecutore; nel 1962 Fuller propone di risanare climaticamente il centro degli affari di Manhattan mediante una cupola: ma si tratta solo di una reazione a certi fenomeni, senza combatterne le cause .
Nel 1964 la Walking City degli Archigram, nel suo vagabondare, arriva a New York, ma ne considera i problemi solo dal punto di vista dell’acqua.
Gli Haus-Rucker sovraccaricano il centro con strutture pneumatiche: terapia di cellule fresche per un organismo malato.
Nel 1971 gli architetti Piano e Rogers cercano di risolvere alcuni problemi di Manhattan mediante degli ospedali mobili —ulteriore esempio di semplice reazione a dei sintomi 1974: la concentrazione di capitale determinata dal boom economico degli anni precedenti si manifesta in costruzioni che fanno apparire modeste quelle degli anni ’20. Le torri del World Trade Center sono l’ulteriore sviluppo delle idee espresse nelle torri della Chase Manhattan (che ne furono il primo esempio).
E’ evidente una nuova tendenza: l’edificio diventa un container, una scatola sovradimensionata alla quale non viene più data una forma, e il cui unico significato è di costituire un veloce investimento. L’edificio è diventato definitivamente una merce, un prodotto deperibile di durata predeterminata.
I meccanismi di mercato, che fanno confluire capitali in un ristrettissimo settore di prestigio, hanno esaurito quasi completamente le superfici ancora edificabili di Lower Manhattan. La battaglia per i permessi di costruzione si amplia, e si giunge all’acquisto comunitario dei diritti di edificabilità in altezza.
La legge sull’edilizia non limita le altezze, esige soltanto determinate distanze tra le facciate sulla strada. Oltre a ciò, il costruttore ha mano libera. Le norme erano state fissate in tempi nei quali lo sviluppo tecnico odierno non era ancora prevedibile, e stabilivano un’altezza massima al di sotto dei 30 piani. E’ da questa altezza che hanno inizio i progetti dei più celebri architetti: gli edifici vengono semplicemente sopraelevati di 20/30 piani e costruiti nonostante la legge contraria.
Hugh Feriss ha trovato dei successori in architetti come K. Roche e M. Lapidus, le cui visioni e ambizioni sono state ridotte dal Big Business a pure prestazioni da manovale.
Il fotografo: manipolazione attraverso la scelta del luogo
II luogo, la posizione nel fotografare una situazione scelta dal fotografo, vengono determinati dalla lettura che si intende fare della situazione stessa. Questa scelta ha un’influenza determinante nel rivelare o nel dissimulare le contraddizioni della situazione.
Le foto riprodotte illustrano varie possibilità di sostituire una lettura ingenua, che giudica solo l’apparenza, con una lettura critico-dialettica della realtà, per cercare di comprendere il fenomeno dello skyline nelle sue giuste proporzioni.
L’artista: la ricerca della verità
Situazioni limite — come New York — provocano delle prese di posizione. Le interpretazioni dipendono sempre dalle conoscenze personali, soggettive. Il ricercare un modo di rappresentare la realtà aiuta a comprenderne i vari aspetti.
Nessuna causa riesce a le sue contraddizioni. Le fondamenta appartengono alla sovrastruttura: in questo contesto il centro implica enormi strutture di trasporto con code infinite di pendolari in attesa. Al potere appartiene anche la massa, dei disoccupati nei dormitori pubblici; alla ricchezza che questi hanno accumulato per i privilegiati appartiene anche la guardia che la deve difendere dai disoccupati.
Questa condizione viene spiegata razionalmente, e mantiene perciò una dimensione di mutevolezza.
