Nella proposta elaborata per via Popilia, l’analisi degli interventi da effettuare è stata impostata metodologicamente in modo da avere un modello procedurale cui fare riferimento per la formulazione di ipotesi progettuali. Essa si compone di due momenti: quello «conoscitivo» inteso a definire il quadro prestazionale dell’oggetto, e quello «metaprogettuale» inteso a ricercare nuove ipotesi funzionali.
L’indagine conoscitiva della struttura urbana di via Popilia è finalizzata a definirne le caratteristiche fisiche, territoriali e ambientali, le vocazioni funzionali, la dotazione e la razionalità dei servizi. Poiché l’edificazione del quartiere è avvenuta, per una parte consistente, con successivi interventi di Edilizia Residenziale Pubblica concentrati in determinate zone, sono stati individuati cinque comparti edilizi tutti a destinazione esclusivamente residenziale e composti da alloggi di proprietà dello IACP.
Per una prima ipotesi progettuale è stato preso come campione uno dei cinque comparti edilizi individuati, il comparto C. La scelta è stata dettata dalla sua «tipicità»: in esso infatti si ritrovano quasi tutti gli elementi caratteristici degli insediamenti di via Popilia, dalla edificazione per lotti omogenei, alla carenza di servizi e attrezzature, agli ampi spazi esterni vuoti di significato.
Inoltre, la sua ubicazione, in prossimità delle nuove attrezzature ferroviarie lo pone in posizione centrale rispetto all’immediato futuro della città, sull’asse Stazione – via Sicilia – Tribunale.
L’insediamento costituisce un sistema chiuso su se stesso, senza comunicazione effettiva con l’intorno, nonostante sia solcato da ampie strade, le quali non configurano un collegamento coi sistemi limitrofi. È costellato di vasti slarghi, in parte coperti a verde ormai per lo più incolto, che costituiscono la sistemazione esterna dei vari lotti di edificazione.
Questi spazi, più che attrezzature del complesso insediativo, sono aree senza significato e senza funzione che provocano un effetto di degrado ambientale, accentuato dalla mancanza assoluta di servizi e attrezzature. Fa parziale eccezione solo una piazza centrale che, pur nella sua anonima conformazione, è dotata di alcuni negozi di uso quotidiano, per cui esercita un certo richiamo nell’intorno.
Le tipologie edilizie sono estremamente semplici e i materiali costruttivi sono quelli poveri caratteristici dell’Edilizia Residenziale Pubblica. I fabbricati, pur non essendo eccessivamente degradati, calati in quel contesto ambientale, si configurano come semplici contenitori non atti a definire una scena fisica accettabile.
Rispetto alla attuale frantumazione degli spazi e delle funzioni, che è poi la caratteristica più frequente sia dei piani di zona che delle periferie, la proposta studiata cerca di innescare un processo di inversione finalizzato a un raggruppamento degli spazi che li renda meglio fruibili dalla collettività e nello stesso tempo luoghi di incontro e di relazione.
Le funzioni sono state raggruppate essenzialmente in quattro fasce che trovano corrispondenza in quelle che possiamo definire le direttrici fisiche del comparto.
Una prima fascia è composta di attrezzature sportive e per il tempo libero: campo di bocce, campo da tennis, spazi di sosta e di giochi per bambini, tutti protetti dal traffico.
Una fascia centrale comprende la zona commerciale, ed è costituita da corpi piccoli, a uno e due piani, allineati in maniera da comporre una strada e definirne le quinte con le loro facciate. Essa è punteggiata da poli di riunione e di incontro, costituiti da un mercatino rionale, da una piazza centrale attrezzata con servizi di prima necessità e da uno spazio organizzato a sosta.
La piazza centrale sostituisce quella esistente, che attualmente ospita i soli negozi della zona, modificandone però la struttura. Infatti gli spazi vengono meglio definiti e contenuti anche con l’inserimento di nuovi fabbricati residenziali (da costruire eventualmente con i fondi per nuove costruzioni).
La terza fascia comprende la sistemazione di parcheggi. Questi ultimi, pur non interferendo mai con i percorsi e le altre funzioni, sono anche distribuiti in altre zone del comparto, in maniera da servire direttamente tutti i fabbricati.
La quarta fascia, trasversale alle altre, trasforma un grande spazio esistente tra i fabbricati, che attualmente non ha alcuna utilizzazione e non presenta alcuna dimensione rapportabile all’uomo.
Le sue dimensioni (oltre diecimila metri quadrati – settanta metri di larghezza massima, duecento metri di lunghezza) permettono un’ipotesi di parco di quartiere, definito con soste, arredo e vegetazione ad alto fusto, forse unica soluzione possibile per quell’area informe, e nel contempo importante diaframma per ridurre l’effetto dei casermoni e contrapporsi alla sproporzione tra i volumi costruiti e le aree aperte.
L’ipotesi elaborata mira a riprogettare lo spazio di una parte di città, considerata come parte di un sistema, riprogrammandone la struttura urbana con operazioni compatibili con le risorse che possono esservi destinate.
Quello della riqualificazione della periferia è un tema recente nel più ampio dibattito sullo sviluppo urbano che nel nostro Paese, vede attualmente impegnati la cultura, le istituzioni, gli operatori. Finora però, nelle ancora poche occasioni in cui si è parlato di periferia, in Italia e all’estero, dal piano parigino della «Banlieu ’89» con i suoi progetti, al convegno «Costruire la periferia» promosso a Milano nell’ottobre 85 da «Costruire per abitare», le ipotesi operative hanno coinvolto per lo più energie e capacità private.
L’iniziativa dello IACP di Cosenza tende invece a rappresentare la volontà di un Ente pubblico di riuscire, in un contesto di mercato, a sviluppare capacità propositive ed attuative anche del settore pubblico nel processo di rinnovamento e di riqualificazione urbana. (Dalla relazione di Domenico Gimigliano, Responsabile Servizio Progettazione dello IACP Cosenza).
