Non poteva mancare Frank Gehry con la sua ossessione per la forma-pesce (nella foto, il Villaggio Olimpico di Barcellona), tra i protagonisti di Zoomorphic, curiosa mostra dedicata alle architetture ispirate agli animali, una delle tendenze più rilevanti dell’architettura contemporanea (al Victoria & AIbert Museum di Londra, sino al 4 gennaio).
L’unione tra architettura e regno animale ha partorito edifici che somigliano a trofei urbani di caccia e pesca.
Le architetture zoomorfe sfidano le possibilità delle nuove tecnologie di progettazione, in grado di imitare le forme delle creature animali anche nella logica strutturale, come disegnati dall’interno Reta/7 Warehouse di Wiikinson Eyre Architects.
Banche che sembrano ostriche, ponti simili a gamberoni, musei come code di balena o corazze di armadilli, case in forma di stelle o ricci di mare, ville adagiate come mante che nuotano su fondali sabbiosi, tentacoli, pinne, antenne che fanno capolino tra strade e piazze: non ce ne siamo accorti, ma in questi anni nelle nostre città sono cresciute strane creature che ricordano quei “mostri” che gli esploratori del Settecento esponevano all’ammirazione di tutti nelle apposite “camere delle meraviglie”. Hugh Aldersey- Williams, giornalista e critico, si è guardato intorno e ha censito una quarantina di edifici animalier, ritrovando importanti esempi della tendenza tra le grandi firme della progettazione internazionale.
Da questo è nata Zoomorphic, la mostra del Victoria and Albert Museum di Londra dedicata al ritorno della natura nell’architettura contemporanea, da Frank Gehry a Santiago Castrava, da Lord Foster a Renzo Piano, da Greg Lynn ad Asymptote.

Un altro edificio interessante, progettato dallo studio Birds Portchmouth Russum per il lungomare di Morecambe, cittadina inglese nota per la pesca dei gamberi.
L’interno del DZ Bank Building a Berlino di Frank Gehry: la cupola di vetro è disegnata con l’aiuto di Jórg Schlaich, uno dei grandi ingegneri tedeschi, già collaboratore di Frei Otto per il rivoluzionario stadio delle Olimpiadi di Monaco. In questo caso Gehry si è ispirato a un’ostrica con tanto di perla. In altri progetti, Gehry ripropone la forma di un pesce: una sorta di mascotte che risale agli anni dell’infanzia, quando, dicono i biografi, la nonna dell’architetto usava allevare le carpe nella vasca del bagno. Gehry progetta servendosi di programmi computerizzati studiati per l’industria bellica.

