Architettura “leggera”

    Un container riciclato, quattro ruote e molte brillanti idee: progetta case Jennifer Siegal, fondatrice dell’Office of Mobile Design di Venice (California), e sono case da puro “sogno americano”: indipendenti, essenziali, integrate nella natura, poco costose. E mobili. Per disegnarli Jennifer si ispira all’architettura “leggera, pratica e veloce” del Manifesto Futurista. Aggiungendoci una buona dose di utopia ecologista.

    “Disegniamo architetture mobili che si muovono nel paesaggio senza occuparlo in modo pesante o permanente”: con progetti di semplici case su ruote, ricavate da container dismessi o da altri materiali industriali, Jennifer Siegal, 37 anni, e il suo Office of Mobile Design di Venice (California) si sono conquistati un posto tra le firme più interessanti della nuova architettura americana. Sono case di fortuna, ma non solo, perché la vecchia idea di provvisorio e di prefabbricato sta guadagnando, grazie al lavoro di persone come Jennifer, una nuova dignità e persino una certa raffinatezza utopica. “L’età della comunicazione deve poter contare su architetture mobili. Le nuove tecnologie ci trasformano sempre più in nomadi”, dice Jennifer, che vuole ripensare l’idea di casa americana in termini di estetica del nomadismo e di basso impatto ambientale. Molti dei progetti di Jennifer riguardano laboratori mobili dove i bambini possono fare nuove esperienze, come il Portable Training Center costruito su una piattaforma per il trasporto dei container. Le case disegnate da Jennifer sono fatte di moduli industriali, semplificati e impilati come tesserine del Lego, hanno strutture di acciaio, pavimenti di bambù, pareti ricavate da carta riciclata. I suoi committenti sono enti pubblici e associazioni non-profit, privati avventurosi che, forse come Jennifer, da piccoli sono stati innamorati dei camioncini per hot dog. Il nonno di Jennifer ne possedeva uno a Coney Island e Jennifer stessa (con successo) ha avviato e gestito il suo business di hot dog per pagarsi gli studi all’università.

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    Jennifer Siegal progetta edifici mobili usando in modo non convenzionale materiali che già esistono. Il suo lavoro è raccontato nel volume Mobile: The Art of Portable Architecture (Princeton Architectural Press), un interessante libro che mostra come le architetture mobili siano un tema che affascina i giovani studi di progettazione. Soprattutto per le novità e la leggerezza che queste strutture portano nel tessuto sovraffollato delle città contemporanee.

    Jennifer Siegal vive tra Venice e Harvard, dove sta completando una Loeb Fellowship, una prestigiosa borsa di studio in design riservata a giovani laureati. Come molti progettisti delle ultime generazioni, Jennifer alterna il tempo dedicato alla progettazione con quello dedicato all’insegnamento all’università (tiene il suo corso alla Woodbury University, non lontano da Los Angeles). Il Siegal Office of Mobile Design sviluppa le sue architetture su un modulo standard ricavato da un container che viene poi equipaggiato di tetto, vetrate, pavimento e ruote. Il risultato è un’architettura mobile, “il modo più intelligente di abitare il paesaggio”.

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    La OMD Portable House è la prima casa mobile disegnata da Jennifer. Ispirata alle case prefabbricate, ma costruita con materiali riciclabili. La casa è versatile ed economica, si presta a tanti utilizzi, casa di fortuna, accumulando più moduli, può ospitare tutta la famiglia. Nei dintorni di Los Angeles sta nascendo un villaggio ecologico: quaranta case che ospiteranno residenze e studi dell’artista.

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