Architettura Zen

Linee orizzontali in accordo con le prospettive infinite del deserto, grandi coperture per creare zone d’ombra e refrigerio. Nel deserto del Mojave, sud-est della California, tra pochi mesi una rigorosa architettura fatta di superfici geometriche e materiali contemporanei sarà la sede di un nuovo ritiro buddista della corrente Zen.
Con bagni termali, aule per la meditazione e l’insegnamento, dormitori per circa 60 persone. Oggi sono più di 4 milioni gli americani seguaci della dottrina buddista in tutte le sue varianti, da quella tradizionale indiana a quella della pratica Zen, che mescola pensiero indiano, cinese e giapponese.
Nella cornice scabra e fascinosa del grande West, per l’esattezza nel deserto californiano del Mojave, sorgerà la prossima primavera il ritiro buddista del maestro novantaseienne Kyozan Joshu Roshi, affidato alla matita esperta dello studio Predock – Frane, già noto per aver progettato e costruito da poco un altro centro buddista nel New Mexico. “Il rituale Zen è strettamente collegato al luogo e alla natura, a visuali, venti e angolo solare”, spiega l’architetto Hadrian Predock. “Ecco perché alcune parti dell’edificio sprofondano nell’oscurità del terreno desertico, altre si elevano per approfittare al massimo del flusso dei venti e del soleggiamento”.
Ed è un chiaro rimando alla natura anche il ciclo progettato per utilizzare l’acqua termale della zona. “L’acqua a 55 gradi viene convogliata dalle viscere della montagna Little San Bernardino in una vasca sotterranea per bagni invernali e notturni.
Si riversa poi in una grande piscina al centro del complesso, poco profonda, circondata da cactus, yucche e altre piante del deserto, dove la temperatura si abbassa. Infine l’acqua torna alla natura, attraverso l’irrigazione del terreno riarso, creando un effetto-oasi”. Il ritiro dà origine dunque a un vero e proprio parco naturale, che in alcuni periodi dell’anno sarà aperto al pubblico per campeggio e picnic. Il deserto, dice Predock, ha ispirato anche la scelta dei materiali con cui è costruito il ritiro. “L’alluminio corrugato rimanda alla pelle dei cactus, l’acciaio corten (effetto ruggine) ricorda le carcasse di auto abbandonate e altri resti tipici del deserto.
Gli ambienti vogliono assomigliare all’interno di quarzo lattiginoso del geode, la pietra simbolo del deserto”. Il fresco del sottosuolo e le correnti dei venti sono sfruttati con criteri bioclimatici per ventilare le aule e i dormitori.
Volumi geometrici che sembrano fluttuare nello spazio metafisico del deserto: il ritiro buddista Zen del maestro Roshi sorgerà su progetto dello studio di architettura Predock-Frane di Santa Monica, California.
Per ripararsi dalla calura del deserto, i dormitori sono stati ricavati nel sottosuolo, e gli ambienti alla quota del deserto, con le aule per l’insegnamento e la meditazione (immagine sotto), i bagni rituali, e gli appartamenti del maestro Roshi, sfruttando i venti prevalenti secondo i criteri della bioclimatica.
