Gorizia

INSEDIAMENTO RESIDENZIALE A NOVA GORICA

Individuare fra le possibili tipologie quella che potesse coniugare le esigenze delle normative locali con il migliore utilizzo dell’area a fini residenziali, soddisfacendo contemporaneamente ai normali requisiti di business che ogni iniziativa similare esige: questa la richiesta nella fase di avvio della progettazione.

Il risultato dello studio effettuato è partito dalle analisi fatte con i tecnici locali che sembravano indicare come soluzione forse più idonea la tipologia a schiera, con proprietà unifamiliari pluripiano, in un’ottica di proprietà esclusiva anche dell’area di pertinenza.

Alla fine però la casa in linea è sembrata quella che rispondeva di più alle varie esigenze poste come variabili, e lo studio effettuato ha portato ad una soluzione che si ritiene possa costituire non la conclusione di un percorso, ma un punto di partenza che ci permetterà di analizzare e comprendere meglio le potenzialità che ha questa area.

La forma del lotto, regolare, ha informato la scelta della disposizione in linea che si pone semplicemente, quasi a marcare il perimetro della proprietà, in quadrato, con gli angoli a piano terra aperti a ponte, per lasciare aperto lo spazio visuale tutto intorno, ma coperto al piano primo con un quadrato chiuso: gli alloggi sono tutti rivolti all’interno della corte o giardino, dove si affacciano le terrazze e si “ergono” i vani scala esterni, quasi segni architettonici.

Si sono ricavati 60 appartamenti e studiati cinque tipi di alloggi simplex con una alternativa di un duplex qualora si possa individuare la possibilità, nei nodi d’angolo aperti al piano terra, di portarci su tre piani fuori terra e connotare volumetricamente il complesso architettonico.

Si è studiato una scansione seriale, ripetitiva e semplice dal punto di vista strutturale, con setti portanti equidistanti e fonometrie unificate, che però non precludono la possibilità di rianalizzarne la scansione con pilastrature, per avere un sistema costruttivo modulare e flessibile, così da consentire un intervento misto, sia di prefabbricazione che tradizionale, secondo le convenienze economiche.

 

 

 

 

 

 

 

La città.

 

Ed ora ascoltiamo la vita di Gorizia. Ce la narra il suo Colle, piedistallo alberato di quel massiccio castello, verso il quale guarda la città, raccolta attorno ad esso, nella piana sottostante.

Ci avviamo su per il Colle lungo il bel viale Gabriele d’Annunzio, adorno di palazzetti e di caratteristiche case a sporti; e intanto sentiamo raccontare : di tutto ciò che vedete oggi non c’era nulla, un tempo, sui miei fianchi boscosi. E sono trascorsi tanti secoli, da allora, che non ricordo neppure se erano volpi, oppure lupi, o addirittura orsi, quelli che si annidavano fra le mie piante.

Ricordo, però, che un giorno vennero quassù degli uomini, chiamati Romani.

Liberata dagli alberi la mia cima, essi vi costruirono sopra una piccola torre di vedetta, assai simile a quelle costruite sulle alture circostanti. Da allora, qualcuno andò sempre su e giù per i miei fianchi; e così vennero tracciati i primi sentieri, vennero elevate le prime casette.

A un certo punto, però, nè le sentinelle di vedetta, nè le legioni armate della vicina Aquileia, poterono impedire che orde terribili di barbari invadessero questa piana, distruggendo e incendiando ogni cosa.

Furono secoli spaventosi; sembrò che ogni segno di vita fosse cessato per sempre intorno a me. Finché, adagio adagio, ecco che gli uomini ritornarono; riacquistata la fiducia, ripresero a salirmi e cominciarono a ricostruire qualche casa. Vi confesso che sono sempre stato fiero di questa mia altezza sulla pianura attorno: non è gran che, ma è ad essa che devo il fervore della vita che mi circonda.

Questa vita ebbe inizio verso il Mille, allorché i Duchi del Friuli mi onorarono della loro attenzione, facendo costruire sulla mia cima un bellissimo castello. Attorno al castello crebbe presto il borgo, e fu proprio in quell’epoca, credo, che castello e borgo cominciarono ad essere chiamati col nome di Gorizia.

È certo, almeno, che nel secolo XI, i Signori diventati miei padroni dopo i Duchi del Friuli, presero il nome di Conti di Gorizia.

I Conti di Gorizia. Forse avrete già sentito parlare della potenza di questi Signori. Vi basti sapere, in breve, che i loro domini si estesero da qui su gran parte del Friuli e dell’Istria. E poi sulla Carnia e sul Tirolo, affermandosi presto come uno degli Stati più potenti d’Italia.

Fu il periodo della mia maggior gloria. Sapeste com’era bello il castello con quei torrioni tondi che vedi, nuovi, e con le sale sempre affollate di gentiluomini e di dame!

Come residenza minore, poi, i miei Signori si costruirono, un poco in disparte, il grazioso edificio che è detto, appunto « Palazzina dei Conti ».

Quanto al borgo, esso si ampliò in modo tale da meritarsi, nell’anno 1307, il titolo di città: un titolo che passò in seguito anche alla borgata bassa.

Certo non posso dire di aver fatto sempre una vita pacifica. Tutt’altro: i Conti di Gorizia, per difendere i loro domini da altre potenze erano spesso in guerra, e io ho dovuto subirne di assedi!

Nel 1508 Venezia, in lotta con l’Austria, riuscì per prima ad espugnare la mia roccaforte.

Bartolomeo d’ Alviano, capitano della Serenissima, issò lo stendardo di San Marco sugli spalti del castello e, siccome l’ultimo Conte di Gorizia, Leonardo, era già morto da qualche tempo, i Veneziani divennero i miei nuovi Signori.

Fu, però, un dominio che durò pochissimo, un solo anno; ma in quell’anno la Serenissima lasciò segni indelebili su di me: ingrandì il castello e cinse le mie basi con possenti mura bastionate, in modo che io divenissi un colle-fortezza.

Avete appena oltrepassato due porte di queste mura superando, sul Viale d’Annunzio, alcuni edifici in stile veneziano. Ora siete dentro la rocca e la chiesetta che vi appare è quella di Santo Stefano, costruita nel 1397.

Nel 1509 tornai all’Austria e, purtroppo, il castello diventò sede dei Capitani dell’Impero Asburgico, che rimasero i nuovi padroni di Gorizia per circa 400 anni! Un bel po’, non vi pare?

Non dovete pensare, però, che in tutto quel tempo Gorizia si sia trasformata in una città tedesca. Niente affatto. Anche se gli Austriaci tentavano in mille modi di imporre i loro sistemi di vita (pensate, ad esempio, che il mio bel castello fu trasformato in prigione ed in caserma), Gorizia rimase sempre italianissima.

Per la strada dove camminate voi ora, io vidi salire imperatori e principi tedeschi. Anni straordinari furono quelli dal 1615 al 1617, allorché io fui al centro della guerra detta « Gradiscana », combattuta a lungo fra Veneziani e Austriaci sui campi e sui colli intorno alla città. Principale obiettivo era, infatti, la cittadina di Gradisca.

Nel 1791 vidi anche Napoleone e da allora, alternativamente, Gorizia fu dominio ora dei Francesi e ora degli Austriaci, fino al 1813, anno in cui tornò all’Austria.

Frattanto la città, andava estendendosi verso l’Isonzo. Era uno spettacolo commovente, per me che l’avevo vista nascere, assistere di giorno in giorno al suo sviluppo.

Dopo il 1848, poi, riusciti ad ottenere l’autonomia, furono i Goriziani stessi ad ampliare e a modernizzare la loro città in modo straordinario, conferendole quell’ aspetto tipicamente italiano che, nonostante le gravissime ferite della guerra 1915-18, conserva ancor oggi.

A proposito di questa guerra, è impossibile descrivere la gioia dei Goriziani, allorché le truppe d’ Italia, rotta, dopo asprissime lotte, la resistenza austriaca sul Sabotino e sul San Michele, fecero il loro ingresso in città.

Era il 9 Agosto 1916. Dopo la guerra, risorta la città più bella e più vasta, con nuove piazze, con nuovi corsi e nuovi monumenti, giunse finalmente l’ora di fare qualcosa anche per il mio vecchio castello, del quale siete ormai giunti sul portale d’ingresso, sormontato da un grosso Leone di San Marco.

Se sapeste con quanti colpi, poverino, fu colpito dall’artiglieria nemica! Ora, però, così rimesso a nuovo, non vi sembra bellissimo? E non vi pare che esso riprenderebbe volentieri la vita di un tempo?

Senonchè i tempi cambiano, e tornare indietro, è impossibile. Accontentiamoci, quindi, di ammirare il panorama, che io contemplo da secoli.

Dalla città subito sotto, elegantemente adagiata fra il colle e il piano, dove l’Isonzo serpeggia azzurro, il nostro sguardo spazia, via via, verso una schiera sempre più ampia di valli e di monti.

Sono, per la maggior parte, i monti, sui quali io ho visto divampare le battaglie del 1916: gli stessi monti, conquistati metro per metro con una lotta immane, e che ora i nuovi confini, stabiliti nel 1947, escludono dal suolo della Patria.

Non dimenticate, già che siete qui, di fare una visitina al Museo della Storia, che accoglie, fra l’altro, interessanti oggetti dell’artigianato e del folclore goriziano.

Visitiamo la città e scendiamo sino alla pittoresca Piazza Cavour. Com’è suggestivo e raccolto questo angolo di città, con le sue case a portici, con la vecchia Casa del Comune a loggette e col suo piccolo pozzo veneziano!

Visitato, poco più in là, il bel Palazzo Lantieri, del secolo XV, col cortile a logge, dominato da una torre, eccoci, sulla parte opposta di Piazza Cavour, proprio davanti al Duomo.

Il maggior tempio della città ci presenta, nell’interno ricostruito dopo la guerra, notevoli opere d’arte, fra cui il bel pulpito in marmo, e le decorazioni a stucco del soffitto, alcune pale d’altare, fra cui la pala dell’Aitar Maggiore, opera del goriziano Giuseppe Tominz.

Interessanti, infine, sono : la pietra tombale che rappresenta Leonardo, ultimo Conte di Gorizia, e il  Tesoro, con oggetti preziosi e reliquie appartenenti un tempo alla Basilica di Aquileia.

La vicina Via Rastello, che è una delle più antiche e caratteristiche della città, ci guida, quindi, fra vecchie case a portici, fino alla luminosa Piazza della Vittoria, estesa ai piedi del poggio col castello.

Sostiamo un poco: abbiamo da ammirare, qui, il moderno Palazzo del Governo, la monumentale Fontana del Nettuno e, di fronte, la barocca e maestosa Chiesa di Sant’ignazio, con un sontuoso Altar Maggiore, e il grande affresco della Gloria di Sant’Ignazio, opera del gesuita Padre Taucher.

Dedicheremo la seconda parte della nostra visita a Gorizia a brevi e piacevoli passeggiate per la città.

Eccoci, ad esempio, superata Piazza Arcivescovado, col severo Palazzo omonimo, in Piazza De Amicis, davanti al bel Palazzo Attems. È, questa, una creazione dell’architetto Niccolò Picassi, goriziano, che ideò anche la Fontana del Nettuno.

Il Palazzo Attems ospita il Museo della Guerra o della Redenzione e alcune interessanti raccolte artistiche.

Dalla parte opposta, il verdeggiante Corso Italia ci guiderà, quindi, sino al Parco della Rimembranza, al centro del quale sosteremo presso il Monumento ai Caduti Goriziani. Si tratta di una colonna elevata al cielo fra un cumulo di rovine, unica superstite di un bel tempietto, che venne distrutto da mano sacrilega nel 1944, durante l’occupazione tedesca della città. Non lungi è il Cimitero degli Eroi, con la Chiesa dei Cappuccini e la statua di San Francesco.

Potremo concludere la nostra giornata, raggiungendo, dietro Piazza Vittoria, i bellissimi Giardini Pubblici, ove sorgono i busti dei poeti Pietro Zorutti e Carlo Favetti, il busto all’insigne studioso di lingue orientali Graziadio Ascoli, e l’erma a Vittorio Locchi, il commosso cantore della Sagra di Santa Gorizia.

Subito fuori dei Giardini Pubblici, in Via Verdi, si eleva uno dei più grandi e interessanti edifici della città: il moderno Palazzo delle Poste e Telegrafi, adorno di bei mosaici, di affreschi e di statue, fra cui quella di Santa Gorizia, con un’alta torre quadrata.

Se, invece, ti appassiona il tramonto e se il tempo è bello, ti consiglio di raggiungere, al di là dell’Isonzo, il colle su cui giganteggia, bianco sullo sfondo del Sabotino, l’Ossario di Oslavia.

Sono ivi raccolte le salme di 60.000 gloriosi Caduti delle battaglie dell’ Isonzo. Il pensiero di Essi, in quest’ora stupenda, nella visione dolce dei luoghi, in cui avvenne l’eroico sacrificio, susciterà in noi un’emozione indimenticabile.

Gli stessi sentimenti, poco lungi, dopo una sosta alla Madonnina del Ponte 9 Agosto (che vide i fanti italiani puntare verso Gorizia) li proveremo sul Colle del Calvario (il Pod- Gora).

Chi mai direbbe che questa località, oggi così incantevole, fu teatro di asprissime contese, durante le quali caddero migliaia di soldati fra il Maggio e l’Agosto del 1915?

Ci ricordano, ora, l’olocausto di quei prodi, solo il piccolo obelisco di pietra e, accanto, alcuni tremuli cipressi.