Materiali speciali

    Naturale o tecnologico alla scoperta del colore.
    Sempre più vicino alla pietra o con superfici lisce e compatte, a seconda delle modalità di getto e della granulometria, il calcestruzzo colorato in pasta si presta a numerosi utilizzi, dalle strutture all’arredo urbano.
    II confezionamento avviene mediante l’inserimento di scaglie di pietra. Il prezzo risulta dunque collegato all’approvvigionamento del materiale comprimario, l’inerte colorato.
    Oggi il calcestruzzo colorato in pasta è un materiale che riscuote un successo crescente presso le realtà, di dimensioni grandi o piccole, per le quali il prodotto di estrema qualità architettonica è un elemento fondamentale per la valorizzazione del prodotto edilizio finale.
    Resistenza e resa estetica Alla base dell’operazione di confezionamento, ci sono le valutazioni della resistenza e dell’estetica che si intende ottenere.
    La scelta del valore di resistenza deve essere fatta vagliando se il materiale dovrà esser impiegato in usi esterni oppure interni, mentre quella estetica dipende da quale sia l’aspetto finale che il calcestruzzo dovrà avere; il calcestruzzo, a disarmo dei casseri avvenuto, può assumere due aspetti distinti.

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    Nel primo caso assume l’aspetto di pietra vera, con tutte le irregolarità del materiale naturale, mentre nel secondo mostra una veste tecnologica, con superfici lisce e perfette. I due risultati dipendono dalla modalità con cui si getta il calcestruzzo all’interno delle casserature, e dalla composizione granulometrica del materiale.
    In entrambi i casi è opportuno avere inerti il più possibile fini e bianchi o con tonalità che virino verso questo colore (l’inserimento di inerti grigi, se rientranti in un range non troppo scuro, possono essere utilizzati in quantità non troppo elevate) e utilizzare una sabbia chiara, possibilmente composta solo da particelle finissime, in quanto i granuli grossi in fase di vibrazione si spostano verso quella che sarà la superficie da trattare provocando possibili alterazioni del risultato cromatico finale.
    Gli inerti grossi non danno nessun problema, in quanto non si dispongono mai verso la pelle del calcestruzzo ma rimangono confinati all’interno della sezione; l’unica accortezza è non eccedere oltre il passo dell’armatura.
    Un discorso a parte richiede l’eventuale esigenza di ottenere un colore nero, perché in questo caso il calcestruzzo non subisce nessuna vagliatura preliminare, tutto è affidato all’inserimento di pigmenti chimici con forte potere coprente.
    II confezionamento del calcestruzzo colorato avviene mediante l’inserimento di scaglie di pietra – gli inerti – di riferimento: ad esempio, se si intende ottenere un calcestruzzo che simuli il famoso “rosso di baveno” nell’impasto verranno inseriti inerti formati da scaglie di pietra rossa di baveno, una miscela di polveri di rosso di baveno ed altri pigmenti minerali naturali di cromia simile, in modo che durante le fasi di miscelazione, tali pigmenti vadano ad amalgamarsi ed a dettare il colore del prodotto finale.
    Questa modalità è valida per tutti i colori “naturali”, che il calcestruzzo colorato è chiamato a proporre una volta disarmato.

    Le fasi di armamento del calcestruzzo
    Aspetto importante è dettato dai casseri in cui il calcestruzzo colorato verrà gettato, e dal loro disarmo. La scelta della tipologia di questa combinazione influisce sul risultato finale dell’aspetto.
    Le tavole di legno naturale, oltre ad avere un forte potere di assorbimento dell’acqua d’impasto, hanno lo svantaggio di lasciare, in corrispondenza dei nodi del legno, macchie di colore scuro. Per evitare l’inconveniente è necessario trattare le tavole con oli minerali o resine polimerizzate con ciclo di due mani di stesura intervallate da 24 per ridurre la formazione di macchie scure e la sfarinatura della faccia superficiale del calcestruzzo. I casseri realizzati in legno ma con superficie piallata presentano invece lo svantaggio di poter essere utilizzati un numero limitato di volte.
    Capitolo a parte i casseri metallici, che possono imporre un motivo decorativo all’impasto del calcestruzzo; l’accortezza sta nella loro manutenzione, perché essendo di natura ferrosa con il tempo possono subire alterazioni chimiche della superficie, rilasciando ruggine nel risultato finale. Per la fase di disarmo è previsto l’utilizzo di additivi atti volti a ridurre al minimo la formazione di macchie di ruggine.
    Nuovi casseri in resine plastiche e polistirolo sembrano esser un ottimo compromesso mentre, nel campo della decorazione e del restauro, si utilizzano nuovamente casseri in gesso, dal costo molto elevato ma dal risultato estetico ineccepibile.
    In qualsiasi caso, l’utilizzo di disarmanti deve esser analizzato attentamente in fase preliminare di cantierizzazione. Importante anche l’utilizzo di apparecchiature dedicate, macchine per il pompaggio, vibratori per la compattazione, che debbono esser sempre in ottimo stato di manutenzione. Con questa tecnologia, la gamma di colorazioni che si può imporre all’aspetto finale del calcestruzzo è illimitata, perché qualsiasi pigmento chimico può esser inserito nella fase di confezionamento.
    Gli ossidi chimici, utilizzati agli albori di questa tecnologia, difficilmente controllabili, sia per quantità inserita che per risultato finale, sono caduti in disuso fin dalle prime battute a favore di inerti naturali e prodotti chimici studiati appositamente.

    Le lavorazioni finali
    Mediante lavorazioni quali sabbiatura o idropulitura, bocciardatura, e tutte le altre tecniche di derivazione scalpellina si possono conferire alla superficie del calcestruzzo colorato tutte le particolarità della pietra lavorata a mano.

    Costi
    I costi dipendono da tre distinti parametri;
    • la novità: questa fase risente dei costi di sperimentazione, rettifica e commercializzazione;
    • la non completa concorrenza tra i vari operatori: a fronte di grandi operatori, quelli dalle dimensioni e realtà locali/regionali stentano a decollare;
    • l’approvvigionamento del materiale comprimario, l’inerte colorato.
    Analizzando ad un livello secondario i tre fattori si scopre che, mentre i primi due sono destinati a subire oscillazioni in base al mercato, il terzo è destinato ad avere un andamento lineare tendente a crescita.
    Le nuove normative sulla tutela ed il rispetto del paesaggio maggiori costi di estrazione per il ripristino del sito, e questi si ripercuoto sul prodotto; inoltre bisogna tener presente che per particolari tipi di pietra non è possibile l’estrazione di grosse quantità, valutare le distanze fra sito di cavatura quello di frantumazione/polverizzazione, e quello in qui di confezionamento.
    Un primo parametro può essere dato analizzando un calcestruzzo colorato mediante impasto di pietra “verde alpi”: il prezzo identificativo 200 euro a metro cubo. Per tutti gli altri tipi di colorazione, il prezzo è da definire con il fornitore.

    Campi d’applicazione
    L’uso del calcestruzzo è molto frequente negli arredi urbani, dove a fronte di un design sempre più spinto verso il minimalismo si è percepita la volontà di affiancare a tali forme la solidità e le caratteristiche storiche di materiali che per secoli hanno accompagnato la vita di piccoli e grandi comunità urbane.
    Panchine, fioriere, spartitraffico e dissuasori sembrano opere di scalpellini l’aspetto è quello di un manufatto artigianale ma nasconde il know how di aziende sempre più attente al mercato.
    A scala progettuale di edifici denominati Le Pigne, a Sesto S. Giovanni, di Riccardo Blumer, dove il calcestruzzo colorato, oltre a svolgere la funzione statica e di diaframma tra interno ed esterno mostra la sua espressività, e la Moschea di Roma, di Paolo Portoghesi, Vittorio Gigliotti e Sami Mousawi, in cui la composizione del cemento con resistenza Rck=50N/mmc, ha previsto l’uso di cemento bianco, sabbia gialla, sabbia beige, pietrischetto Carrara, pietrisco Carrara, additivo superfluidificante, acqua.

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