Come Scandinavia intendiamo qui Svezia, Norvegia e Danimarca (Finlandia ed Islanda si sono sviluppate in un altro senso). Il retroscena è quello del boom economico del dopoguerra, l’ultima fase di industrializzazione, l’urbanizzazione e gli altri cambiamenti all’interno di una società capitalista.
La residenza, in questo periodo, presenta molti aspetti diversi. Per un architetto le case di Utzon a Hilleroed (Danimarca), sono ancora fonte di ispirazione. Così come le nuove possibilità dimostrate da Erskine (in Svezia).
Ma queste appartengono già al passato, ed in seguito le cose si sono evolute rapidamente. Furono costruite numerose case, sorgevano come grandi contenitori, grandi unità prodotte in serie si sono estese sul paesaggio. In Norvegia, verso la fine degli anni Sessanta, si costruivano 30.000 appartamenti all’anno, una media di 1,1 unità per abitante. Questo indice aumentò sino a raggiungere 45.000 alloggi agli inizi degli anni Settanta.
In Danimarca si registrò una analoga media per abitante e in Svezia una ancora più alta. Il problema degli alloggi deve essere visto come un problema di massa. È tempo di riflettere. Ci fu una svolta decisiva nel ’68, dopo di che le cose sono cambiate. Siamo ancora in fase di sviluppo, ma si possono già trarre entro certi limiti delle conclusioni e dei risultati.

La Svezia
Con l’avanzamento industriale e la concentrazione ci siamo interessati più alle reazioni degli svedesi che alle loro opinioni. Sono emerse diverse ideologie sociali. Il metodo è stato quello della propaganda piuttosto del chiarimento attraverso la discussione.
Abbiamo scoperto il funzionamento delle case collettive (alberghi familiari), il servizio di reception e la «grande edicola » (centri locali) per piccole unità, le meravigliose iniziative di spazi ricreativi per bambini, i servizi di pulizia dei cortili, il ripristino delle vecchie case di città e l’orientamento degli abitanti verso un miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Le scienze sociali hanno assunto una posizione rilevante nel risolvere i problemi quotidiani dei nuovi centri abitati e si sono scritte molte relazioni. Si è trattato di una ingegneria sociale, più che di una profonda analisi sociale. D’altra parte quelle analisi puramente scientifiche e teoriche non hanno affrontato i problemi più importanti. Neppure hanno conseguito risultati pratici.
Le pubblicazioni commerciali sul « realismo sociale » sono diventate sempre più diffuse e popolari con articoli pubblicati in riviste e giornali. All’attivismo nei confronti della discussione e della soluzione dei problemi senza dubbio va riconosciuto un certo valore terapeutico. Molti errori organizzativi burocratici sono stati chiariti e risolti. Questo è stato un modo naturale di ricercare e risolvere problemi. Rimane in dubbio però se questo ha contribuito a nascondere più che a chiarire le ragioni più profonde dei nuovi problemi dell’abitare.
La Danimarca
Sono stati recepiti i mutamenti sociali nati nelle città svedesi. Comunque spesso le caratteristiche e gli orientamenti sono diversi. Ad esempio esistono delle differenze tra le case collettive svedesi e danesi.
Gli studi di psicologia sociale qui interessano piccole subculture, la costruzione di piccole comunità. I problemi delle grandi città e dei grandi insediamenti residenziali sono trattati per piccole unità limitate. Questo tipo di pianificazione e di ingegneria sociale può essere considerato un genere di liberalismo per i ceti medi superiori.
Si sono manifestate nuove tendenze in alcuni concorsi e in alcuni studi di pianificazione e di progetti per alloggi. È riconosciuto sia dagli architetti che dai pianificatori.
A queste proposte sono state date varie definizioni quali « la conquista architettonica delle case basse ad alta densità », e le proposte di interazione sociale sono state definite come dei « picnic in strada e conversazioni a bassa voce sul balcone».
Bisogna ammettere che le unità per piccoli gruppi non hanno risolto i problemi sociali delle masse. Una formula adeguata per un centro abitato non è stata ancora scoperta. Ricerche più radicali sono state effettuate dagli studenti della Scuola di Architettura dell’Accademia di Copenhagen, reparto B (Prof. Henning Larsen). Hanno mostrato chiaramente la differenza delle condizioni di alloggio tra gruppi a differente reddito.
La forma e il livello di abitazioni, trasporti e servizi sono strettamente connessi a finanziamenti ed investimenti ufficiali. Questo varia da una zona abitata all’altra e dipende sempre dal reddito degli abitanti. Presentata a una mostra a Copenhagen nel 1970, la ricerca venne poi pubblicata (Sul problema degli alloggi).
In Norvegia
Abbiamo seguito da vicino la Svezia sia nei suoi errori che nei correttivi. La differenza è che noi norvegesi siamo più poveri e più lenti non avendo la stessa concentrazione urbana che crea tanti problemi. Ma anche i nostri problemi sono divenuti tanto grossi da attrarre l’interesse dei sociologi e dei politici. Siamo stati anche influenzati dai progetti più diffusi dei danesi, malgrado le evidenti differenze di tradizioni sociali e geografiche.
Attività, ricerche e nuovi orientamenti
Un’alternativa nella pianificazione implicherà un’ideologia alternativa anche nella ricerca.
È chiaro ormai che non possiamo semplicemente trattare con nozioni e con cose. Gli abitanti non sono degli oggetti da contare, misurare, pianificare. Bisogna progettare insieme a loro. Con la svolta del 1968, le masse hanno sviluppato una coscienza degli effetti della politicizzazione che consiste nelle azioni organizzate, il successo del populismo, i programmi di salvaguardia delle risorse e l’ecologia pianificata, hanno allargato le prospettive del problema degli alloggi ed influenzato la nostra visione sulla progettazione.

Abitazioni e comunità. Esempi dalla Norvegia
Bisogna sottolineare che la pianificazione e gli alloggi nel loro contesto più ampio non sono sotto il controllo dei pianificatori né degli abitanti di una data zona. All’architetto progettista viene assegnata una zona circoscritta sulla quale lavora insieme all’imprenditore, l’amministrazione e ai rappresentanti politici. Non possono andare oltre questi confini. Possono trattare gli elementi all’interno della zona secondo certe direttive.
Il lavoro dell’architetto è una interpretazione di un programma, di chiarificazione delle condizioni e possibilità generali, e di invenzione formale attraverso una proposta concreta.
Scandinavia: un riassunto
L’integrazione dell’abitante nel lavoro di progettazione è ormai dappertutto una procedura accettata. Diversi gruppi manifestano i loro problemi specifici, ad esempio, i problemi di zone sperdute di campagna come delle grandi città, critiche alla segregazione dovuta all’età, problemi delle casalinghe isolate e della educazione dei bambini.
Questi problemi fanno parte dell’organizzazione degli alloggi. Ciò va oltre la forma e la grandezza della casa singola. Questa non è una rivoluzione nella pianificazione. Comunque la democratizzazione, il livello di maggiore informazione, la discussione legale aperta ha portato molti problemi verso una risoluzione. L’epoca dell’autorità dello specialista è finita.
I fallimenti dello sviluppo non controllato sono evidenti per tutti. Si devono adottare nuovi metodi di pianificazione e anche una nuova conduzione politica con la collaborazione di tutti.
Costruzioni vicino a risorse naturali e sociali
Negli schizzi degli architetti si possono notare interpretazioni per una ricca e libera vita sociale. Gli schizzi realistici comunque devono anche dare rilievo alle cose comuni.
Per ottenere grandi complessi di abitazioni pianificate è necessario cercare investimenti su grande scala e la presenza di servizi commerciali. Anche le bellezze naturali possono essere difficili da incorporare entro un’area fabbricabile come elemento significativo per la comunità (un progetto di Korsmo, Utson, Fehn e Grung, 1953, mette in rilievo questo problema, ma il progetto non è stato ancora realizzato).
In un altro progetto, su scala più piccola, la natura è stata inserita, e svolge un ruolo chiaro e decisivo (Astveitskogen, Bergen, 1969). Il suo effetto può essere valutato perfino razionalmente.
La parte rappresentata nell’illustrazione 10 indica una disposizione del terreno che dà, da un lato, un grande spazio ricreativo ai bambini, e una unità di abitazioni concentrata con un servizio di comunicazione, e dall’altro la natura allo stato «selvaggio». Il risultato è uno spazio sociale, fatto di una zona aperta di strade strette. Le case sono sviluppate liberamente tra muri antincendio situati su un pendio che dà ad ogni unità (di 45 mq) una vista libera al di sopra di quelle antistanti.
Le unità sono esposte al sole su tutto il settore est-ovest ed i venti freddi dal nord sono fermati dai muri retrostanti. Le unità di abitazione e anche la zona comune dipendono per il loro funzionamento dalle risorse del luogo.
Un esempio di sviluppo delle risorse sociali sarebbe il progetto Lura (1973), Stavanger. L’accesso comune per dieci appartamenti (di varie dimensioni) è organizzato per i rapporti sociali, per le letture e il gioco dei bambini dentro casa. Questi gruppi di appartamenti hanno ad ovest una zona verde per le relazioni collettive.
Profitto e considerazioni legali
Il progetto del Centro Romsàs a Oslo, del 1973, ha gli stessi obbiettivi: uno spazio comune per interessi collettivi. Esiste però una differenza nelle dimensioni delle unità e nel numero dei partecipanti. Quando un centro abitato come Romsàs raggiunge una certa grandezza, i servizi sociali e i negozi vengono aggiunti automaticamente. I servizi sociali costituiscono un investimento ufficiale ed i negozi sorgono per interessi commerciali.
L’avviamento è più facile che per una piccola unità come Lura. Là gli abitanti avrebbero dovuto finanziare loro stessi il loro spazio comune. Nessun investimento dall’esterno ne ricaverebbe un interesse. Il valore di un tentativo su piccola scala come Lura ha valore proprio per questo. Uno spazio organizzato socialmente viene creato e questo è il passo fondamentale. Dal piccolo nasce qualcosa di più grande.
Ci sono anche altri vantaggi nello sviluppo di un centro come Ròmsas. Non è l’inizio che costituisce la fase critica, ma è la fase di ulteriore organizzazione delle risorse e il completamento dei servizi sociali per la comunità.
Qui subentrano molti altri fattori, oltre a considerazioni legali e di profitto. Attraverso l’organizzazione di questi elementi viene creato un centro sociale. A questo centro possono venire annesse altre funzioni sociali e culturali: fermate di trasporti pubblici, spazi affittati per periodi più o meno lunghi a clubs, meetings ed imprese. Ma forse la cosa più importante realizzata in questo caso è l’integrazione di appartamenti per disadattati. E questa componente dà al complesso un altissimo valore sociale.
Un centro sociale viene creato unendo elementi separati e disomogenei; ed i membri della comunità che troppo spesso vivono nelle condizioni peggiori hanno qui il privilegio di abitare vicino a questo centro. 32 Questo a sua volta arricchisce il centro sociale e rende più giusto il rapporto all’interno della comunità. Una soluzione speciale viene messa in evidenza nella illustrazione 18.
Appartamenti per anziani, o per persone ritardate mentalmente, vengono organizzati come una completa istituzione sociale. Poiché gli abitanti richiedono innegabilmente dei servizi, questi servizi devono essere resi. Questa soluzione crea la piacevole impressione che un’istituzione « chiusa » si sia trasformata in una società urbana aperta.
Gli appartamenti sono costituiti da unità individuali e il loro servizio comune è la strada. Questa costituisce sia la via d’accesso agli appartamenti che la via per raggiungere i cortili verdi in comune sui due lati degli appartamenti.
Le risorse dell’espansione futura
L’esempio più recente di una comunità costruita gradualmente dall’aggiunta di elementi separati è una unità di abitazioni piuttosto piccola ed aperta a sviluppo lineare con bassa densità, situata sul fianco di una collina con una vista panoramica verso ovest. Un servizio lineare e un rapporto asimmetrico nella sezione trasversale rendono l’intera organizzazione agibile e naturale.
I servizi si trovano su una strada pedonale (con accesso parzialmente vietato agli automezzi), mentre gli appartamenti costituiti da edifici bassi con terrazze sono in direzione ortogonale alle vie d’accesso, e paralleli tra loro. Davanti alle case, ad ovest, ci sono piccole terrazze e spazi per l’espansione.
Ad ovest verso l’esterno uno spazio verde crea una zona di ricreazione in comune sul pendio verso il fiume. Questa organizzazione dello spazio offre molte possibilità di sviluppo futuro sia per quanto riguarda fattori comunitari che per le singole abitazioni.
Un esempio dell’espansione di un appartamento è illustrata dall’ili. 22, dove viene rappresentata l’espansione verso l’alto e verso ovest di una famiglia che cresce. In genere i vantaggi di questo progetto, ora in fase di realizzazione, sono nella prospettiva di una possibilità di un più ricco sviluppo comunitario.
Risorse sfruttate
Ora ci riferiamo ad alloggi con qualità comunitarie che risalgono a interventi del passato. I miglioramenti consistono nel risparmio di spazio, risanamento di case vecchie, ripristino delle originarie condizioni di vita con il mantenimento dei manufatti. Le illustrazioni 23-28 mostrano un progetto per il rinnovo di un palazzo nella città di Oslo. Le cattive condizioni abitative di questo edificio costruito prima della prima guerra furono migliorate negli anni Trenta con l’introduzione di servizi igienici. Ora è prevista un’intera ristrutturazione sia degli appartamenti che dell’intero palazzo. Gli obiettivi principali sono luce, sole, ventilazione per gli appartamenti ed il cortile ed una disposizione delle stanze meno rigida per gli appartamenti con servizi igienici e salotti più grandi.
II cortile è destinato alla ricreazione per bambini ed adulti. I vantaggi principali sono la vicinanza dell’isolato residenziale ai servizi urbani del vicinato, breve distanza per il lavoro, il che significa meno traffico, meno inquinamento ecc. Tutti questi problemi devono essere valutati in un contesto più ampio — il piano regolatore della città. D’altra parte i dettagli del piano regolatore devono essere studiati in rapporto alle abitazioni già esistenti e ai servizi comuni. L’esempio delle illustrazioni 27 e 28 mostra questo rapporto. La differenza che esiste fra le due alternative è ovvia. Per la comunità del luogo la seconda proposta è possibile; la prima significa distruzione.
Le risorse degli abitanti
L’organizzazione e la costruzione ad opera degli abitanti è molto poco sfruttata nello sviluppo moderno degli alloggi. Le risorse stesse dell’uomo non si limitano alla sua capacità di lavoro, ma implicano anche la capacità inventiva e l’impegno. Il progetto rappresentato nelle ili. 29, 30 è una piccola unità di alloggi a Trondheim. La prima fase di un centro abitato più grande.
L’illustrazione rappresenta il progetto realizzato mentre l’altra presenta il progetto dell’architetto: una differenza visibile per tutti. (Questo fenomeno sarebbe da paragonare con le case di Le Corbusier a Pessac). Non riteniamo opportuno discutere qui se la differenza sia nell’atteggiamento sociale o in quello formale. Il progetto Hesthaugen a Bergen è sviluppato per la maggior parte con la collaborazione fra architetto e abitanti. Il piano del terreno edificabile contrasta chiaramente con le case sparse attorno. Costituisce un insieme dove molti elementi possono variare senza distruggere il quadro totale.
I diversi elementi per la comunità sono chiaramente in rapporto a nuclei di unità private. La libertà individuale di farsi la casa è limitata dai muri, ma la disposizione delle finestre e delle porte è lasciata alla scelta dell’abitante. Le possibilità di questo progetto di abitazione sono nella forma semplicissima della casa. Non è una caratteristica negativa questa semplicità. L’abitante può modificare questa casa poiché la sua forma, sia all’interno che all’esterno è semplice.
Con questo esempio giungiamo alla questione cruciale: quali sono i criteri con cui diverse persone possono lavorare concretamente insieme?
Ogni progetto è un lavoro concreto e le condizioni del suo sviluppo devono essere chiarite prima della costruzione. Questo è un compito per il progettista architetto, la realizzazione è compito di tutti. L’applicazione di questo principio su scala più grande esige una certa disposizione degli elementi. Questa disposizione non può sempre essere una disposizione strutturale, ma deve essere un supporto spaziale delle forme essenziali per la realizzazione dell’opera. L’ultimo esempio UPS rappresenta la disposizione di rapporti sociali che dipendono da oggetti di servizio ma con la possibilità di ulteriori sviluppi. Questo vale anche per il modello spaziale presentato.
Conclusione
La disposizione spaziale deve essere una forma aperta ma legata da una struttura organizzativa. Questa struttura è la forma che definisce le condizioni fisiografiche e sociali.
Non bisogna dunque limitarsi alla programmazione di tipi di case, ma piuttosto bisogna organizzare le possibilità e prevedere con chiarezza le future forme e condizioni di vita.
È in questo modo che i futuri abitanti e la comunità potranno poi creare il loro insediamento.
