Il nomade e la città in Yemen

Il contrasto tra due diversi tipi di vita, diversi rapporti con la natura e diversi modi di occupare ed usare lo spazio, viene espresso in maniera marcata ed attenta nelle due mostre allestite nell’ambito più generale del “World of Islam Festival”.
Esse esemplificano e riassumono le caratteristiche dei due modi di essere, nomade e urbano, ed i manufatti che ne sono insieme prodotti e strumenti.
E’ caratteristica comune ai due modi cosi differenti di vita una condizione come sospesa, cristallizzata, delle strutture economico-produttive della società. Esse non hanno subito in certe zone della penisola araba quella accelerazione industriale a cui l’occidente da un secolo è sottoposto.
I bisogni, immutabili, e le conseguenti soluzioni adottate per corrispondervi, sono cosi leggibili con chiarezza e continuità.
Si avverte che una medesima logica accomuna le soluzioni, diversissime, ai problemi dei nomadi come a quelli dell’organizzazione urbana.

In condizioni estremamente dure di vita non esiste la possibilità dello spreco.
Le soluzioni si organizzano per selezione naturale, secondo scelte che corrispondono rigorosamente ai bisogni, nella maniera che l’esperienza definisce come la più economica rispetto al risultato.
Nella scelta delle tipologie e dei materiali non è concesso spazio a ciò che è gratuito, piacevole o espressivo.
La fantasia si accende invece nel dettaglio, negli aspetti superficiali ed esteriori ma che divengono poi caratterizzanti, in maniera assai marcata, di quei luoghi e quelle regioni.
Stabilita in modo rigoroso e immutabile la forma, la struttura, i materiali e i modi costruttivi della tenda o della casa, si arriva poi a renderli straordinariamente vivaci con pochi elementi semplici e di basso costo.
Questi procedimenti, sopravvivendo ancor oggi, rendono conto della struttura di pensiero che li genera, proprio attraverso la nitidezza del modo in cui i problemi sono posti e risolti in una logica di sopravvivenza.

E’ difficile rendersi conto di come e perché gli oggetti esposti e le mostre stesse nel loro insieme risultino cosi ricche di fascino e interesse.
Certo questa tecnologia primitiva ma rigorosa, in cui tutto viene utilizzato al massimo senza sprechi né scorie e le controindicazioni o i guasti sono stati tutti eliminati da una esperienza secolare che ha affinato i processi, appare singolarmente attraente dimostrando come sacchetti di plastica ed automobili siano arrivati troppo in fretta, senza una sufficiente riflessione verso la globalità dei problemi e dei risultati.
Forse vi è un’altra, essenziale ragione di interesse. La condizione nomade e quella urbana sono le due grandi situazioni incognite che il modo di vivere di questi anni ha reso insieme possibili e assurde. Il nomadismo delle roulottes, l’urbanesimo delle grandi città sono condizioni limite che aprono nuove possibilità e nuove incertezze, segnano le tappe per il formarsi di una nuova cultura e insieme l’acutizzarsi e l’esplodere delle contraddizioni della situazione presente.
Il mondo semplice e calibrato che i beduini e gli abitanti di San a si sono costruito vale come riferimento.
Chiarimento ed esorcismo insieme di condizioni che compaiono al nostro orizzonte, ricche di attrattiva e di interrogativi inquieti.
I nomadi. I beduini della zona compresa tra l’Arabia e la Giordania sono sottoposti, nel loro vagare insieme agli animali, ad una precisa limitazione della quantità di oggetti da portare con sé ed insieme vincolati alla fonte di prodotto più economica, gli animali stessi.
La loro vita si organizza cosi sulla base delle risorse che gli animali forniscono. Unica casa è la tenda, in tessuto di lana a colori scuri, retta da pali in legno secondo uno schema canonico in cui gli unici elementi che possono cambiare sono il numero di pali e quindi la lunghezza complessiva della tenda.
Essa varia tra nove e sedici metri secondo che disponga di due o tre pali centrali. E’ alta circa due metri e larga dai quattro ai cinque.
Lo spazio all’interno è diviso trasversalmente in due zone da un pesante telo.
Una riservata è agli uomini: davanti vi è il focolare su cui si prepara il tè o il caffè. E’ la zona pubblica della casa del nomade, in cui si ricevono gli ospiti.
L’altra è riservata aIle donne: vi sono ammucchiati durante il giorno materassi e coperte, vestiti e provviste di cibo; vi sono ospitati gli utensili per la cucina e i telai portatili per la tessitura.
Tutti questi oggetti, come la struttura stessa della tenda, robusta e facilmente smontabile, obbediscono alla medesima regola del minimo mezzo.
Contrariamente alla gran parte delle città arabe, sviluppate in estensione ma con case basse, San’a presenta una edilizia residenziale sviluppata in altezza, con case che arrivano fino a nove piani, sempre monofamiliari.
L’organizzazione urbana pubblica verte sui mercati, le moschee e i bagni pubblici. Essi sono organizzati su schemi assai interessanti ma comuni a tutta la cultura islamica.
La grande attrattiva di San’a è data invece proprio dall’edilizia residenziale, per cui la città è famosa, a causa della straordinaria struttura e decorazione degli edifici.
