Riscoprire gli splendori del passato

    Veneziani accomunati dall’amore per il bello e per le tradizioni della loro città, Nicolò e Chiara Donà dalle Rose hanno dato vita a un atelier di creazioni tessili dipinte a mano secondo tecniche antiche, ispirate alle opere di arte bizantina e rinascimentale. Per far rivivere gli splendori del passato.

    Chiara Donà dalle Rose esamina uno dei tessuti dell’atelier Donatus, appena realizzati. I motivi decorativi sono dipinti a olio, con una miscela quasi alchemica ottenuta mescolando ossidi, pigmenti naturali e colle organiche.

    Le trame della Serenissima

    Una grande passione per l’arte, in particolare per i dipinti rinascimentali e bizantini. E, soprattutto, un grande amore per la storia della propria città, Venezia. E nata così, cinque anni fa, l’idea di Nicolò Dona dalle Rose, veneziano e proprietario di uno dei palazzi più antichi della città: riproporre, in chiave attuale, i decori dei raffinati tessuti in voga all’epoca d’oro della Serenissima, dipingendoli con pigmenti e pitture a olio sopra le stoffe. Come era in uso nei secoli passati. Una specie di omaggio alle proprie origini, se si considera che tra i viaggiatori che portavano a Venezia le preziose stoffe dall’Oriente e da Costantinopoli c’era nel 1090 un suo antenato, Johannes Donatus. Ed è proprio lui che oggi dà il nome all’azienda. Quei tessuti dunque affascinarono gli artisti dell’epoca, che li immortalarono nei loro dipinti. E proprio quelle tele hanno fornito lo spunto a Nicolò e a sua figlia Chiara per decorare, dipingendo e serigrafando a mano, tendaggi, tovaglie, cuscini e pannelli. Mentre il padre si occupa della ricerca storica e artistica dei motivi decorativi, scrutando ogni particolare interessante nei quadri, e scovando antichi tessuti nascosti in soffitte, sua figlia Chiara segue le varie fasi del lavoro, dalla realizzazione del tessuto fino alla stampa del decoro, scegliendo di volta in volta i pigmenti più adatti. «E’ importantissimo l’uso appropriato dei colori e delle miscele», dice Chiara. «Per esempio, lo zinco, che unito ai pigmenti dà un disegno molto materico non è adatto a decorare le tende di velo, mentre i colori più leggeri, sono perfetti. Tutto va calcolato in base alla pesantezza della stoffa. Importante è la solidità dei tessuti e dei nostri decori: resistono perfino in lavatrice a 40°». Il quartiere generale della Donatus è il palazzo avito di Venezia qui prendono vita sia i pannelli dipinti su commissione, sia le tappezzerie per rivestire interi saloni. I colori, scelti in base alla gamma cromatica in voga nel Cinquecento, sono realizzati nel laboratorio, con miscele quasi alchemiche di ossidi, pigmenti e colle organiche. Il risultato finale è una serie di tessuti dall’aspetto antico, che sembrano già con la patina del tempo. “Recentemente abbiamo messo a punto una tecnica per riportare anche sui rivestimenti murali i decori utilizzati sulle stoffe”, continua a raccontare Chiara. «Spesso, infatti, gli architetti ci chiedono di uniformare intere stanze, dalle tappezzerie alle pareti, riproducendo lo stesso motivo decorativo.

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    I decori sul bordo della tovaglia in puro lino sono stati stampati a mano: s’ispirano ai gioielli dell’imperatrice Theodora. II particolare processo di stampa a mano, con pigmenti naturali e diversi passaggi, ha l’effetto e la lucentezza della pittura a olio, lasciando anche una patina di finta antichità. I colori, scelti tra la gamma cromatica in uso nell’epoca bizantina e rinascimentale, sono identici a quelli dei quadri ai quali s’ispirano.

    Noi riproduciamo, ad esempio, uno stemma o un monogramma sui diversi materiali, un concetto estetico che era già in voga all’epoca delle ville palladiane». Come base di queste “trame veneziane” vengono utilizzati perlopiù dei veli in puro lino o dei “sergé”, tessuti metà lino e metà cotone, in voga nei primi del Novecento, adoperati anche dal mitico Fortuny. «Ma usiamo anche i velluti, le sete, i broccati, perfino la plastica e i filati di nylon: tutto è possibile», puntualizza Chiara. «Del resto, uno dei pregi della produzione artigianale sta proprio nel poter essere realizzata su misura, nei minimi dettagli». Chiara Donà dalle Rose è moglie dell’artista francese Eric Bathory che collabora alla realizzazione delle nuove collezioni. Eric, che nei prossimi mesi esporrà le sue opere in una galleria d’arte contemporanea di Londra, ha recentemente studiato il modo di trasporre alcuni decori miniati, quali antichi tatuaggi su pergamena e miniature di codici, ingrandendoli e proiettandoli sulle pareti così da ottenere delle tenue sfumature dei colori di base, ripresi puntualmente col pennello. «Un effetto molto suggestivo, che abbiamo sperimentato nei saloni di un castello in Belgio e di uno chalet in Svizzera.

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    Sono dettagli tratti dal cappello di un prelato veneziano, raffiguranti un’aquila imperiale: ingranditi opportunamente, sono diventati il motivo decorativo di queste tele.

    La collezione Donatus è divisa in due linee: i tessuti dipinti integralmente a mano, nel laboratorio artigianale di Palazzo Dona, e quelli realizzati in stamperia. «Con il metodo manuale dipingiamo pannelli di dimensioni limitate, mentre con il lavoro di stamperia realizziamo anche mille metri di tessuto, a costi ovviamente inferiori. Anche in stamperia, però, seguiamo personalmente tutte le fasi del ciclo, preparando i colori e impostando ogni stampa», puntualizza Chiara Donà dalle Rose. La Donatus collabora anche con un gruppo di giovani artisti che sperimentano sulla tela la loro arte, coordinati da Eric Bathory. “Questa linea si chiama Artery-arte al metro, perché si può ordinare un dipinto su stoffa nelle misure volute”.

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