Una casa nella Maremma

    Di fronte a Casale Marittimo, l’alta Maremma nel retroterra di Cecina, a “I Poggi” si trova la casa di Oliviero Toscani, il fotografo che con le sue immagini provocatorie ha cambiato le leggi della comunicazione, e non solo quella della moda. Superando i cipressi e gli ulivi che cir­condano la casa e salendo sulla collina, si vede a ovest il mare e, con l’aria tersa, anche l’isola d’Elba e la Corsica. Il vecchio casale, riproget­tato e ampliato negli Anni 80 dagli architetti mi­lanesi Piero, Milo e Anna Monti, rispecchia esattamente le esigenze dei padroni di casa. “La mia casa è una casa vera, una casa-casa”, spiega Toscani con irruenza. Qui, quando non e in giro per il mondo, il fotografo vive tutto l’an­no con la moglie norvegese Kirsti e i figli Rocco, Lola e Ali. “Ho sempre creduto che formare una famiglia sia possibile. Ma riconoscere di fronte ai figli i propri limiti spesso non è facile. L’unico sacrificio che si può fare nei loro confronti è cer­care di essere se stessi. E mandarli a studiare in giro per il mondo”. Non tutti in casa sono cer­ti che Oliviero sia sempre coerente con questi principi, ma forse lo amano proprio per questo. E poi c’è un grande senso del clan. In giro per il giardino c’è anche una famiglia di cani pastori, e un cane di razza africana. Arrivano ospiti, gli amici dei figli, i parenti. D’estate arrivano anche le lucciole, quelle citate da Pier Paolo Pasolini. La casa dei Poggi ha gli spazi giusti, la luce giu­sta ed è curata in tutti i particolari dalla padrona di casa, Kirsti, l’elegante e saggia amministratrice di tutta la famiglia. “Ha tutta la saggezza che io non posseggo”, dice Toscani, “lo sono un utopista, un vulcano. Lei è più tranquilla. Divi­diamo tutto, sappiamo tutto l’uno dell’altro. Per questo andiamo d’accordo. Non potrei vivere senza di lei”, confessa. Si può anche aggiunge­re che Kirsti ha una grande, affettuosa pazienza con tutti. La casa dei Toscani è accogliente, e tutto funziona. “È una casa solida, con i muri in pietra e i pilastri in mattoni. Ci sono le capriate e le travi di legno, come nelle vecchie chiese to­scane, o nei fienili”. Toscani ricorda che, insie­me con gli architetti Monti, decise di fare i tetti di legno, dato che la zona era considerata sismIca. E così ha caricato su una nave grandi travi di vecchio legno douglas, recuperate nel porto di San Francisco. Infissi, mobili, tutto nella casa è stato fatto a mano, artigianalmente, con il legno douglas. “Sono un uomo privilegiato, for­tunatissimo”, ammette. “E la mia casa ha poco a che fare con il gusto comune, in cui non mi ri­conosco. Per questo è un luogo dove amo vi­vere. un paradiso in terra”. Attivissimo e primo animatore della famosa fucina di creatività che era la “Fabrica” di Benetton, ora Toscani ha in programma, in collaborazione con la Regione Toscana e la Scuola Normale di Pisa, di aprire un centro di ricerca sulla comunicazione e la creatività. In questa nuova “bottega d’arte” che si chiamerà “La Sterpaia” e avrà la sede nel Parco di San Rossore, si farà fotografia, cine­ma, video architettura, e sarà aperta ai giovani.

    La famiglia di Oliviero Tosca­ni: la moglie norvegese Kirsti, il figlio Rocco, le figlie Lola e Ali. Vicino casa, sul dosso di Campigallo, Toscani ha un al­levamento di cavalli. Quarter- Horses e Appaloosa (quelli veloci dei Pellirosse) e pro­getta un grande anello per gli allenamenti. Nel podere le Mandrie, invece, alleva muc­che. Nei tre poderi sono stati piantati settemila ulivi e più di quindicimila piante. Nell’a­zienda si impegna e si allena con passione anche il figlio Rocco (23 anni), che frequen­ta l’Institut of Arts di Chicago. Lola (19 anni) studia a Parigi filosofia e comunicazione, Ali (16 anni) frequenta una scuo­la americana a Lugano.

    Il centro della casa è un grande patio, quasi una piazza che collega i vari ambienti, fra cui lo studio di Kirsti, la dispensa, la cucina e il porticato, come un piccolo borgo. Su una parete dello studio, una frase-pro­gramma di Pier Paolo Pasolini. “Dimentica subito i grandi suc­cessi e continua imperterrito, ostinato, eternamente contra­rio a pretendere, a identificarti con il diverso, a scandalizza­re”. Nella terrazza, che si apre sul panorama, panche, tavoli, sedie in teak dei giardini ingle­si (Ascherio Garden). Tutta la pavimentazione è in rustici quadroni di cotto fatti a mano.

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    Nella grande cucina-laboratorio, il locale più vissuto da tut­ta la famiglia, si carica e si consuma tutta l’energia pulita della casa. Non solo si va a ta­vola e si pranza con i prodotti dell’orto, del pollaio, della stalla, ma si parla, si comuni­cano progetti, avvenimenti. Le credenze e i grandi tavoli in le­gno biondo sono stati dise­gnati dagli architetti Monti e realizzati da artigiani toscani. Le lampade sono semplici bocce di serie, le sedie in massello di faggio sono quel­le degli Shakers, gli artigiani-filosofi americani. Il camino in mattoni a vista con grande cappa, le ghirlande della pa­drona di casa, i cesti dell’arti­gianato locale: tutti gli arredi sanno più di comunità di cam­pagna che di design.

    Al piano superiore: il guarda­roba stile sacrestia, con gran­di armadi disegnati dagli ar­chitetti Monti, le camere e il bagno padronale. Il tavolo del guardaroba è la copia di un ta­volo di Frank Lloyd Wright. Nella camera da letto, menso­le e cassettone progettati da­gli architetti Monti, e una affet­tuosa parete con i disegni in­corniciati dei figli piccoli. Sul cassettone, “I Dioscuri” e sui comodini “Tolomeo”, lampade disegnate da Michele De Lucchi per Artemide. Nel bagno, una lampada ricoperta dalla tela bianca ricamata dalla ma­dre di Toscani, come nelle fa­miglie borghesi. Sul ripiano del lavabo, una caraffa termi­ca dello svedese Ingo Knut.

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