Evoca i fasti degli accampamenti napoleonici il trompe-l’oeil della “stanza tenda” che Idarica Gazzoni, pittrice e decoratrice d’interni, ha dipinto nel salotto della sua casa milanese. A sottolineare l’ispirazione, un letto di ottone smontabile usato nei campi militari anglo-indiani, una poltrona rivestita con un tessuto “George Smith”, oggetti di famiglia e il tavolino coloniale pieghevole.
Il salotto è sotto una tenda da campo che evoca la grandeur napoleonica. Nella stanza per gli ospiti, invece, l’atmosfera è quella delle case greche del Dodecanneso. I piccoli bagni sono resi sfarzosi dal rosso pompeiano o diventano leggiadri grazie al traforo delicato di una bifora di pietra tailandese. Ma la casa conserva anche specchi e tele dell’Ottocento incorniciati d’oro, sari e argenti indiani, bergère vestite di disinvolti cotoni scozzesi, collezioni di vetri colorati, antiche gabbie per uccelli, sfere. Sono dettagli di un paesaggio domestico che non ha nulla di scontato e dove niente è protagonista assoluto, ma tutto convive nell’armonia creata dalle raffinate decorazioni murali dipinte dalla padrona di casa: Idarica Gazzoni, pittrice e decoratrice d’interni, da anni nota in Italia e all’estero per la singolare raffinatezza delle sue opere. Nel cuore più antico della città, dove sorgeva la Milano romana, la casa di Gazzoni ha un grande fascino, indubbiamente anche per via delle tracce che raccontano la sua storia, dall’’origine quattrocentesca all’ultima trasformazione di fine Ottocento. “Quando io e mio marito (il pubblicitario milanese Piero Prinetti Castelletti) l’abbiamo vista la prima volta”, racconta Gazzoni, che vive nel capoluogo lombardo da quindici anni, ma è nata e cresciuta a Bologna tra gli affreschi della casa di famiglia, “il palazzo era un mix variopinto di alloggi e attività artigianali come sono tutte le
case di ringhiera milanesi. Ci ha subito attratto l’idea di riportare quegli spazi, in cui convivevano gomito a gomito un loft ristrutturato, il laboratorio di orologeria e quello di un pellettiere, alla sua antica dignità di abitazione”. Così, mantenendo intatti i soffitti, sono stati ridisegnati tutti i volumi interni: ambienti, pavimenti di vecchio cotto lombardo mescolati a parquet dall’aria vissuta, porte ricostruite sul modello di quelle originali. Ma è soprattutto l’originalità dell’arredamento che imprime a tutto l’insieme il carattere di una personalissima e rassicurante “casa di famiglia”. Perfettamente in linea con l’idea che Idarica Gazzoni ha dell’abitare. “Le case devono nascere indietro nella vita. Qui, mobili e oggetti sono pezzi di famiglia miei e di mio marito, oppure acquisti d’impulso, regali o ricordi di viaggio. E il ruolo delle pareti decorate è proprio quello di costruire un involucro intorno alle cose che amo”. Formata professionalmente alla scuola di decorazione Van der Kelen di Bruxelles, in Belgio, dove ha appreso diverse tecniche di decorazione murale, autrice di trompe-l’oeil ispirati all’arte pompeiana, al Rinascimento e poi all’Eclettismo italiano di fine ‘800, Idarica Gazzoni ora sembra calamitata dall’Oriente perché, dice, “questo momento storico richiede una necessità di conoscere a fondo un mondo che sempre di più sta incrociando la sua cultura con la nostra”.

Particolari della camera da letto e dei bagni: accanto alla finestra, una collezione di vetri; il copriletto di lana greco sovrapposto a quello di velluto operato inglese e un cuscino di seta indiana di Mimma Gini; il bagno degli ospiti rivestito con carta da parati rosso pompeiano; il bagno padronale con abat-jour di tessuto decorato. Anche la biblioteca porta i segni del métissage. Sotto la volta verde-turchese del soffitto, dipinto ingigantendo il decoro di un sari indiano e accanto alle pareti azzurre profilate di bianco, Idarica Gazzoni ha sistemato una libreria bianca e ha rivestito i divani con tessuti a righe larghe e piccoli quadri scozzesi. Il tappeto orientale è accostato alle tende Suzani. Alle pareti, un busto di manichino ipercolorato e quadri d’epoca.

